LIBRI – M. Valle “Confini e conflitti. Uomini, imperi e sovranità nazionale”
LIBRI – M. Valle “Confini e conflitti. Uomini, imperi e sovranità nazionale” - GEOPOLITICA.info

Marco Valle, Confini e conflitti. Uomini, imperi e sovranità nazionale, Eclettica Edizioni, Firenze, 2014.

Confini e conflitti. Mai titolo fu più adeguato alle circostanze storiche in cui un libro ha visto la luce. Il 2014 ha dimostrato quanto profetiche furono le parole di Robert Kaplan quando, nel 2012, teorizzò la rivincita della geografia. L’anno appena trascorso si è rivelato, da un punto di vista geopolitico, un anno, per l’appunto, di “confini e conflitti”. Il mondo ha assistito, con divergenti gradi di attenzione e pathos, alla recrudescenza di diatribe mai davvero sopite, come quelle per la sovranità sul Mar Cinese Meridionale, che vedono opposti Cina, Giappone e altri Stati del sud-est asiatico o alla militarizzazione di scontri politico-diplomatici già conosciuti: si pensi alla guerra a bassa intensità che contrappone le diverse fazioni ucraine. Per tacere del califfato siro-iracheno che priva del sonno le cancellerie del Vicino Oriente e di buona parte d’Europa: indifferente a confini politici che non riconosce, l’Isis non riconosce neppure la nozione di Stato nazionale. Molti di questi avvenimenti, per quanto impredicibili nelle loro caratteristiche attuali, trovano predecessori riconoscibili nel libro di Marco Valle. Afghanistan, Iraq e Siria sono i teatri dove, oggi, si combattono conflitti asimmetrici che oppongono eserciti regolari a combattenti “partigiani” di schmittiana memoria, come ieri la Francia agli indipendentisti vietnamiti e algerini. Già allora, ricorda l’autore, a far la differenza erano i postulati della “controinsorgenza”, recentemente assurti a nuova gloria grazie al generale David Petraeus: analisi, informazione e capillarità quali uniche, possibili risposte davanti all’avanzata delle forze irregolari. L’emersione di un primo, embrionale pacifismo,  il riflusso dell’opinione pubblica sulle dinamiche interne ed qualche vagito di terzomondismo tradirono, negli anni ’50 e ’60, l’eroismo di soldati e volontari che impugnarono le armi anche a sconfitta ormai scontata.Uomini impegnati in conflitti di cui i loro compatrioti contemporanei faticherebbero a comprendere senso e finalità, ormai dimentichi dei fasti del passato e, per di più, digiuni di solide basi di storia patria.

Ma non è solo la “guerra ineguale” ad accomunare gli eventi storici narrati da Valle e l’attualità politica internazionale: la ragion di Stato, che spesso fa capolino nel testo, è e resterà uno dei più potenti fattori di dinamismo della storia. Con buona pace dei corifei della sua scomparsa, siano essi aderenti all’Isis o globalisti convinti. Gelido, come ebbe a definirlo Nietzsche, è lo Stato, e lucido, razionale il suo agire. Molti degli eroi che si affacciano dalle righe di Valle hanno trovato scarsa o nulla considerazione da parte dei posteri, per effetto della posizione di marginalità nella quale la classe politica li aveva relegati. Fu così per i legionari che difesero le residue, disperate ragioni della Francia coloniale (e della famosa quanto controversa missione civilizzatrice) nel clima malsano della foresta indocinese. Nessuno dei loro conterranei ritenne opportuno rammentarne le gesta e celebrarne la memoria, salvo un commilitone tedesco, che, investendo buona parte dei suoi risparmi, eresse una stele dove oggi anche i vietnamiti si recano in preghiera.

Ma ancora più significativo è il frequente richiamodell’autore alla storia d’Italia, con i lunghi ed interessanti ritratti di italiani che hanno illustrato il Paese con i loro meriti in campo politico, economico, artistico, professionale e militare. Una lezione per i tanti, troppi detrattori del nostro Paese, quegli italiani italofobi la cui idiosincrasia per la propria appartenenza nazionale è ormai divenuta la cifra del dibattito politico nostrano. Ed un monito ai contemporanei per la costruzione di un Paese più forte, rispettato e assertivo, che possa arginare non solo le pretese egemoniche dei suoi concorrenti nel Mediterraneo e nel resto del quadrante geografico, ma anche le ingerenze altrui negli affari interni.