Lee Kun-hee: il “Re Eremita” di Samsung che ha influenzato le sorti di un intero Paese

Il 25 ottobre 2020 la Repubblica di Corea ha perso uno tra gli uomini più illustri e potenti della Storia contemporanea della Penisola, l’ex presidente di Samsung Lee Kun-hee. Il miracolo economico coreano è stato in gran parte possibile grazie al contributo del suo gruppo aziendale che rappresenta l’esempio più emblematico e concreto dell’ascesa coreana nel mondo.

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La Corea del Sud presenta oggi un’economia fortemente sviluppata; il Paese vanta risultati macroeconomici di grande rilevanza: in merito al PIL, per esempio, la Repubblica si posiziona al 4° posto tra le economie asiatiche e al 10° a livello mondiale.

La capacità di evolvere da uno dei paesi più poveri al mondo ad un’economia fondata su alti redditi in un lasso di tempo assai contenuto ha fatto acquisire alla Penisola una notorietà rilevante nonché la membership di importanti organizzazioni internazionali quali OECD e G20 (oltre WTO e APEC).

La genesi di Samsung

Nato a Daegu nel 1942 durante l’occupazione giapponese, Lee, dopo gli studi, entra nel gruppo Samsung fondato dal padre. Agli albori della sua storia, il Gruppo diversifica la sua attività in molteplici settori, tra i quali food processing, tessile, ramo assicurativo, finanza e commercio al dettaglio.

Samsung decide di penetrare il settore dell’elettronica soltanto alla fine degli anni ’60: fu proprio il re-indirizzamento del suo core business verso questa area che conferì al Gruppo la possibilità di registrare una fortissima crescita ed espansione internazionale negli anni a venire (insieme ai nuovi investimenti in edilizia e cantieristica a partire dalla metà degli anni ’70).

Lee e il suo approccio visionario

La capacità di Lee di trasformare Samsung da un piccolo attore locale ad un colosso internazionale in grado di influenzare le sorti del proprio paese e della sua crescita nell’arena internazionale spiega come questa potenza industriale sia stata driver fondamentale nel raggiungimento del miracolo economico coreano.

Se si confronta la crescita impressionante dei dati relativi al PIL nella Penisola a partire dalla metà degli anni ’80 con il momento storico in cui Samsung ha iniziato ad internazionalizzare in maniera massiccia, è evidente come i due trend vadano di pari passo.

Inoltre, è proprio nel 1987 che Lee diventa presidente del Gruppo. Appena insediatosi, lamenta il fatto che un business model basato esclusivamente su larghi volumi di vendita ma legati a prodotti di bassa qualità non risulta efficace e sostenibile nel lungo periodo.  

Attraverso modalità del tutto creative e singolari (celebre la sua frase Cambiate tutto tranne vostra moglie e i vostri figli), l’imprenditore ha più volte sottolineato la necessità di continua innovazione e investimenti in Ricerca & Sviluppo; secondo Lee, soltanto incrementando questi parametri Samsung avrebbe potuto competere efficacemente e in maniera vincente nell’arena del commercio internazionale. Infatti, quest’ultima era ormai caratterizzata da una globalizzazione matura e feroce, colma di giants pronti ad accaparrarsi quote ingenti di mercato (e.g., SONY Corporation).

Lee desiderava che i suoi dirigenti adottassero una forma mentis orientata alla qualità del prodotto, anche se questo avrebbe comportato, nel breve termine, una perdita nelle vendite e nei ricavi.

Inoltre, il tycoon comprese con astuzia l’importanza di un engagement più attivo nella realtà internazionale non solo in riferimento agli aspetti puramente economici-aziendalistici, ma anche nell’implementazione di strategie di soft powerper accrescere la notorietà e la fama del suo Paese: per citare alcuni esempi, è stato decisivo il suo contributo per ospitare le Olimpiadi del 1988 a Seoul, i mondiali di calcio del 2002 (insieme al Giappone) e i Giochi invernali di Pyeongchang del 2018 (in quest’ultimo periodo Lee era anche membro del Comitato Olimpico Internazionale).

I risultati della sua creatura

La ricetta di Lee ha portato Samsung a diventare il più grande produttore mondiale di televisori battendo SONY nel 2006.

Nel 2010 la divisione di Samsung che si occupa di industria pesante ottiene il secondo posto nella classifica delle più grandi aziende cantieristiche al mondo.

Altri successi di rilievo sono stati raggiunti nelle divisioni legate all’edilizia, ramo assicurativo e pubblicità.

Nel 2011 Lee ottiene un altro storico risultato: Samsung sorpassa Apple come più grande produttore di smartphone al mondo. Inoltre, Samsung Electronics nel 2017 è diventata la più grande azienda al mondo in merito alla produzione di tecnologia informatica, di elettronica di consumo e di chip di memoria. Infine, nel 2020 Samsung ottiene l’ottavo posto tra le aziende mondiali a più alto brand value.  

Gli intrecci tra politica ed economia: risvolti positivi

Il miracolo coreano è sicuramente stato trainato dal processo di internazionalizzazione di Samsung e la Repubblica deve molto agli investimenti del Gruppo nel corso degli scorsi decenni.

Tuttavia, preme sottolineare come è vero anche il contrario: Samsung deve molto agli sforzi di politica economica intrapresi dal governo per permettere ai conglomerati a conduzione familiare dell’epoca (oltre Samsung si possono citare LG Corporation e Hyundai) di spiccare il volo come attori rilevanti nel commercio internazionale. La crescita di questi gruppi è stata possibile grazie ad incentivi statali come agevolazioni fiscali, finanziamenti a basso costo e forme di protezione quali barriere all’ingresso per competitors internazionali.

Lo Stato (attore politico), ancora una volta, ha giocato un ruolo fondamentale per permettere ai suoi conglomerati (attori economici) di non trovarsi esposti e sopraffatti dalla ferocia dell’arena internazionale; lo Stato si è mobilitato affinché queste aziende (Latecomers) disponessero di sufficienti ed adeguati mezzi per competere efficacemente vis-à-vis multinazionali mature.

Gli intrecci tra politica ed economia: contraccolpi

Tuttavia, lo scheletro portante dell’economia coreana che ha dettato i tempi e le modalità del miracolo economico nazionale ha altresì provocato conseguenze negative nel rapporto tra il Legislatore e le realtà imprenditoriali di grandi dimensioni.

Infatti, l’eccessiva dipendenza dello Stato coreano nei confronti delle aziende multinazionali che popolano il territorio ha generato risvolti di particolare delicatezza e imbarazzo all’interno dei confini nazionali, ma anche per la reputazione coreana nei rapporti con attori esteri ed internazionali.

L’esempio più emblematico è stato l’impeachment nei confronti del presidente Park nel 2018, il quale non ha sicuramente diffuso sentimenti di compiacimento negli ambienti di politica interna, nelle relazioni diplomatiche con gli altri stati (specialmente a livello regionale in East-Asia) nonché con le organizzazioni internazionali di cui la Repubblica di Corea è membro.

La collusione creatasi ha dimostrato come l’implementazione di politiche commerciali di sostegno incondizionato a Gruppi eccessivamente potenti non può che rischiare di sovvertire le relazioni gerarchiche all’interno di un Paese: lo Stato ha creato terreno fertile per il rafforzamento dei suoi attori economici strategici a tal punto da doversi sottomettere, infine, a quelle che erano diventate le pretese delle Corporations stesse.

La Corea del Sud nell’era post-Lee

Samsung gode oggi di un’influenza autorevole sullo sviluppo economico coreano, sulle decisioni politiche del Paese nonché sui media e sulla cultura nazionale in generale.

I ricavi di Samsung contano attualmente circa il 20% del valore delle esportazioni coreane.

Lee ha saputo, nel giro di pochi decenni, diventare l’uomo più ricco della Penisola grazie ai suoi successi e alle strategie vincenti implementate per la crescita del suo Gruppo (non senza alcune pesanti accuse per scandali di diversa natura).

Questi risultati hanno portato il tycoon ad essere anche l’uomo più potente di Corea nonché il 35° uomo più potente al mondo.

Oggi, la Repubblica è esempio virtuoso in merito alla gestione egregia della lotta alla pandemia da COVID-19; il Paese, infatti, ha potuto contare su un legame culturale e storico di cooperazione, trasparenza e fiducia tra governo e cittadini.

Allo stesso tempo, la Penisola è continuamente in apprensione circa eventuali escalation nelle relazioni con la Repubblica Popolare di Corea che potrebbero compromettere la sicurezza nazionale e conseguentemente il proseguo del suo sviluppo economico.

In questo contesto, la Corea del Sud potrebbe trovare i giusti alleati a livello regionale (e.g., all’interno di fori quali l’ASEAN Plus Three) per continuare il suo processo di crescita economica (che deve essere sempre più green ed inclusiva) senza rinunciare alla sicurezza nazionale.

Legami più forti a livello regionale potrebbero altresì essere la chiave per ridimensionare le pretese delle grandi multinazionali di Seoul. Come ci dimostrano altre realtà nel mondo (e.g., l’UE), quando gli stati riescono a parlare con voce univoca e compatta di fronte ai grandi giganti del commercio internazionale, il loro potere contrattuale al tavolo delle trattative risulta decisamente più marcato. È sicuramente vero che molti attori economici godono oggi di fatturati in grado di influenzare le decisioni dei governi a capo dei paesi in cui operano; tuttavia, se gli stati appartenenti ad un’organizzazione internazionale riuscissero a parlare in coro attraverso quest’ultima di fronte alle Corporations, allora le relazioni di potere assumerebbero peculiarità alquanto diverse: dai tavoli di negoziazione potrebbero scaturire risultati in grado di ridimensionare il peso economico, politico e sociale delle multinazionali stesse nonché le libertà di cui esse godono.


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Infine, il successo di Lee è stato possibile grazie alla stretta cooperazione tra Stato ed economia, tra attori pubblici e privati, tra interessi individuali e collettivi. La sfida di oggi è ancora la stessa e costituisce l’eredità di Lee: costruire un futuro sostenibile sulla base di solidarietà reciproca e sinergia collettiva