0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheSpazioL’Europa alla ricerca della sovranità spaziale

L’Europa alla ricerca della sovranità spaziale

-

Il presente articolo è stato pubblicato nell’ambito dell’approfondimento “Ambizioni e vincoli dell’autonomia strategica europea. Aspetti politici, operativi e industriali“, qui consultabile, del Centro Studi Geopolitica.info sviluppato per l’Osservatorio Politica Internazionale del Parlamento Italiano.

Introduzione

Prossimi ai due anni dallo scoppio della guerra in Ucraina, nello scorso mese di marzo – per la prima volta nella sua storia – l’Unione Europea (UE) ha emanato la sua “European Union Space Strategy for Security and Defence”. Per quanto le tecnologie spaziali oggi, sotto tutti gli aspetti, risultano “abilitanti” lo sviluppo sociale ed economico di intere nazioni, l’emanazione di questo importante documento è del tutto passata inosservata. Eppure, qualora supportata e (soprattutto) implementata da parte degli Stati membri, in tempi brevi essa costituirebbe un solido pilastro – sia operativo che gestionale – sul quale solidamente poggiare il presente ed il futuro dello sviluppo tecnologico, sociale, economico e militare dell’intero “continente europeo”. Un solido pilastro attorno al quale strutturare la tanto sognata – quanto agognata – “autonomia strategica” che passa, in maniera imprescindibile, attraverso il raggiungimento di una piena e consolidata sovranità spaziale.

Cosa intende l’Europa per autonomia strategica?

La ricerca di che cosa significhi per l’Europa (l’Unione Europea, in particolare) raggiungere e possedere una “autonomia strategica” costituisce oggi un importante tassello mancante, spesso di confusione e quindi di attrito, per lo sviluppo e l’implementazione della neonata “Strategia Spaziale”. Tutti, a vario titolo la nominano. Non si sa se tutti la vogliono, Berlino in primis. Quello che è certo è che nessuno sa definirla, ancor prima di identificarne gli obiettivi. Il risultato è quello di un “Vecchio Continente” completamente spaesato dalla baraonda geopolitica innescata (o meglio: accelerata) dal conflitto ucraino. Ancora più che in passato, l’Europa è oggi facile preda di interessi nazionali “terzi”, spesso localizzati oltreoceano, ad ovest più che ad est. Circondata da aree di crisi, l’Europa finisce per commettere sempre lo stesso errore: frammentarsi, acuendo la sua eterogeneità – imprescindibile, ma in cui risiede la sua impareggiabile ricchezza –, piuttosto che favorire “sintesi comuni”.

Eppure, in campo spaziale le iniziative positive non mancano, anzi il settore aerospaziale è dove è possibile trovarne di concrete. Per il tramite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) – controparte tecnologica ed esecutiva in campo spaziale – l’UE opera attivamente ed autonomamente propri assetti satellitari, in particolare i satelliti “Galileo” e “Sentinel”. Rispettivamente, questi assetti fanno parte di due fondamentali programmi spaziali europei “istituzionali”, quali: il programma di “Navigazione, Posizionamento e Timing” (PNT) chiamato “GALILEO”, ed il programma spaziale di “Osservazione della Terra” (Earth Observation, EO) chiamato “COPERNICUS” composto appunto dai satelliti “Sentinella”. Dal prossimo anno, con prospettiva di raggiungimento di una iniziale capacità operativa nel 2027, andrà ad aggiungersi una terza costellazione chiamata “IRIS2”. Costellazione questa adibita alla fornitura di indipendenti (ovvero totalmente europei) servizi di comunicazione satellitare per “scopi governativi”. Frutto della cooperazione tra Stati membri, Commissione Europea ed ESA, la futura costellazione satellitare IRIS2 comporrà il terzo programma istituzionale europeo – il terzo pilastro – chiamato “GOVSATCOM”. Il suo obiettivo sarà quello di consentire a tutti i cittadini europei di usufruire di connessioni ad alta velocità, fornendo un sistema di connettività resiliente che permetterà all’Europa di rimanere connessa in ogni circostanza.

Raggiunta quindi l’autonomia strategica nei servizi di posizionamento e navigazione (GALILEO) così come nel campo dell’osservazione della superficie terrestre (COPERNICUS), l’Europa vuole ora dotarsi del tassello mancante: quello di basare su assetti satellitari di proprio sviluppo ed appartenenza i servizi di comunicazione satellitare e traffico dati (“Internet of Things”, IoT) per scopi governativi. Un tassello imprescindibile per il raggiungimento di una piena ed indipendente strategia globale di politica estera e di sicurezza dell’UE. GOVSATCOM è la chiara risposta dell’UE alla costellazioni statunitensi “Starlink” di SpaceX e (di prossima implementazione) “Kruiper” di Amazon. Costellazioni che permettono, oggi, agli Stati Uniti di detenere il totale ed incondizionato controllo dei servizi di telecomunicazione e traffico dati in orbita bassa. Servizi privati, ma comunque sempre “subordinati” alle volontà e necessità di Washington.

La European Space Strategy for Security and Defence

In un contesto geopolitico di crescente incertezza e competizione che vede l’intensificarsi delle minacce all’UE e ai suoi Stati membri, la neo emanata “European Space Strategy” fornisce agli Stati membri le linee guida – anche dette “Ways forward” nel testo – per l’utilizzo e l’integrazione degli assetti spaziali comunitari.

Tutti i Paesi membri (o quasi) hanno un programma spaziale nazionale. Buona parte di essi aderisce anche all’ESA; ma solo quei Paesi europei in possesso di avanzate tecnologie aerospaziali sono in grado di sviluppare e produrre autonomamente propri assetti satellitari adibiti al diretto soddisfacimento dei propri interessi nazionali. Su tutti: Francia, Italia e Germania. Per questi Paesi, alcuni programmi spaziali istituzionali dell’UE possono apparentemente costituire una sorta di “sovra–struttura”. È proprio qui che l’eterogeneità europea si tramuta in ricchezza, da ambo le parti. Se è infatti vero che gli assetti spaziali nazionali – quando richiesto, a seconda della loro disponibilità e degli accordi stipulati – possono essere messi a disposizione dell’UE a complemento e/o estensione delle capacità dei satelliti COPERNICUS e (nel prossimo futuro) GOVSATCOM, è altrettanto vero che gli assetti spaziali dell’UE sono a loro volta a disposizione degli Stati membri; con la differenza, rispetto ai primi, che questi nascono proprio per scopi comunitari in quanto la loro progettazione e sviluppo sono finanziati dagli Stati membri. Un doppo “layer”, ad eccezione di GALILEO, che permette il raggiungimento di alti livelli di resilienza.

Così come le singole nazioni europee dotate di propri assetti satellitari gestiscono tali assetti attraverso propri centri–di–controllo a terra, così anche l’UE gestisce i satelliti “Galileo” e “Sentinella” – e nel prossimo futuro anche i 600 satelliti della costellazione IRIS2 – presso il proprio “Satellite Centre” (SatCen) di Madrid. Gestendo i “Sentinella”, il SatCen è quindi in grado di fornire anche “servizi di intelligence” sulla base dei dati raccolti dall’osservazione della superficie terrestre. Scopo del SatCen è quello di sostenere la politica estera e di sicurezza comune (PESC) contribuendo in maniera fattiva alla presa di decisioni ed iniziative da parte dell’UE. Opera sotto la supervisione del “Comitato Politico e di Sicurezza” (CPS) diretto dall’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza (AR) oggi nella persona di Joseph Borrell Fontelles, nel 2019 succeduto alla nostra connazionale Federica Mogherini. Il SatCen fornisce ai responsabili politico–decisionali segnalazioni tempestive sui potenziali e reali scenari di crisi, oltre a trasmettere informazioni sulla situazione globale. Struttura quindi essenziale che consente all’UE di adottare misure diplomatiche, economiche e umanitarie in tempo utile, compresa la pianificazione generale di eventuali interventi (in futuro anche militari, chissà). Essendo presieduto dall’AR, di riflesso, il SatCen assume un ruolo centrale anche per l’Agenzia Europea della Difesa (EDA), il luogo dove l’AR coordina e promuove la cooperazione militare (decisionale e di intelligence) dei 26 Stati membri secondo le linee guida e gli obiettivi riportati nella “Common Security Defence Policy” (CSDP).

Attraverso la neonata Space Strategy, l’UE promuove l’uso pacifico dello spazio extra– atmosferico, impegnandosi a preservarne la sua sicurezza ma su base “equa e mutuamente accettabile”. Sembrerebbe quindi esserci per l’UE un “confine ultimo” oltre il quale “il tutto” non risulterebbe più accettabile. Interessante sarebbe capire quali sono questi confini per l’UE, e non solo: anche come sono stati definiti e come l’UE intende quindi gestirli, sia a livello decisionale che soprattutto operativo. A pagina 2 viene anche specificato come non sia sufficiente “solo proteggere” gli assetti spaziali, ma viene invece sottolineato come sia fondamentale “scoraggiare atti ostili”. In altre parole: sviluppare ed implementare “capacità di offesa”: l’unico modo per creare “deterrenza” è dotarsi di soluzioni che convincano gli avversari a non superare una data “linea rossa”, oltre la quale essi stessi subirebbero perdite o danni pari all’offesa arrecata, almeno. Capacità queste – ecco qui anche l’importanza dello sviluppo di una “dottrina spaziale militare” – non in possesso dall’UE, ad oggi. Viceversa, nazioni come Stati Uniti, Russia, Cina ed India sono invece dotate di assetti (anche e soprattutto terrestri) capaci di interdire – fino a “terminare” definitivamente – le capacità operative di satelliti giudicati ostili. Secondo quanto riportato nella European Space Strategy, l’unica azione fattiva che l’UE ha deciso di intraprendere è quella di emissione di un report annuale – classificato – sullo stato evolutivo delle minacce e delle capacità “counterspace”. Sarà compito dell’EDA distribuire tale report agli Stati membri. Approccio che, rispetto a quanto implementato da altre potenze spaziali, lascia delle perplessità rispetto all’adozione di provvedimenti concreti per integrare soluzioni tecniche – a bordo dei satelliti, ma non solo – di risposta alle minacce multiple. Una difesa puramente passiva quindi.

La necessità di una “Legge Spaziale” europea

Per l’innalzamento dei “livelli di resilienza” (anche) dei “sistemi spaziali” – da intendersi come: innalzamento delle capacità di assorbire un danno derivante da enti terzi, anche di elevata entità (i livelli di “sicurezza” sono espressi nella Security Union Strategy) –, la European Space Strategy rimanda a due legislazioni dell’UE. La prima è stata adottata dal Parlamento Europeo lo scorso 13 gennaio: è la “Critical Entities Resilience” (CER). La seconda, “NIS2”, interessa il dominio (il quinto) della “cybersicurezza”. Ad oggi, già in sede di progetto, tutte le missioni spaziali europee (anche scientifiche) ricevono già precisi requisiti di cybersicurezza, sia per il segmento di volo (satelliti e/o sonde spaziali) che per quello di terra (Centri di Controllo). In questo frangente, l’European Space Strategy individua l’EUSPA come “il” riferimento massimo a livello Europeo per le attività di monitoraggio sulla sicurezza cyber degli assetti spaziali europei, in stretta collaborazione con la “European Union Agency for Cybersecurity” (ENISA) ed i cosiddetti “Computer Security Incident Responce Team” (CERT–EU) degli Stati Membri. In caso di richiesta da parte di uno di essi, l’EUSPA potrà fornire la sua assistenza per la mitigazione e/o risoluzione del “cyber–attacco” subito da quel/quegli assetti spaziali, anche se di proprietà nazionale.

Sulla questione “sicurezza”, l’eterogeneità europea qui non gioca a vantaggio. La European Space Strategy sottolinea come questa eterogeneità costituisca proprio un ostacolo alla competitività Europea nel settore spaziale, anche a livello industriale. Per questo motivo, in un’ottica di “standardizzazione” delle attività spaziali degli Stati Membri, la Commissione Europea ha intenzione di compiere un secondo passo rivoluzionario per il concreto sviluppo di una propria autonomia strategica: l’emanazione di una “Legge Spaziale” europea. Legge che, per quanto non intenda inficiare sugli interessi di sicurezza nazionale dei singoli Stati Membri, si propone di istituire un framework legislativo ed operativo che innalzi il livello di resilienza

50

degli assetti spaziali della UE – istituzionali e non – e dei relativi servizi, assicurando così maggiori livelli di coordinamento tra gli Stati Membri in “ambito europeo”, non NATO quindi. Ambito questo dove invece diversi Stati membri già operano con determinati protocolli e procedure ma che, proprio nell’ottica di “indipendenza strategica”, l’Europa deve sviluppare ed integrare da sé: per i propri obiettivi (non quelli NATO) e per tutti i suoi Stati membri, anche non NATO.

Conclusioni

La European Space Strategy costituisce una preziosa guida che traccia la rotta (iniziale) di tutta una serie di presenti e future azioni atte a strutturare in maniera organica le attività spaziali del “Continente Europeo” al di fuori, ed in maniera del tutto indipendente, da organizzazioni terze come la NATO. Alla sua implementazione e sviluppo da parte degli Stati membri, l’Europa è necessario compia il vero salto di qualità, ovvero progredire verso “elevati livelli di indipendenza tecnologica”. Un aspetto, oggi, pressoché pesantemente sbilanciato a favore degli Stati Uniti: uno dei principali “competitor” in campo aerospaziale dell’UE, al pari di Cina e Russia. Su questo aspetto, dal 2008, è attiva la “Joint Task Force” (JTF) composta da: Commissione Europea, ESA ed EDA. Insieme all’Osservatorio Europeo sulle Tecnologie Critiche, la JTF agisce a livello delle più importanti industrie aerospaziali dei singoli Stati membri raccogliendo preziose indicazioni sulle tecnologie di cui è necessario (alias: imprescindibile) dotarsi a livello europeo. Una Europa che nel suo recente passato ha saputo dare le risposte tecnologiche ed industriali giuste. Le stesse che rendono oggi il Continente Europeo più indipendente, più competitivo, più ricco, più sicuro.

Punti essenziali

  • La nuova “Strategia Spaziale Europea” costituisce un importante riferimento (sia normativo che operativo) sul quale fattivamente strutturare il raggiungimento di una maggiore indipendenza dell’Unione Europea in tutti i settori chiave: da l’economia, allo sviluppo sociale, alla difesa comune;
  • L’implementazione di tale Strategia è ad oggi ostacolata da un crescente carattere “nazionalista” assunto dalla maggior parte degli Stati membri il cui effetto, dinanzi alle presenti sfide geopolitiche, è quello di aumentare il carattere eterogeneo europeo, piuttosto che favorire processi di sintesi comuni, spesso vincenti e competitive;
  • In ambito spaziale, l’Europa deve trovare una sintesi di coordinamento, risposta ed operatività continentale, al di fuori di organizzazioni dove diversi dei suoi stessi Stati membri già operano con assodati protocolli e metodologie.

Articoli Correlati

Politiche migratorie e d’asilo à la carte

Dalla ‘crisi’ dei rifugiati del 2015 ad oggi, le politiche restrittive sui flussi migratori e la relativa proliferazione di...

L’orlo del Mediterraneo orientale: guerra e pace tra Turchia e Grecia

La Grecia è collocata sull'orlo di una relativa stabilità europea e di una totale instabilità mediorientale: l’ambiente sovraccarico e...

La NATO vigile nei Balcani: un bilancio della visita di Stoltenberg

Il Segretario generale della NATO Stoltenberg effettua un tour nei Balcani Occidentali. Un messaggio sul saldo impegno dell’Alleanza Atlantica...

Fornitura di munizioni all’Ucraina: la tesi “francese” e gli acquisti extra-UE

L’Unione europea ha intenzione di rafforzare il proprio strumento di sostegno militare all’Ucraina, sviluppando un sistema che possa fornire...