Libia: Turchia al posto dell’Italia? In ballo 140 miliardi d’euro. Parla Michela Mercuri

La fine di Gheddafi è diventata un conflitto tra le tribù, le milizie e dentro l’Islam, che però è sempre rimasto una guerra di interessi geopolitici ed economici. L’esito non è stato l’avvento della democrazia (come molti profetizzarono all’inizio) ma è sintetizzato in un dato clamoroso: la Libia era al primo posto in Africa nell’indice Onu dello sviluppo umano, ora come stato non esiste nemmeno più.

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Ancora viva la memoria di quando il presidente francese Nicolas Sarkozy attaccò Gheddafi senza nemmeno avvisarci, a noi, che avevamo appena firmato accordi per 5 miliardi d’euro, a noi che avevamo con l’Eni costruito tutti gli impianti petroliferi ed energetici del paese. Perchè? Il funzionario Sidney Blumenthal rivelò che Gheddafi intendeva sostituire il Franco Cfa, utilizzato in 14 ex colonie, con un’altra moneta panafricana. Lo scopo era rendere l’Africa francese indipendente da Parigi: le ex colonie hanno il 65% delle riserve depositate a Parigi. Poi naturalmente c’era anche il petrolio della Cirenaica per la Total. Lo spiegò perfettamente anche il Sole 24 ore in numerosi articoli.

Lo scenario macroeconomico per l’ Italia

La vera guerra è interna, Haftar e Al- Serraj  hanno clienti diversi nella vendita del petrolio, export che fino al 2011 era in mano all’Eni tramite contratti  di cooperazione, in pieno stile Mattei, quindi avulso dal colonialismo assorbente francese o inglese.

La Libia detiene il 38% del petrolio africano e l’11% dei consumi d’Europa. Un greggio che fa gola a molti, ad oggi solo Eni estrae barili in Tripolitania, un monopolio che per  i turchi (e francesi…) deve finire. Non interessa sicuramente che l’ Italia abbia perso 5 miliardi di commesse a partire dal 2011. La Libia vale più o meno 140 miliardi d’euro nell’immediato e circa quattro volte e mezzo nel caso in cui più stati libici tornino ad esportare come prima della guerra. Questo l’asset previsto da inglesi e francesi. Uno stato confederale diviso in zone d’influenza o singoli stati indipendenti

Il punto geopolitico con la professoressa Michela Mercuri

Docente universitario, componente dell’Osservatorio sul Fondamentalismo religioso e sul terrorismo di matrice jihadista (O.F.T.). Analista di politica estera, consulente, autrice, editorialista e commentatrice per programmi TV e radio nazionali. Le sue attività si concentrano su Mediterraneo e Medio Oriente, analizzando l’impatto della storia sulle problematiche attuali. Ha firmato diverse pubblicazioni, tra cui il libro Incognita Libia – cronache di un paese sospeso (2017).

Si parla di 140 miliardi stimati come valore economico della Libia per l’Italia. Rischiamo di mandare tutto in fumo?

 Lo scenario è complesso. Siamo di fronte ad un cambio di passo : Al- Serraj si è accordato con Erdogan per impegnare truppe turche in loco. Il loco sarebbe la zona ovest, ovvero proprio dove l’Italia ha proprie installazioni con Eni. Nell’accordo anche concessioni per l’esplorazione (quindi altro smacco ad Eni) e soprattutto una politica mediterranea volta ad escludere Cipro e concentrare in Libia la nuova politica “ottomana” della Turchia. Di fatto in Libia l’Impero Ottomano laciò campo all’Italia nel 1912 e giusto cento anni dopo…

Essere neutrali non ci ha portato bene. Sarebbe il caso di prendere posizione e mandarci i militari?

In questo momento in Libia decide chi ha i militari sul campo. Quindi in questo momento Russia e Turchia. Noi abbiamo un contingente (missione Ippocrate) a Misurata, ma per le regole d’ingaggio questi militari hanno spazio limitato. Si potrebbe utilizzare queste forze (magari in un contesto internazionale) per contrapporsi alle milizie di Al- Serraj, andando quindi a supportare Haftar. Difficile però in questo momento, soprattutto per l’ Italia.

Russia e Turchia possono prendere il nostro posto nonostante le rassicurazioni di Di Maio?

Il problema è che proprio la Turchia ha preso il nostro posto. Di Maio ha trovato un Al Serraj “tiepido”. Del resto, il libico ha bisogno di soldi ed armi e stringe accordi con chi garantisce quest’appoggio. L’ Italia ha perso molto terreno ed il rischio di scivolare fuori dallo scenario futuro è concreto.

Eni potrebbe co-partecipare ad una missione militare di stabilizzazione?

Eni lavora in Libia da tantissimi anni, ha una propria diplomazia e ha stretto contatti (e contratti) con i locali. Escludo possa partecipare ad azioni militari, non è proprio nella politica della compagnia.

Con l’eventuale vittoria di Putin ed Erdogan per noi sarà finita?

Con la Turchia a Tripoli noi abbiamo aperto un canale con Haftar e quindi con Putin. Ovviamente il paradigma cambia e per noi ci sarebbe solo un ruolo da gregari, Haftar ha alleati potenti come Francia, Russia e Stati del  Golfo.