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Pechino torna ad attaccare la libertà di stampa ad Hong Kong

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Stand News è la più recente vittima della Legge sulla Sicurezza Nazionale che Pechino utilizza per legittimare gli attacchi alla libertà di stampa. Gli avvenimenti del 29 dicembre 2021 rappresentano l’inevitabile destino appartenente ai giornali indipendenti di Hong Kong; destino inaugurato dall’eclatante caso di Apple Daily.

La mattina del 29 dicembre 2021, sei giornalisti ed editori del sito di informazione Stand News sono stati arrestati dalle forze di polizia della squadra speciale per la “Sicurezza Nazionale” ad Hong Kong. Sono stati portati via in manette dalle proprie case l’ex caporedattore Chung Pui-kuen e l’attuale caporedattore ad interim Lam Shiu-tung. Le stesse sorti sono state riservate a quattro ex membri del comitato editoriale, che abbandonarono Stand News il mese scorso: Margaret Ng Ngoi-yee, Denise Ho Wan-si, Chow Tat-chi e Christine Fang Meng-sang. Ronson Chan Ron-sing, vicedirettore di Stand News e presidente dell’Associazione dei giornalisti di Hong Kong, non è attualmente in stato d’arresto, essendo stato prelevato da casa sua per essere sottoposto a interrogatorio. Sono stati inoltre congelati circa 7 milioni e 500.000 euro, come confermato da Amnesty International. Quest’ultima ha già prontamente richiesto la scarcerazione degli operatori dell’informazione arrestati. 

Per legittimare questa nuova stretta alla libertà di stampa, gli arrestati sono stati descritti da Steve Li Kwai-wah, sovrintendente senior del dipartimento di Sicurezza Nazionale della polizia di Hong Kong, come “mele marce” che agiscono ultra vires, abusando del loro ruolo all’interno dei media. Tuttavia, l’accusa ufficiale è “cospirazione volta a stampare o distribuire pubblicazioni sediziose, in violazione delle sezioni 9 e 10 dell’Ordinanza sui crimini” della legge liberticida ed assai contestata sulla Sicurezza Nazionale. 

La Legge sulla Sicurezza Nazionale venne approvata da Pechino nel giugno del 2020, come risposta alle proteste pro-democrazia durante il 2019 ad Hong Kong. Da subito il vero scopo di questa legge venne a galla, essendo evidente che Pechino la stesse usando come strumento volto a limitare, anzi azzerare, la libertà di stampa. Come prova eclatante di ciò basti pensare all’arresto di Jimmy Lai il 10 agosto 2020, solo qualche mese dopo l’entrata in vigore della legge.

Jimmy Lai era il proprietario di uno dei giornali più letti ad Hong Kong, l’Apple Daily. Lai era anche uno dei punti chiave delle proteste pro-democrazia. Riteneva, come molti altri attivisti pro-democrazia, che la Legge sulla Sicurezza Nazionale fosse “la fine di Hong Kong”. Lai è ritenuto responsabile di una trentina di articoli pubblicati su Apple Daily in cui si esorta la comunità internazionale e i singoli stati a imporre sanzioni contro Hong Kong. In diverse interviste e pubblicazioni, Lai aveva rivelato di essere consapevole che prima o poi sarebbe finito in prigione a causa di ciò che scriveva e dei suoi ideali democratici. Riconosceva le esplicite intimidazioni mosse da Pechino verso di lui da tempo. 

È evidente, come affermato dal Partito democratico di Hong Kong, che Pechino volesse provocare un effetto deterrente all’interno dell’editoria. Infatti, dopo l’arresto di Jimmy Lai e la chiusura del suo giornale, Stand News attuò una vera e propria autocensura per paura di andare incontro allo stesso destino di Apple Daily. Stand News rimosse i commenti sul suo sito, sospese gli abbonamenti, e recentemente aveva perfino interrotto le donazioni. Questi sforzi si sono rivelati inutili nel prevenire un inevitabile destino, racchiuso negli avvenimenti della mattina del 29 dicembre 2021.

Con la chiusura di Apple Daily, Stand News rimaneva l’unica fonte di notizie significativa in lingua cinese, indipendente e pro-democrazia ad Hong Kong. Gli arresti del 29 dicembre rappresentano un chiaro messaggio da Pechino, volto a proclamare una volta per tutte il suo controllo monopolistico sulla stampa, nonostante la Legge Fondamentale di Hong Kong ancora garantisca libertà in questo campo. 

Il principio ‘un paese, due sistemi’ che avrebbe dovuto regolare i rapporti tra Pechino ed Hong Kong, va sgretolandosi man mano che l’applicazione della Legge sulla Sicurezza Nazionale prende forme sempre più stringenti. La legge consente infatti alla Cina di agire pressoché indisturbata su Hong Kong, imponendo tra le altre cose il carcere a vita per sedizione. Sembra essere dunque questo l’inevitabile destino alla quale vanno incontro gli operatori dell’informazione arrestati ad Hong Kong negli ultimi anni. A provarlo è il caso di Zhang Zhan, blogger che nei primi mesi della pandemia documentò la disorganizzazione e le responsabilità del governo a Wuhan. Venne arrestata, ed è tuttora in carcere, in fin di vita. 

I ripetuti attacchi alla libertà di stampa subiti dai giornalisti di Hong Kong hanno ricevuto un’importante risonanza all’interno del contesto internazionale. Tuttavia, niente sembra fermare i piani di Pechino, incline come non mai ad un utilizzo il più opprimente possibile della Legge sulla Sicurezza Nazionale.

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