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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaLibano: sopravvivere alla crisi energetica con nuove scelte sostenibili

Libano: sopravvivere alla crisi energetica con nuove scelte sostenibili

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L’aggravarsi della crisi energetica in Libano sta aumentando la necessità di trovare soluzioni sostenibili soprattutto per la carenza di carburanti e l’inaffidabilità dei generatori, indispensabili per la popolazione libanese. Vi è una corsa ai pannelli solari nelle case, nelle scuole e negli ospedali, con prezzi relativamente accessibili rispetto ad altre fonti, ma soprattutto sostenibili e con un elevato potenziale occupazionale. I punti critici riguardano le carenze dei sistemi di monitoraggio e ai problemi di fondo legati alla crisi energetica come la corruzione e l’incapacità statale nella gestione del denaro, anch’essa peggiorata con la crisi finanziaria. Il Libano può superare da solo una crisi energetica?

La crisi energetica è un’emergenza radicata

La situazione energetico-ambientale in Libano può essere definita come un’emergenza radicata nel Paese, si parla di: cementificazione, deforestazione, discariche e cave abusive, contaminazione delle fonti idriche, inquinamento di diversa natura e, non ultimo, decenni di conflitto che hanno compromesso la qualità ambientale del Paese dei Cedri. Alla situazione già critica si sono aggiunti i problemi sorti con l’afflusso di più di 1,5 milioni di rifugiati provenienti dalla Siria e di tutti i profughi presenti sul territorio. Il repentino aumento della densità della popolazione ha avuto impatti pesanti sull’ecosistema libanese già sofferente a causa degli avvenimenti degli ultimi anni. Secondo stime del Ministero dell’Ambiente libanese tra le conseguenze di questo repentino aumento della popolazione vanno considerati gli impatti relativi alla domanda di acqua potabile, alla produzione di acque reflue, alla presenza di rifiuti solidi urbani, all’inquinamento dell’aria e alla necessità di maggior energia. In particolare, è interessante il problema dei rifiuti che in Libano ha toccato il suo apice con la crisi del 2015, quando le strade di Beirut si sono riempite di tonnellate di spazzatura. È un problema di tipo endemico e non riguarda solamente la sfera ambientale, va a compromettere la salute pubblica della popolazione e ad incidere sulle istituzioni ospedaliere in continua carenza di risorse, comprese quelle energetiche. La crisi dei rifiuti del 2015 ha avuto forti ripercussioni su tutto il suolo libanese, ad esempio un recente studio dell’Istituto Libanese di Ricerca Agraria (LARI) datato 2018, ha rilevato che la gran parte delle acque analizzate in Libano risultano in varia misura contaminate. Il governo libanese è anch’esso travagliato da una crisi interna e caratterizzato da una grande fragilità, per questo è alla ricerca di accordi e sostegni da parte dalle organizzazioni internazionali e dalle comunità limitrofe. La crisi economica è spesso segnata da frequenti tagli all’elettricità e dalla costante carenza di carburante, indispensabile per alimentare i diversi generatori che ancora funzionano per mezzo del carburante. Molteplici ospedali e scuole utilizzano queste tipologie di generatori e questo prospetta una situazione sempre più grave per la popolazione, l’energia risulta essere una risorsa essenziale. Il governo libanese attualmente afferma la necessità di aiuti da parte degli Stati Arabi: Egitto, Giordania e Siria hanno concordato lo scorso settembre di esportare gas egiziano in Libano. Nella veste di moderatori, gli Stati Uniti hanno approvato il piano, ma il gas deve ancora arrivare.

Lo scorso anno l’organizzazione islamista sciita libanese Hezbollah è riuscita a importare con successo carburante iraniano e sono in atto degli accordi per il carburante con l’Egitto. A tal merito, il 26 gennaio 2022 è stato annunciato un nuovo accordo elettrico con Siria e Giordania. Il Ministro libanese dell’Acqua e dell’Energia Walid Fayad ha firmato l’accordo con i suoi omologhi siriani e giordani, Ghassan al-Zamel e Saleh al-Kharabsheh. L’accordo prevede l’invio di 250 megawatt di elettricità dalla Giordania e dalla Siria al Libano, ma la disposizione precisa della divisione delle risorse non è ancora stata finalizzata. Le parole di Fayad non lasciamo dubbi sulla sua posizione: è positivo circa l’accordo, ma ancora in attesa del finanziamento della Banca Mondiale, in un momento in cui la BM ha pubblicato un rapporto che incolpa i leader del Paese della crisi economica libanese.

Ancora una volta è fondamentale l’intervento americano: gli Stati Uniti alleviano le preoccupazioni del Libano sulle sanzioni per l’accordo energetico prevedendo un trasporto del gas naturale egiziano tramite l’Arab Gas Pipeline, un gasdotto transnazionale che si estende dall’Egitto al Libano attraverso la Giordania e la Siria. Il mese scorso, il Ministro egiziano del petrolio e delle risorse minerarie, Tarek El, si è mostrato titubante circa l’intervento, la ragione risiede nell’attesa di rassicurazioni da Washington che il suo coinvolgimento nell’accordo energetico non avrebbe violato le sanzioni.

La rincorsa all’energia solare: un esempio di scelta sostenibile

In un contesto nel quale la crisi energetica si aggrava e si conferma l’incapacità dello Stato di trovare soluzioni per garantire l’energia elettrica, il popolo libanese ha intrapreso l’iniziativa di affidarsi all’elettricità solare. In particolare, in seguito all’aumento degli abbonamenti dei generatori privati e l’insufficienza dell’elettricità statale.

Il Libano è geograficamente tra i primi 30 paesi con il più alto potenziale di energia solare media, si stimano 300 giorni di sole all’anno dovute alla posizione sul mediterraneo. Al tempo stesso in diversi paesi le tecnologie energetiche come i pannelli solari sono state promosse per la loro sostenibilità e in vista di azioni rispettose dell’ambiente, in Libano la loro popolarità è emersa solo quando la crisi dell’elettricità ha portato la popolazione a cercare soluzioni differenti. Le lanterne e le candele a olio di cherosene sono diventate molto comuni, riportando le persone ai metodi tradizionali di illuminazione. L’assenza del Wi-Fi in diverse zone per periodi prolungati del giorno ha portato ad una forte emigrazione verso i paesi vicini, quali: Grecia, Cipro e Turchia.

La richiesta di impianti fotovoltaici è aumentata in seguito all’incremento dei tassi di successo dati proprio dalle installazioni di questi impianti, sia in città che nei villaggi. Il mercato dei fornitori e degli installatori di pannelli solari è divenuto ben presto saturo, sopraffatto dalle richieste di installazioni e dalla necessità di importazioni, alcuni negozi di alimentari sono arrivati anch’essi a venderne proprio a causa dell’elevata domanda.

Sebbene molte famiglie abbiano già installato o stiano cercando di installare pannelli solari, il prezzo di questi rimane un problema per la maggior parte della popolazione e l’aumento generale dei prezzi ha già portato a forti pressioni economiche. Nel complesso la richiesta economica rimane un problema limitato rispetto alla necessità di nuove fonti sostenibili. In aggiunta ne può derivare un elevato potenziale occupazionale: si parla di più di 15 mila persone impiegate nel settore dell’energia solare e si auspica un progressivo aumento. L’aspetto più critico circa la rincorsa alle strategie sostenibili riguarda la carenza dei sistemi di monitoraggio, senza contare il nodo di fondo legato alla corruzione diffusa e alla mancanza di una solida capacità gestionale del denaro, anch’essa peggiorata con la crisi finanziaria.

Il Ministro dell’Ambiente libanese Nasser Yassin ha espresso frequentemente la necessità e l’urgenza di pensare in modo sostenibile, riferendosi principalmente alla necessità di abbandonare l’utilizzo dei carburanti per alimentare i generatori, proponendo l’utilizzo di altre opzioni come l’utilizzo dei pannelli solari. Yassin guarda alla Turchia come modello guida per l’utilizzo migliore delle risorse di Beirut. Il Ministro libanese ha messo in luce la necessità per il Libano di dirigersi verso la creazione di una “economia verde”. Rimane forte la necessità di fare riferimento a paesi come Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE), oltre alla Turchia. Al momento, gli aiuti esterni non sono significativi, per circa il 95% il Libano continua a fare affidamento su fonti tradizionali per produrre energia.

La necessità di instaurare partenariati e i nuovi obiettivi per il 2030

Sorge dunque la necessità di razionalizzare l’energia a disposizione e di comprendere come attivare nuove strategie sostenibili. A tal proposito, L’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili, in collaborazione con il Ministero libanese dell’Energia e dell’Acqua e con il Centro Energetico Libanese, ha condotto uno studio volto a comprendere nuove metodologie per razionalizzare l’energia a disposizione, definire politiche regolamentari e finanziarie e determinare ciò che ostacola il percorso di transizione energetica. In base a tale studio, il Libano potrebbe produrre il 30% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, ma per farlo è necessaria un’accelerazione dei piani e delle politiche attualmente applicate pari quasi al doppio dello sforzo attuale. L’Agenzia ha pubblicato un rapporto nel quale raccomanda una serie di azioni da intraprendere, tra cui l’attuazione di regolamenti più stabili e integrati per la diffusione delle energie alternative, l’adozione di nuove misure per “piccole applicazioni” e l’integrazione degli obiettivi nazionali con obiettivi di energia rinnovabile specifici per le tecnologie. Inoltre, il Libano dovrebbe riformare il quadro di mercato attuale per favorire maggiori investimenti, migliorare e condurre valutazioni sulla rete locale, garantire la disponibilità di finanziamenti e rafforzare il ruolo del settore privato. Così come dichiarato il 26 settembre in occasione del Dialogo di alto livello sull’Energia, il Libano mira a produrre il 30% di energia derivata da fonti rinnovabili entro il 2030 e aggiunge l’obiettivo di sviluppare progetti relativi ad energia solare ed eolica in grado di produrre oltre 4000 megawatt di elettricità. Ad ogni modo, è necessario instaurare partenariati all’interno del Paese, tra i settori pubblici e privati interni, così come con alleati nel resto del mondo. Il 7 luglio 2016 l’Italia ha preso parte a questo processo direzionato alla sostenibilità in concomitanza della firma dell’Accordo Tecnico di cooperazione sostenibile da parte del Ministero italiano dell’Ambiente e del Centro libanese per il Risparmio Energetico (LCEC). L’oggetto principale di tale accordo risiedeva nel rafforzare le relazioni bilaterali tra Italia e Libano nel campo dello sviluppo sostenibile e del contrasto al cambiamento climatico. Il 27 settembre 2019 il Centro Libanese per la Conservazione dell’Energia ha proposto una richiesta di offerta rivolta ad aziende nazionali e internazionali per uno studio di fattibilità per l’utilizzo della tecnologia solare: il territorio interessato è quello di Hermel, situato a nord del Paese. Questo studio è un primo passo per la diffusione di questa nuova tecnologia all’interno del Paese e potrebbe divenire parte integrante del nuovo Piano d’azione nazionale per l’energia rinnovabile per il Libano previsto per il periodo 2021-2025.

Tra il 2025 e il 2030 in Libano si auspica il raggiungimento di molti traguardi di sostenibilità, ma non sono gli unici obiettivi da raggiungere all’interno di un Paese che continua a scontrarsi con molteplici crisi che si intersecano. Il Libano non può superare da solo la crisi energetica, ma può avvalersi delle peculiarità territoriali e di numerosi strumenti che gli permettano di combatterla e sfruttare i partner presenti sul territorio per imparare ad utilizzare nel modo migliore i suddetti strumenti. Il rischio più elevato lo corre la popolazione nelle proprie case per la pesante carenza di energia. Tutti necessitano di maggior rifornimento energetico e di nuove scelte.

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