Le sfide dell’Orso per il 2021

Il Cremlino cerca di ripartire dopo lo shock globale creato dalla pandemia di Covid-19. Dall’andamento del Paese molto dipenderà la ripresa economica, possibile anche grazie all’effetto galvanizzante creato dal vaccino Sputnik V. Al momento, la Russia rimane uno dei paesi meno colpiti dalla pandemia, perdendo solo il 4% di GDP alla fine del 2020.

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In questa prima parte analizzeremo le sfide sul lato economico, nelle politiche di difesa e nelle relazioni internazionali. In questo periodo di incertezza globale, sembra poter pagare la scelta del Cremlino di preferire la stabilità all’audacia economica. Quasi ironicamente le scelte dell’arena internazionale, che hanno deciso di sanzionare la Russia negli ultimi anni, combinate con due crisi finanziarie ravvicinate, sembrano poter proteggere il Cremlino dall’ondata di recessione. Le altre potenze, al momento, affrontano la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, il rallentamento dell’eurozona, la Brexit e l’inversione delle curve dei rendimenti, che hanno messo a dura prova i nervi degli investitori. La Russia invece si trova già in una propria bolla isolazionista, essendosi già ritirata dalla scena economica internazionale e puntando sul rafforzamento dell’economia interna.

Economia: rischi e benefici di un approccio troppo conservativo

L’inizio dello scorso anno ha visto la Russia riallineare, in maniera fortemente precauzionale, i propri traguardi domestici. Gli oltre cento obiettivi nazionali, stabiliti nel 2018, volti a far rientrare la Russia nelle prime cinque economie mondiali, subiranno un ritardo di sei anni che pone come nuova scadenza il 2030. La scelta è dipesa fortemente dall’inizio economico russo nel 2020, che ha visto vacillare il mercato energetico e il petrolio scendere sotto i 20 dollari al barile. Questo evento ha negativamente impattato su un background commerciale già messo alla prova dalle sanzioni internazionali e le crisi finanziarie domestiche.

Ciò nonostante, una posizione di sfavore iniziale potrebbe salvaguardare la Russia durante questo anno. Secondo gli standard macroeconomici, l’economia russa da 1,5 trilioni di dollari ha resistito al primo anno della crisi del coronavirus meglio di quasi tutte le altre principali economie del mondo. Lo shock economico è stato assorbito anche grazie al rublo. La moneta russa, che negli ultimi anni ha subito una forte svalutazione, in questo caso ha protetto dalle esternalità negative. Le politiche economiche e monetarie intraprese dopo la crisi del 2014-2015 stanno salvando ora il Cremlino. Fattori fondamentali nella salvaguardia sono: il tasso di cambio fluttuante, avente la funzione di ammortizzatore degli shock esterni; una nuova impostazione fiscale aggiornata, che aumenta il risparmio nel fondo patrimoniale sovrano russo; e un settore bancario consolidato, grazie ad una regolamentazione più stretta volta ad evitare fenomeni di investimento domestico inaffidabile.

Il quadro implementato dalla Russia ha recentemente ricevuto elogi dal Fondo Monetario Internazionale, grazie ad una posizione fiscale solida con una relativa apertura dello spazio politico. Nonostante l’azione di salvaguardia descritta, ciò non si traduce in una ripresa economica veloce e stabile, ma in una situazione di galleggiamento economico dove si ha la possibilità di corroborare il mercato domestico.

Il problema del quadro economico russo odierno è la sua lungimiranza. Gli effetti di protezione descritti hanno valenza sul breve termine. Le politiche varate, con una prospettiva di media-lunga durata, rischiano invece di rallentare la crescita economica russa, minacciando una nuova posposizione degli obiettivi nazionali a dopo il 2030.

L’incapacità di generare crescita vede come prima causa la impossibilità di generare stimolo, come dimostra la strategia monetaria sposata, e per certi versi dovuta. Il limitato pacchetto di sostegno economico russo ha iniziato a ridursi in estate ed è pressappoco svanito durante la seconda ondata. Il Cremlino ha evitato di imporre qualsiasi chiusura obbligatoria nazionale, e ha usato questo come giustificazione per non estendere un nuovo ciclo di stimoli economici. I bassi pagamenti della previdenza sociale e i rigidi modelli di differimento d’imposta potrebbe portare a una futura stagnazione economica. A questo proposito, la banca Centrale ha suggerito a Mosca di implementare prestiti a basso costo e sovvenzioni alle imprese.

Al momento i consigli non sembrano essere presi in considerazione. Il Cremlino rimane su un’ottica isolazionista e nazionalista, che pone le sue speranze di ripresa soprattutto sul mercato energetico e nella Power of Siberia a Oriente. Il principale punto di appoggio russo, considerando che nel campo scientifico, la distribuzione del vaccino, che poteva risollevare velocemente le sorti russe, rimane in ritardo rispetto ai tempi previsti.

Il ridimensionamento della Difesa

Il settore della difesa, anche a fronte della crisi pandemica, subirà un considerevole ridimensionamento e una nuova strategia da perseguire. I principali governi nazionali impegnati nell’investimento nelle forze di difesa hanno mantenuto le proprie allocazioni sulla presenza militare, nonostante l’impatto economico della pandemia sui deficit fiscali. La Cina ha annunciato un budget militare di 178,2 miliardi di dollari nel maggio 2020, con un aumento del 6,6% rispetto all’anno precedente. Anche l’India sta potenziando le sue forze militari di terra, mentre il Giappone sta aumentando le sue capacità aeronautiche. Il Giappone ha annunciato un bilancio della difesa di 51,6 miliardi di dollari per il 2021, il nono aumento consecutivo. Tuttavia, alcuni paesi stanno dirottando la spesa verso altri programmi sociali per rilanciare l’economia e ridurre le ripercussioni della pandemia. La Russia prevede di ridurre la spesa militare del 5% tra il 2021 e il 2023 a causa dell’impatto della pandemia sulla crescita economica. Ma oltre alla riduzione, il Cremlino punta a una differenziazione della spesa e della strategia nazionale.

Mosca, come Pechino, è al momento concentrata sul rafforzamento delle proprie capacità militari nello spazio. A livello globale, nonostante la pandemia in corso, i lanci spaziali del 2020 hanno mantenuto i ritmi dei precedenti anni. Il settore, sul medio-lungo termine sembra promettente e remunerante. Nel lungo termine, i costi continueranno probabilmente a diminuire, con le aziende nell’ecosistema spaziale focalizzate sul raggiungimento del pieno regime del settore. I costi di lancio di un satellite sono già scesi da 200 milioni di dollari nell’ultimo decennio a quasi 60 milioni di dollari attualmente e hanno il potenziale per scendere ulteriormente a soli 5 milioni di dollari.

Anche nel nuovo indirizzamento degli investimenti militari terrestri, Mosca sembra seguire la strategia cinese. Entrambi i paesi hanno mostrato forte interesse e impegno negli armamenti ipersonici. Sia la Russia che la Cina hanno condotto diversi test di veicoli a planata ipersonica e potrebbero potenzialmente anche mettere in campo una capacità operativa in concomitanza con gli Stati Uniti. Al momento Washington prevede tre test del corpo a planata ipersonica nel 2021.

Infine, il Cremlino è volto a investire, anche, militarmente nell’Artico. Per il settore della Difesa, i territori emersi sono di fondamentale importanza, essendo il sito della gran parte degli armamenti convenzionali nucleari russi. Le suddette strumentazioni vengono utilizzate dalla Flotta del Nord, volta a difendere e supervisionare il Mare di Barents e la Penisola di Kola, una postazione di sicurezza fondamentale in ottica anti-NATO.


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I rapporti con l’arena internazionale

Le relazioni internazionali russe del 2020 hanno subito diversi alti e bassi. Il coinvolgimento nelle vicende bielorusse, i tumulti nel Caucaso e l’avvelenamento di Alexei Navalny sono tre eventi che hanno comportato un peggioramento nella reputazione internazionale del Paese. Quest’ultima è ora sotto un positivo effetto di rebranding, conosciuta anche come “vaccine diplomacy”, portata dallo Sputnik V.

Dopo più di dieci anni, la Russia è rientrata nel Caucaso meridionale per porre fine al conflitto armeno-azero in Nagorno-Karabakh. Il cessate il fuoco mediato dalla Russia a fine 2020, ha permesso al Cremlino di inserire 1.960 unità di forza di pace per i prossimi 5 anni. Questo pone Mosca al centro di ulteriori negoziati per la normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian. L’accordo potenzialmente riapre anche i collegamenti stradali, ferroviari e commerciali per la Russia verso la Turchia attraverso l’Azerbaigian, aggirando così la Georgia.

A fronte di ciò, il Caucaso meridionale prende il posto dell’Ucraina negli interessi prioritari russi. Sarà difficile vedere una risoluzione tra Mosca e Kiev nel 2021. Lo spostamento dell’equilibrio politico domestico ucraino ha indebolito la posizione del presidente Volodymyr Zelensky. Ciò rende meno probabile che Kiev attui pienamente le disposizioni dell’accordo di Minsk, portando all’ennesima posticipazione della risoluzione del conflitto. Infine, l’arrivo di Joe Biden estenderà quasi certamente l’assistenza degli Stati Uniti all’Ucraina e incoraggerà Kiev ad adottare una linea dura nei colloqui multilaterali di Normandia e nei negoziati bilaterali con la Russia.

Il possibile fronte dell’Alleanza Atlantica potrebbe estendersi in tutta Europa, deteriorando ancora di più i rapporti tra Europa e Russia. A fronte della decisione europea nella vicenda Navalny, che vede il Cremlino come responsabile, si annoverano nuove sanzioni contro Mosca. La Russia vede sempre più l’Europa come un’entità punitiva e antagonista. Se questo schema di sanzioni non subirà variazioni o condoni, le relazioni UE-Russia rimarranno statiche o forse si deterioreranno se l’Occidente, in azione congiunta con il presidente eletto Joe Biden, inizierà a fare pressioni su Mosca in materia di diritti umani o a farsi strada nello spazio post-sovietico venendo in aiuto di Ucraina e Bielorussia.

Nell’area contingente al Medio Oriente, le politiche internazionali russe dipenderanno molto dal comportamento turco. Nell’ultimo anno, i rapporti tra Mosca e Ankara si sono estesi dalla Siria alla Libia, e poi al Nagorno-Karabakh. Ora, però, il prezzo per mantenere queste relazioni bilaterali è cresciuto esponenzialmente. Allo stesso tempo, non è chiaro quanto la Russia eserciti la sua influenza sulla Turchia. Resta da chiedersi se Ankara dipenda maggiormente da Mosca per la soluzione dei problemi regionali o viceversa. Ad ogni modo, la Russia non dovrebbe preoccuparsi di Ankara finché le relazioni della Turchia con l’UE e gli Stati Uniti rimarranno tese.

In America Centrale e Latina, Venezuela, Argentina, la Bolivia, Cuba, Messico e il Nicaragua rimarranno paesi fondamentali nella politica di Mosca. Questo perché il 2021 trasformerà la regione in uno dei più grandi e redditizi mercati mondiali per l’esportazione dei vaccini Covid-19. Inoltre, la Russia seguirà molto da vicino ciò che il cambiamento della presidenza statunitense porterà nell’emisfero occidentale. Anche se è dubbio che durante il primo anno di Biden, Washington prenderà misure drastiche per influenzare lo status-quo esistente nella regione, Mosca studierà le nuove tendenze nelle relazioni tra Stati Uniti e America Latina e adeguerà la sua politica di conseguenza.

Infine, il 2020 russo è stato largamente positivo nelle relazioni con l’Africa. La risposta della Russia alla pandemia di coronavirus ha confermato l’intenzione di costruire una vera e propria partnership con il continente africano. Più di 30 Stati della regione hanno richiesto l’assistenza della Russia nella lotta contro la pandemia. Mosca ha risposto fornendo strumenti e dispositivi medici utili contro il Covid-19. La Russia ha recentemente iniziato a spedire il suo vaccino contro il coronavirus, Sputnik, V nel continente africano. Dopo il primo vertice Russia-Africa del 2019, il processo di istituzionalizzazione del partenariato è proseguito. Così, nel 2020 è stato creato un nuovo meccanismo per mantenere un dialogo regolare, il Forum Russia-Africa, con un segretariato come organo direttivo. Anche l’Associazione di cooperazione economica con gli Stati africani (AECAS) ha iniziato a funzionare e si è tenuto il secondo Forum pubblico russo-africano (RAOF).

Questo processo prenderà slancio nel 2021, quando saranno avviati i preparativi per il vertice Russia-Africa del 2022 che si terrà in uno degli Stati africani. Si stanno sviluppando iniziative economiche concrete che mirano ad aumentare il volume del commercio russo-africano.