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Finalmente il Leopard per l’esercito

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L’Italia ha in programma di acquistare 133 nuovi carri armati Leopard 2 di fabbricazione tedesca e di aggiornare 125 dei suoi vecchi carri armati C1 Ariete. Questo è quanto annunciato dal sottosegretario alla Difesa, Isabella Rauti, la quale ha anche spiegato che l’obiettivo da raggiungere con l’acquisto del carro armato Leopard 2 A8 versione da combattimento e l’Ariete aggiornato è quello di ottenere un “radicale e significativo” aumento delle capacità delle forze pesanti dell’Esercito.

La più penalizzata delle Forze armate, l’Esercito, d’un tratto s’è rivelata essere fondamentale. Ecco che, dunque, la sua componente corazzata, dotata solo dei vetusti carri armati C1 Ariete, necessitava di una modernizzazione rapida. La guerra tra Russia ed Ucraina è stata una doccia fredda per molti Paesi dell’Europa occidentale, ormai disabituati a pensare in termini strategici la propria politica militare, ritrovatisi con un conflitto convenzionale ad alta intensità alle porte di casa.

L’Italia, pur essendo un membro di spicco della Nato, sotto questo punto di vista non faceva eccezione. Già nei primi giorni della guerra in Ucraina, era emersa la necessità non più rinviabile di dare alle Forze armate italiane un profilo “combat”.

Ai generali Serino, capo di Stato Maggiore dell’Esercito, e Portolano, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli Armamenti, va sicuramente il merito di aver fatto da “grancassa” per le esigenze della componente terrestre al Ministero della Difesa. Se oggi l’Italia è pronta, finalmente, ad acquistare 133 Leopard 2 il merito va prima di tutto ai militari.

Le armi di linea, fanteria e cavalleria, restano la reale “forza cinetica” sia nell’offensiva che nella difensiva degli eserciti ove l’artiglieria, complementarmente e di rimando, ne costituisce il fattore stabilizzatore (in fase difensiva) e di preparazione (in fase offensiva). 

In scontri ad alta intensità – checché ne dicano i sostenitori della “guerra da remoto” e della “guerra digitale” – le fanterie ed i mezzi corazzati hanno ancora un ruolo, anzi, è proprio nella guerra convenzionale che lo riacquistano, come la controffensiva ucraina sta mettendo in evidenza. 

L’evoluzione – meglio ancora “involuzione” – dell’Esercito, trasformato solo in strumento di peacekeeping e, quindi, lontano dalle capacità che una guerra convenzionale richiede, ha risposto alle esigenze di politica estera italiana dagli anni ‘90 ad oggi ma non è, alla luce non solo di quanto avviene sulle sponde del #Dnipro ma anche dell’instabilità sistemica nel Mediterraneo ed in Africa, adatta.  

Le riforme e gli investimenti a ribasso degli ultimi anni hanno pesantemente condizionato, in negativo, l’Esercito che, nonostante le naturali trasformazioni della guerra – intesa non solo quale conflitto ma anche quale momento della politica ed anche sotto la prospettiva “sociologica” – resta la componente essenziale di una forza armata strutturata, l’unica in grado di “vincere in concreto” una guerra dove le forze navali ed aeree possono fungere solo da sostegno. 

La decisione di acquistare i Leopard 2 A8 è fondamentale per ristrutturare le forze pesanti dell’EI, velocizzando il procurement, limitando allo stretto necessario l’ammodernamento degli Ariete (scelta volta ad alimentare l’industria nazionale ma non ad esigenze militari reali, se non quelle di “transizione”) e non aspettando progetti a lungo termine come quello del “carro armato europeo” (il franco-tedesco MGCS), progetto dal quale comunque l’Italia, assieme a Francia e Germania, non è uscita.

Secondo quanto riportato da “Defense News”, quattro miliardi di euro coprirebbero l’acquisizione del carro tedesco prodotto dalla Krauss-Maffei Wegmann, spalmati nelle annualità comprese tra il 2024 e il 2037, con ulteriori fondi spesi per altre varianti del Leopard 2 che la Difesa italiana ha comunque intenzione di acquistare. Appare chiaro fin da ora che nella “versione italiana” il Leopard debba essere dotato di strumentazione elettronica Leonardo, con buona pace di quanti si sono opposti a questa proposta giustificando il loro “niet” paventando l’estromissione dell’industria nazionale.

L’aggiornamento dei 125 C1 Ariete negli arsenali dell’Esercito, di cui solo una cinquantina attualmente operativi, costerebbe circa 900 milioni di euro, estendendone la vita operativa al 2034, ma senza confermarne la funzione di “punta di diamante” delle forze corazzate nazionali come, invece, una parte corposa del dibattito avrebbe voluto.

Il sentore c’era, ma lo scetticismo restava, a quanto pare, però, l’Italia ha scelto – finalmente – la strada della modernizzazione delle proprie forze pesanti, sposando le teorie più avanzate sulla necessità di avere Forze armate integrate nei meccanismi dell’Alleanza atlantica e di rispondere con prontezza alle minacce convenzionali e ad alta intensità.

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