L’Europa affida alla Francia la mediazione diplomatica sulla questione bielorussa

Dopo le proteste e gli arresti in piazza da parte del regime di Minsk, Macron si lancia in una nuova iniziativa diplomatica, questa volta anche per conto dell’Europa, che riesce ad uscire dall’impasse diplomatica grazie alla mediazione e all’attivismo francese.

L’Europa affida alla Francia la mediazione diplomatica sulla questione bielorussa - Geopolitica.info

Le sanzioni a Lukashenko dividono l’Europa 

Sulla scia di un forte attivismo che lo vede presente su tutti i principali teatri di crisi a livello internazionale,  tra i leader europei, nelle ultime settimane Emmanuel Macron è sicuramente quello che più si è speso a sostegno delle proteste dell’opposizione bielorussa, denunciando più volte le irregolarità del voto del 9 agosto.

In questo quadro è emersa l’ennesima impasse della politica estera dell’UE. La diplomazia europea si è trovata bloccata dai veti incrociati dei Paesi membri che esprimono posizioni divergenti rispetto alla Russia e hanno diverse priorità in tema di politica internazionale. A seguito delle sanzioni ai danni di Lukashenko e di altre figure di spicco del regime imposte da Regno Unito e Canada, i Paesi baltici hanno cominciato a fare pressioni per l’imposizione di sanzioni da parte dell’Unione. Tra questi è stata in particolare la Lituania, dove si è rifugiata la leader dell’opposizione bielorussa Svetlana Tichanovskaya, ad esprimere la posizione più intransigente. Alla richiesta di sanzioni europee contro Lukashenko, si è opposta invece Cipro, che ha minacciato il veto su qualsiasi provvedimento contro il Presidente bielorusso. Le ragioni dell’ostruzionismo di Cipro sono dovute all’assenza di sanzioni nei confronti della Turchia da parte dell’UE in risposta agli atteggiamenti aggressivi di Ankara nel mediterraneo orientale. In particolare, proprio sulle sanzioni alla Turchia, la Germania rimane molto scettica in quanto teme che una escalation diplomatica con Erdogan possa mettere in discussione gli accordi presi sui migranti.

Macron nei paesi baltici 

Prima di partire per la Lituania e la Lettonia, nei giorni che hanno preceduto il Consiglio Europeo dell’uno e due ottobre, il Presidente francese ha dichiarato “Lukashenko deve andarsene e che quello che sta accadendo in Bielorussia è una crisi di potere, un potere autoritario che non riesce ad accettare la logica della democrazia e che si difende con la forza”. 

Giunto in Lituania, Macron ha incontrato l’oppositrice Tichanovskaja a Vilnius. La Francia cerca di mediare rispetto alle posizioni più dure e antirusse della Lituania, proponendo un coinvolgimento dell’Osce in vista di una mediazione tra l’opposizione bielorussa e Lukashenko. Dietro a questa strategia vi è l’esigenza di mantenere un canale di dialogo con la Russia che si rende necessario visto che Mosca, oltre ad essere presente su tutti i teatri di crisi, dalla Libia alla Siria fino al recente conflitto tra Armenia e Azerbaijan, rappresenta com’è noto il principale sponsor di Lukashenko. 

Durante il viaggio, Macron si è recato nella base militare di Rukla dove sono di stanza 1200 soldati della NATO, di cui 300 francesi. In quella cornice ha rassicurato i Paesi baltici in merito ai loro timori nei confronti della Russia, sottolineando l’importanza dei programmi di difesa della NATO all’interno di un quadro di dialogo con Mosca.

Contestualmente il Presidente francese ha fatto un appello affinché l’Europa assuma un ruolo più indipendente rispetto al bipolarismo dominato da USA e Cina, denunciando l’eccessiva dipendenza dalle armi e dai sistemi di difesa americani e sottolineando che il rafforzamento della difesa europea è complementare alla alleanza della NATO.

Il ruolo della Francia al Consiglio Europeo

La mediazione che ha reso possibile la fine dell’ostruzionismo di Cipro è stata frutto dell’azione diplomatica francese condotta dal ministro per gli Affari Europei Clément Beaune, il quale ha richiesto a Cipro di far cadere il veto sulle sanzioni UE contro la Bielorussia e di non collegare questo fronte diplomatico alla più complessa partita con la Turchia. Sottolineando l’urgenza delle sanzioni nei confronti della Bielorussia, in questa trattativa, il ministro ha potuto inoltre far leva sul forte sostegno francese a Cipro e alla Grecia contro le provocazioni di Erdogan sulla questione delle trivellazioni nel mediterraneo orientale.

A seguito di questa mediazione, Cipro ha accettato il rinvio delle sanzioni nei confronti della Turchia, le quali sono state però in qualche modo temporaneamente congelate. È stato riaffermato infatti, che in futuro non saranno più tollerate ulteriori minacce o violazioni delle acque territoriali greche o cipriote. Il Consiglio Europeo dell’uno e due ottobre ha potuto quindi stabilire sanzioni per 40 esponenti del regime bielorusso ad eccezione di Lukashenko. Ha prevalso, inizialmente, la linea morbida di Macron che lascia la porta aperta al dialogo con il regime bielorusso. In un secondo momento, durante il Consiglio dei ministri degli Esteri dei 27 paesi UE del 12 ottobre, l’Alto Rappresentante per la Politica estera Josep Borrell ha annunciato il via libera a future sanzioni verso Lukashenko. Questo inasprimento della posizione europea, fortemente sostenuto dalla Germania, è giunto in risposta all’ennesima repressione violenta di una manifestazione da parte del regime di Minsk.


Vuoi approfondire i temi della politica internazionale?

Scopri il nostro Corso online in Geopolitica e Relazioni internazionali!


La Francia non rinuncia alla grandeur 

Il forte sostegno alle proteste dell’opposizione bielorussa e l’azione di mediazione portata avanti da Macron per superare l’impasse tra le diverse posizioni dei Paesi UE, puntano indubbiamente a imporre una leadership francese sulle questioni di politica estera dell’Unione.

Bisogna parallelamente sottolineare come la Francia sia l’unico Paese che ad oggi prende posizioni abbastanza nette sulle questioni di politica estera. Da questo punto di vista Macron si inserisce nella tradizionale aspirazione francese di voler proporre un proprio modello di attore globale indipendente dagli USA. Come De Gaulle portava avanti l’idea di una “Grandeur” della Francia alleata ma autonoma dagli Usa, Macron vuole farsi interprete della politica estera europea, riaffermando una soggettività propria e indipendente dell’Unione Europea a livello internazionale. Tutto ciò andando oltre i tradizionali schemi di rigide alleanze in parte superate e che non rispondono più a una realtà dei fatti, sempre più fluida e fatta di alleanze a geometrie variabili. Nel discorso alla base Nato in Lituania, viene infatti ribadita dal Presidente francese la necessità di un rafforzamento della difesa europea nella prospettiva di un progressivo affrancamento dagli Stati Uniti. Ciò è perfettamente in continuità con le dichiarazioni del novembre 2019. In quel caso Macron aveva giudicato la NATO “in stato di morte cerebrale” proprio in merito alla scarsa mobilitazione dell’alleanza atlantica in risposta alle tensioni legate alle rivendicazioni turche nel mediterraneo orientale per lo sfruttamento dei giacimenti di gas.

Nella speranza di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla difficilissima situazione economico- socialedovuta alla pandemia, Macron ritaglia per sé e per la Francia una grandissima visibilità sulle questioni di politica estera, lasciando la gestione degli affari interni al nuovo primo ministro Jean Castex, figura di secondo piano scelta appositamente per non offuscare la sua immagine.

Eugenio Consiglio,
Geopolitica.info