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TematicheEuropaLeopard all'esercito: critiche ed opportunità

Leopard all’esercito: critiche ed opportunità

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La guerra tra Ucraina e Russia, con il suo bagaglio di esperienze sul campo, ha reso solo più urgente un problema già manifestatosi tempo prima: anche l’Italia deve rinnovare la sua componente corazzata pesante. Il ritorno della guerra convenzionale in Europa ha riportato al centro delle riflessioni dei decisori politici e militari il ruolo delle forze corazzate pesanti anche nei conflitti “multidominio” odierni. Dai campi fangosi d’Ucraina emerge come le armi di linea restino la reale “forza cinetica” degli eserciti sia nell’offensiva che nella difensiva, ove l’artiglieria, complementarmente e di rimando, costituisce il fattore stabilizzatore (in fase difensiva) e di preparazione (in fase offensiva).

La decisione di acquistare i Leopard 2A8 è fondamentale per ristrutturare le forze pesanti dell’Esercito Italiano, velocizzando il procurement, limitando allo stretto necessario l’ammodernamento degli Ariete e non aspettando progetti a lungo termine come quello del “carro armato europeo” (il franco-tedesco MGCS), progetto per il quale, comunque, l’Italia ha ottenuto garanzie.

Il programma, messo in campo dallo Stato Maggiore della Difesa e presentato alle commissioni competenti di Camera e Senato da parte dell’esecutivo, prevede anche l’ammodernamento dei carri Ariete C1 ed il mantenimento della flotta di versioni speciali su telaio Leopard 1 già in dotazione alle forze pesanti dell’Esercito.

Nel dibattito sul tema sta emergendo più di qualche voce critica che evidenzia i rischi di “depotenziare” la piattaforma tedesca originaria in caso di “italianizzazione” delle componenti. In particolare, i “critici” fanno riferimento alle difficoltà storiche industriali italiane nella progettazione e realizzazione di carri armati.

Chi propende per l’acquisto diretto e la produzione su licenza del Leopard “così com’è”, senza modifiche e/o aggiunte da parte italiana, evidenzia i rischi connessi anche in termine di tempistiche allungate per la fornitura e la disponibilità per l’Esercito. Anche l’ammodernamento del C1 Ariete, da portare alla sua versione C2, viene giudicata (e non si hanno tutti i torti) come una operazione “di transizione” e che non risolve il problema alla radice.

Al contrario, c’è chi sostiene che una partecipazione diretta dell’industria italiana della difesa, che, con sistemi sviluppati e costruiti nel nostro Paese, trasformi il Leopard 2A8 in un 2A8IT, non possa che apportare benefici in termini di operatività e catena logistica per l’EI, ma anche di sviluppo di know-how e rafforzamento della presenza del comparto AD&S italiano in Europa e nel mondo.

Componenti nazionali del 2A8IT sarebbero un sensore elettro-ottico fornito da Leonardo, una radio definita dal software, il sistema di comando e controllo e la canna del cannone, con un ruolo di primo piano dello stabilimento Leonardo di La Spezia (OTO Melara).

Il co-direttore generale di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha spiegato che: “In base alla lettera di intenti firmata a dicembre con KNDS ci sarà una significativa ‘italianizzazione’ del carro armato Leopard 2 per soddisfare le esigenze dell’Italia e fornire un ruolo industriale e gestionale all’Italia”. Anche sul fronte degli armamenti terrestri, l’idea è quella di prendere a modello il consorzio MBDA, e sviluppare un raggruppamento tra aziende del settore che abbia una dimensione europea.

L’indotto relativo ai contratti collegati allo sviluppo e fornitura del Leopard 2 all’Italia avrà un valore di quasi 50 miliardi di euro, seguendo un programma, fortemente sponsorizzato dalla Difesa, secondo cui l’industria italiana deve sempre contribuire, in maniera determinante, allo sviluppo di armi e sistemi che servano a Roma, nonché collaborare alla formazione dell’auspicato – ma ancora “chimerico” – polo europeo della difesa, con i sistemi industriali di Francia e Germania su tutti.

Filippo Del Monte

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