L’economia durante e dopo la pandemia in Russia

È difficile discutere di qualcosa nel 2020 senza menzionare gli effetti che la pandemia ha avuto – e sta avendo – sulle società e le economie di ogni singolo Paese del mondo. La Russia non fa eccezione: il sistema economico russo, già fragile prima che il Paese fosse scosso dai contagi, ha certamente risentito dei colpi inferti dal virus sulla popolazione. In particolare, è del calo enorme registrato nel mercato globale degli idrocarburi che la Russia ha risentito maggiormente.

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Come è noto, la Federazione russa ricava dall’esportazione di idrocarburi la più grossa fetta di risorse da destinare alle casse federali. La pandemia ha fatto calare bruscamente la domanda di petrolio, con un conseguente tuffo verso il basso del suo prezzo. Nonostante il prezzo al barile si sia ristabilito verso la metà dell’anno dopo l’iniziale calo vertiginoso dovuto allo scoppio della pandemia e la conseguente incertezza dei mercati, le entrate nell’erario russo sono state decisamente minori di quanto fosse stato previsto all’inizio dell’anno. Inoltre, le quote stesse di idrocarburi esportati dalla Russia sono diminuite in maniera decisa, principalmente a causa della minore domanda da parte dei clienti abituali, ovvero i Paesi dell’Unione Europea. Come è noto, la minore attività produttiva nei Paesi UE ha fatto registrare una considerevole caduta nella domanda di energia, che si è ripercossa sulla Federazione Russa sotto forma di minori entrate estere.

Anche altri settori, oltre a quello degli idrocarburi, sono stati duramente colpiti: turismo, ristorazione, piccola vendita al dettaglio e servizi di trasporto, tra gli altri.

La Federazione russa era entrata nel 2020 in un contesto macroeconomico tutto sommato incoraggiante: il regime di sanzioni e contro-sanzioni degli ultimi anni ha da tempo costretto le autorità russe ad indirizzare la politica industriale del Paese verso un regime di sostituzione delle importazioni. A questo il Cremlino accompagna da anni una programmazione della politica monetaria atta a mantenere riserve economiche consistenti.

Tuttavia, il Covid ha reso la programmazione economica molto incerta e imprevedibile. Dallo scoppiare della pandemia, il Governo e la Banca Centrale Russa si sono mossi per garantire supporto e sostenere il settore finanziario: le risposte politiche volte a iniettare liquidità e ridurre l’impatto della crisi sulla “salute” monetaria sono state dirette al settore bancario e ai mercati finanziari. Per esempio, è stata garantita maggiore flessibilità nell’elargizione di prestiti alle piccole e medie imprese da parte di banche e istituti finanziari. Sono stati aumentati i prestiti agevolati per le categorie di cittadini più colpite dalla crisi, mirati a far evitare un collasso del settore della vendita al dettaglio.

Ciononostante, i livelli di consumo delle famiglie sono previsti ridursi circa del 5%, con un calo degli investimenti lordi dell’8% nel 2020. Anche la produzione industriale subirà un calo significativo, con previsioni che indicano un -8,5% (World Bank, luglio 2020). Si stima, comunque, che la politica fiscale anticiclica, la politica monetaria accomodante, le considerevoli riserve macro-fiscali e le politiche sociali mirate messe in atto per attenuare gli effetti della crisi possano contribuire a contenere l’impatto della pandemia sull’economia della Federazione.

Le previsioni per il 2021 sono tuttora difficili da impostare, considerando l’ancora sconosciuta efficacia delle misure di contenimento e del vaccino contro il Covid-19. Nel mese di dicembre, inoltre, Rosstat, l’istituto di statistica russo, ha ammesso per la prima volta che la Russia ha avuto più di 186 mila decessi legati al Covid-19, un dato più di tre volte superiore a quanto finora dichiarato dalle fonti ufficiali che per mesi hanno pedissequamente diviso tra morti “per” e “con” Coronavirus, dichiarando circa 53 mila decessi nel corso dell’emergenza sanitaria.

Sarà necessario per il Cremlino, in primo luogo, garantire che la domanda di base non venga meno, e potrà farlo attraverso il sistema degli appalti pubblici per i servizi federali, regionali e municipali. In secondo luogo, Mosca dovrà sovvenzionare prestiti per l’acquisto da parte della popolazione di beni di produzione. È anche importante riavviare il ciclo degli investimenti risolvendo i problemi infrastrutturali del passato. Programmi di liquidazione del patrimonio e modernizzazione delle reti comunali non solo nelle grandi ma anche nelle medie e piccole città della Russia possono avere un efficace impatto.

Un efficace aggiustamento strutturale dell’economia durante il periodo di ripresa post-crisi dovrebbe essere facilitato dalla riconfigurazione del sistema dei progetti nazionali ridistribuendo fondi sia per garantire la domanda di prodotti di industrie competitive sia per intensificare gli investimenti nello sviluppo di tecnologie e capitale umano. È presto per capire se la crisi sanitaria potrà smuovere il settore produttivo russo, in particolare agevolando le piccole e medie imprese nelle loro attività economiche. La Russia necessita grandemente di riforme economiche e la pandemia potrebbe offrire un’ottima occasione per avviare processi che altrimenti prenderebbero anni per completarsi – in qualche modo seguendo i passi dell’UE e il Next Generation EU.