L’Europa tra Trump e Biden

Secondo una vulgata popolare che circola da qualche ora all’interno del circuito giornalistico e mediatico, il prossimo arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca rappresenterebbe la rinascita del rapporto tra Unione Europea e Stati Uniti. 

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La convinzione di autorevoli esponenti delle istituzioni a Bruxelles (il Commissario Europeo Gentiloni, in primis, ha accolto la vittoria del candidato dem con un singolare “mi abbraccio da solo”) la caduta di Trump equivale ad una imminente ripresa europea.

Tuttavia questa considerazione ricorda il liceale impreparato che, davanti ad un compito in classe, spera nella bontà del
suo vicino più studioso. 
A parte il fatto che la preparazione e la bontà di Biden sarà tutta da dimostrare, non si comprende per quale motivo Washington dovrebbe adottare politiche in grado di risollevare l’Europa che oramai da più di dieci anni pare navigare a vista. Ma proviamo a fare un po’ d’ordine ragionando sia sotto l’aspetto economico che quello politico.

L’America di Trump ha rafforzato la propria economia nel nome di “American First”. Sin dall’inizio del suo mandato il Presidente (uscente) degli USA ha denunciato al mondo intero il problema “Cina” e la sua concorrenza sleale prossima oramai a mettere in difficoltà buona parte delle economie occidentali. Europee comprese. Secondo Trump era necessario promuovere un sistema commerciale meno interdipendente specie dal gigante asiatico.

Infatti, contrariamente alle leggende metropolitane, gli USA hanno aumentato l’import dall’Italia rendendo il nostro paese più ricco; secondo i dati del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) siamo passati da 37 miliardi di euro di vendite nel 2016 (pari al 8,8% del totale) a 42 miliardi di Euro nel 2018 (pari al 9,1%). Sempre secondo il MISE il 2019, i dati sono ancora incompleti, e’ stato chiuso con un ulteriore crescita toccando il 9,4% di tutto il nostro export. C’è sempre da ricordare che l’Eldorado cinese rappresenta nel 2019 il 2,7% del totale mentre nel 2017 era il 3,0%. 

E’ innegabile quindi che l’Italia, e molti altri paesi europei, durante la presidenza Trump hanno arricchito la propria economia grazie ad una politica di importazioni voluta da Washington che ha sfavorito la Cina ma che ha favorito alcune nazioni manifatturiere del vecchio continente. Farà lo stesso Biden? Questo è ancora tutto da vedere.

Passiamo ora all’aspetto politico. Donald Trump ha assunto una politica estera molto pragmatica che di fatto lo ha portato ad allontanarsi dal Mediterraneo, a favorire un avvicinamento tra Israele e paesi arabi sunniti ma, indiscutibilmente, a irrigidire i rapporti con l’Europa. Secondo Trump il soggetto principale di ogni processo politico deve essere lo Stato stesso e non l’organismo sovranazionale che lo rappresenta (ad esempio l’UE) dove la speranza, spesso effimera, è che ognuno possa uscire rafforzato da ogni singolo processo. 

Per questo Trump ha favorito sempre i contatti bilaterali nei suoi 4 anni di presidenza costruendo rapporti intensi con leader Europei come Boris Johnson e lo stesso premier italiano Conte. Contestualmente ha avuto la forza di denunciare lo squilibrio tra Washington e Bruxelles sul tema della difesa dove l’Europa da sempre ricorre all’ombrello della NATO finanziato in modo preponderante dagli USA senza essere mai stata in grado, in più di 70 anni, di trovare un progetto alternativo.

Da qui infatti nasce il cortocircuito culturale secondo cui Trump era nemico dell’Europa; il vero problema Europeo è l’Europa stessa con la sua politica miope ed incapace. Basta infatti ricordare, a chi crede che Biden sia la panacea di tutti i mali, che il referendum per la Brexit si è svolto nel giugno del 2016 quando l’inquilino di Washington era un certo Obama vincitore del premio Nobel per la Pace nel 2009 e artefice, due anni dopo, del disastroso intervento militare in Libia di cui ancora oggi l’Europa paga le conseguenze. 

Così come va ricordato che i movimenti “antieuropei” o “No Euro” arrivano sul panorama politico continentale a metà del primo decennio del 2000 quando Trump era ancora per tutti il simpatico immobiliarista del cameo in “Mamma ho perso l’aereo”. 


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Sarebbe il caso quindi, che tutti coloro che oggi esultano per la vittoria di Biden con la speranza che egli possa risolvere anche i nostri problemi, si ricordino di ciò che diceva il politico e letterato romano Appio Claudio: “ognuno è artefice di sé stesso”. L’Europa pare esserselo dimenticato.

Giangiacomo Calovini,
Geopolitica.info