Il liberale José Martí

La storia, così come viene riletta e reinterpretata soprattutto da chi ha la possibilità di riscriverla, a volte può essere stravolta. E tale stravolgimento coinvolge necessariamente anche i personaggi che ne hanno fatto parte, tanto che, a distanza di tempo, soprattutto se non ci si basa sugli opportuni approfondimenti, si rischia seriamente di considerare quella persona, evento e fatto in maniera non corretta.

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Può essere questo il caso di José Martí, celebre patriota cubano, liberale tra i più importanti della storia dell’America Latina. E’, quindi, utile ricordarne la straordinaria figura e, per amore di verità e rispetto della storia, avvertire il lettore di non lasciarsi trarre in inganno dal fatto che per la Cuba socialista di Fidel Castro egli sia un modello costantemente osannato, ancor più del Lider màximo stesso, di Ernesto Che Guevara e di Camilo Cienfuegos.

Di certo non si può negare che il “Padre della Patria” Martí, punto di riferimento fondamentale per generazioni di cubani, sia stato d’ispirazione per la Rivoluzione cubana nel 1953. E’ lo stesso Castro a chiarire, in un discorso pronunciato nel 2003 alla Conferenza internazionale “Per l’equilibrio del mondo”, cosa Martí rappresenti per lui, i suoi uomini e la popolazione della “regina dei Caraibi”: “Quelli che ripresero il 26 luglio 1953 la lotta per l’indipendenza, iniziata il 10 ottobre 1868 proprio quando si compivano cento anni dalla nascita di Martí, da lui avevano ricevuto, soprattutto, i principi etici senza i quali non si può neppure concepire una rivoluzione. Da lui abbiamo ricevuto allo stesso modo il suo patriottismo ispiratore e un concetto così alto dell’onore e della dignità umana come nessuno al mondo ce lo avrebbe potuto insegnare”.

Dunque, l’ispirazione per los Barbudos riguarda i nobilissimi valori del patriottismo, dell’onore e della dignità. Sorge qualche dubbio, invece, sul fatto che Martí abbia in qualche modo influenzato ideologicamente la politica e l’economia socialista dell’isola, considerato che egli fu indiscutibilmente un autentico liberale. “Liberale idealista” lo ha definito Loris Zanatta nel suo “Storia dell’America Latina contemporanea”. Ammiratore del pensiero di Karl Krause, che tanto ha influito sugli ambienti liberali dell’America Latina, Martí fu prolifico scrittore, vivace giornalista e sensibile poeta (la famosa canzone popolare latina “Guantanamera” è stata composta sui suoi versi)

Di origini spagnole, José nacque a L’Avana nel 1853, quando Cuba era colonia iberica. Precoce nelle sue qualità, fin da giovane palesò il suo fervente nazionalismo, tanto da essere arrestato in quanto nemico dell’ordine imposto dalla Spagna, a soli 16 anni, e condannato a 6 anni di reclusione e di lavori forzati, poi commutati in esilio. Scarcerato, iniziò un lungo periodo di peregrinazione. Dapprima si trasferì in Spagna, la terra delle sue origini e la fonte dei suoi turbamenti patriottici, frequentò Madrid e l’ambiente universitario di Saragozza, dove studiò legge, letteratura e filosofia. Da lì si mosse verso Parigi e quindi, dopo alcune tappe in Messico, Guatemala e Venezuela, visse a New York, dove divenne il punto di riferimento degli esuli cubani e giornalista molto apprezzato. Fondò il Partito Rivoluzionario Cubano, con l’intento di liberare Cuba dalla Spagna e, allo stesso tempo, di evitare di far finire la propria amata isola sotto l’egida degli USA. Martí intuì, infatti, che l’attenzione statunitense non dipendeva solo dalla simpatia dell’opinione pubblica per la causa cubana.

L’11 aprile del 1895 sbarcò a Cuba insieme a un reparto di ribelli, guidati insieme ai leader rivoluzionari Antonio Maceo e Maximo Gomez, scatenando la “seconda guerra d’indipendenza”. Assunse la carica di presidente provvisorio della Repubblica proclamata dagli indipendentisti, ma venne ucciso dagli spagnoli il 19 maggio dello stesso anno, durante la battaglia di Dos Rios, a soli 42 anni. La guerra proseguì e si concluse nel 1898, grazie all’intervento degli Stati Uniti che, come previsto nell’armistizio firmato con la Spagna, assunse il ruolo di “protettore” dell’isola di Cuba. Cosa che Martí non avrebbe sicuramente gradito.

Come un secolo prima di lui “El Libertador” Simon Bolivar, altro grande patriota di ispirazione liberale, Josè sognava non solo l’indipendenza di Cuba, ma la nascita di una comune casa latino-americana, abitata pacificamente da uomini liberi, di qualunque ceto sociale e origine fossero (indigena, europea o africana). Come l’italiano Piero Gobetti, Martí credeva che solo il pieno coinvolgimento della popolazione avrebbe portato all’ottenimento dell’agognato sogno. Nessun progetto elitario, dunque, ma un’autentica “Rivoluzione liberale”.

E’ vero, come ha scritto Maurizio Stefanini nel suo “Cinque percorsi di liberalismo terzomondista”, che non si può dire con certezza “dove sarebbe andato a parare Martí se fosse vissuto” più a lungo. “D’altra parte Martí parla sì dell’esigenza di inventare soluzioni nuove, ma non è che poi abbia avuto il tempo queste soluzioni nuove di definirle concretamente, e meno ancora di metterle in pratica.” Sicura è, invece, la convinzione, per il cubano, della necessità di tutelare e promuovere le libertà individuali, credendo fermamente nella libertà di coscienza, così come ispiratogli dall’amato krausismo. Intriso di umanesimo, per Martí non era ammissibile costringere l’individuo in catene, utili solo a impedirne il necessario processo di liberazione dall’ignoranza e dalla barbarie; liberazione che rappresenta il passaggio necessario per giungere alla piena comprensione della natura e per divenire creatori del proprio futuro. Basti questa frase per comprendere il suo ideale: “La conoscenza di differenti letterature è il modo migliore per liberare se stessi dalla tirannia di una di quelle.

In conclusione, sebbene non siano da biasimare molti ambienti liberali che cedono alla tentazione di rivendicare l’esclusività del pensiero e dell’azione di Martí, appare indubbio chiarire egli non appartiene sicuramente al pensiero socialista.  Eppure, comprendendo l’inevitabile ammirazione che egli ancora oggi suscita sia a sinistra che a destra, sarebbe un errore trascurarne la grande importanza e l’influenza nella storia non solo di Cuba, ma dell’intera America latina. Josè Martí andrebbe infatti studiato, approfondito, analizzato; questa volta, però, nel rispetto dei fatti realmente accaduti e del pensiero di questo grande liberale cubano.

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