L’Europa e la nuova sfida dei vaccini

Siamo quasi giunti alla conclusione del primo trimestre di vaccinazioni in Europa ma, per ora, lo schema annunciato dai vertici della Commissione alla fine dello scorso anno sembra non funzionare. Era il 27 Dicembre quando si è dato il via alla campagna di vaccinazione nell’Unione a seguito dell’approvazione dell’European Medicines Agency (EMA) alla somministrazione di massa. Tre mesi dopo, l’Unione Europea non può dirsi soddisfatta dei risultati e nel pieno della terza ondata, con alle spalle più di 100 mila vittime in un anno solo in Italia, le cose paiono non migliorare.

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Gli Stati membri dell’UE hanno ad oggi somministrato ai propri cittadini un totale di quasi 45 milioni di dosi, di gran lunga inferiori a quelle somministrate dagli Stati Uniti e dalla Cina, rispettivamente a 98 milioni e 52 milioni di dosi. A Washington hanno inoltre appena approvato un piano per l’emergenza sanitaria da 1.900 miliardi di dollari ed il Presidente Biden ha raddoppiato l’ordine di acquisto del vaccino prodotto da Johonson & Johonson, arrivando così a 200 milioni di dosi. Inoltre, lo stesso Biden ha annunciato nel suo primo discorso alla Nazione che il 4 luglio ci sarà la possibilità, per i vaccinati, di riunirsi “celebrando non solo il giorno dell’Indipendenza ma anche l’indipendenza dal virus”. 

Per quanto riguarda la Cina, il Governo di Pechino ha stabilito che gran parte dei vaccini prodotti possono essere esportati per concretizzare la loro diplomazia sanitaria iniziata lo scorso anno con la distribuzione delle mascherine oltre confine. Più che l’Europa questa volta l’obiettivo di Xi Jinping pare essere l’Africa che, oramai da qualche anno, è terra di conquista da parte del gigante asiatico.

Non passa inosservata poi anche la Gran Bretagna, capace di somministrare circa 25 milioni di dosi, il quintuplo rispetto all’Italia ferma a meno di 5 milioni. Inoltre il primo ministro Boris Johnson nei giorni scorsi ha presentato un piano di riapertura estremamente dettagliato, promettendo di fatto una riapertura totale delle attività del Paese da fine giugno. Un indiscutibile successo per un leader estremamente criticato per la sua oggettiva inadeguatezza iniziale, ma capace di dare le concrete risposte che il popolo britannico chiedeva.

L’Europa purtroppo pare invece non essere in grado di poter competere con questi numeri e le cause di un tale insuccesso sono molteplici. In primo luogo la Commissione si è dimostrata chiaramente parte debole nella contrattazione con le Big Pharma ancora oggi inadempienti nel rispettare le date fissate nei contratti. In secondo luogo Ursula von der Leyen, fortemente criticata in molti Stati tra cui la Germania, non riesce a dare le risposte che i Paesi membri chiedono ed anzi ha dovuto incassare la decisione di alcuni governi dell’UE di stipulare contratti con Mosca per lo Sputink.

Infine, negli ultimi giorni, Bruxelles ha dovuto affrontare la grana legata al ritiro del vaccino AstraZeneca che in queste ore sta interessando anche l’Italia e la Germania. E’ stata la Danimarca la prima ad adottare questo provvedimento che, giusto ricordarlo, è ad oggi solo un’estrema precauzione poiché non c’è alcun dato scientifico che dimostri la pericolosità del vaccino anglosvedese. Tuttavia, oltre a Copenaghen, sono state la Norvegia, l’Islanda, l’Austria, il Lussemburgo, la Lituania, l’Estonia e la Lettonia a prendere la medesima decisione.  


Davanti a queste tensioni iniziano a diffondersi insistentemente le richieste di singoli Paesi di poter adottare piani vaccinali autonomi. Concreta sembra la possibilità che a breve in Italia si possa produrre lo Sputnik russo, il quale potrebbe essere anche autorizzato dall’EMA per la commercializzazione europea: un segnale su cui riflettere. Nessuno può mettere in discussione che il piano europeo vaccinale deve essere al più presto completato e portato a termine con l’impegno di tutti. Tuttavia è innegabile che molto non ha funzionato e che l’Europa appare ancora inadeguata davanti alle grandi sfide.