Le Security Sector Reforms in Ucraina e in Bielorussia

Nel corso dell’ultima decade dei forti cambiamenti nelle Riforme del Settore di Sicurezza sono stati registrati sia in Ucraina che in Bielorussia. Situate fra Europa e Russia, seppur in misura differente, entrambe le potenze sono spaccate fra tendenze europeiste e l’influenza di Mosca. Localizzati in una zona geopolitica estremamente complessa, fin dai primi anni ’90 questi due stati hanno tentato di incrementare la propria sicurezza interna ed esterna attraverso politiche estere multi-vettoriali, ottenendo però risultati differenti. Ad una Bielorussia che ha mantenuto uno stretto rapporto con la Russia anche dopo l’indipendenza, rivelandosi al contempo una dei più vicini e dei più frustranti alleati del Cremlino, si contrappone una Ucraina che, a causa delle tendenze occidentaliste, ora deve fare i conti con movimenti di secessione fomentati da Mosca.

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L’Ucraina del post-2014

In Ucraina, il processo delle Security Sector Reforms (RSS) venne avviato subito dopo l’ottenimento dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Fin dai primi documenti strategici si può notare nella politica estera di Kiev una tendenza occidentalista, dettata dalla percezione dell’“europeizzazione” come alternativa all’influenza russa – fattore che la accomuna alla Georgia. Questa tensione ad ovest venne poi integrata nel programma della sicurezza nazionale, come riportato nella legge “On the Fundamentals of the National Security of Ukraine” (2003), fino ad arrivare ai più recenti National Security Strategy (2020) e Strategic Defense Bullettin (2016), nei quali si palesa l’intento ucraino di voler consolidare le relazioni con gli Stati Uniti, l’Europa e, in particolare, di rafforzare i rapporti con la NATO

Sin dal 1991, quando l’Ucraina entrò nel North Atlantic Cooperation Council, la NATO giocò un ruolo importante nella modernizzazione dell’apparato della sicurezza ucraino. Soprattutto grazie alla Partnership for Peace (1994) e al Defence Education Enhancement Programme (2012), le Forze Armate Ucraine (FAU) riuscirono a migliorare le proprie capacità di interoperabilità e ad implementare sistemi di educazione e addestramento militare in linea con gli standard occidentali. Tuttavia, nonostante l’allontanamento dalle politiche di Mosca e i numerosi accordi con l’Occidente, la classe politica ucraina rimase sempre restia a adottare delle riforme del proprio apparato militare. A causa di questo fattore, per molto tempo nelle FAU continuò ad esistere una compenetrazione fra dottrine di stampo sovietico e modalità di addestramento e coordinamento apprese dalla NATO. La lentezza nelle RSS, combinata al cronico sottofinanziamento dell’apparato militare – si calcola che dal 2004 al 2015 l’Ucraina non abbia mai stanziato più del 2% di PIL in spese per la difesa – fu una delle cause per cui, all’alba degli scontri con la Russia, nel 2014, Kiev si ritrovò a possedere un esercito demoralizzato, afflitto da corruzione e con attrezzature per più del 75% obsolete. 

Fu proprio la guerra contro la Russianel Donbass a segnare lo spartiacque nelle RSS ucraine che, fino al 2014, si erano orientate verso il cosiddetto “paradigma della trasformazione”. Ideato dagli Stati Uniti, tale modello proponeva di coniugare nelle operazioni belliche una tecnologica avanzata – come un’artiglieria capace di sempre maggiore precisione – con moderni sistemi d’informazione digitalizzati, in modo da favorire la riduzione e la specializzazione delle unità operative dell’esercito. Seguendo questo modello, dal 2010 Kiev aveva adottato delle RSS che le consentissero di creare un esercito di piccole dimensioni, efficiente e al contempo professionale, addestrato per conflitti brevi e per “maneuver warfare”. Ma questo tipo di forze si rivelò purtroppo impreparato ad affrontare il tipo di guerra convenzionale, di attrito, che scoppiò nel 2014. 

Con l’evolversi del conflitto con la Russia e della crescente asimmetria fra le FAU e le milizie separatiste, un profondo mutamento nell’approccio alle RSS ebbe luogo in Ucraina, la quale si discostò dal modello americano per rivolgersi verso una “ristrutturazione” del proprio apparato militare. Da un lato, dunque, Kiev adottò misure innovative nel finanziamento e rifornimento le UAF, come il “crowdfunding” del 2014, grazie al quale la società civile raccolse ben 11.7 milioni di dollari per le spese miliari dell’esercito, e la creazione di oltre 50 battaglioni di forze volontarie. Dall’altro lato, il progressivo aggravarsi della situazione socio-politicasociopolitica nell’est costrinse Kiev a reintegrare le masse nelle forze armate, tramite un processo di parziale mobilizzazione negli anni 2014-2015, che portò alla mobilitazionealla concentrazione di più di 100.000 unità, e tramite attraverso la reintegrazione dell’obbligo di leva militare. Fondamentale per le RSS fu anche il nuovo programma di assistenza lanciato dalla NATO al Summit di Wales del 2014, grazie al quale vennero stanziati dei Trust Funds per progetti di cooperazione civili-militari sia nell’ambito della sicurezza aerospaziale, Regional Airspace Security Programme, che per il miglioramento delle comunicazioni militari, Secure Tactical Communications Project, che per il supporto delle RSS nella standardizzazione dell’esercito ucraino. 

La Bielorussia, lo sviluppo dell’industria bellica e la Cina

Il conflitto russo-ucraino non segnò solo un momento di svolta nelle politiche di sicurezza ucraine, ma anche per quelle bielorusse. 

Profondamente legata alla Russia, con la quale è culturalmente, territorialmente e storicamente affine, sin dall’indipendenza Minsk ha continuato a mantenere stretti rapporti con Mosca. A partire dalla fondazione del Commonwealth of Indipendent States nel 1991, passando per l’ Agreement on Establishment of the Union State of Belarus and Russia (1999) e con l’appartenenza alla Collective Security Treaty Organization, fra Russia e Bielorussia sono ad oggi in forza più di 30 convenzioni.  Tuttavia, malgrado lo stretto legame, Minsk è sempre riuscita a mantenere un certo grado di autonomia nelle proprie politiche estere e della sicurezza. Infatti, nonostante tra i due siano stati stipulati molteplici accordi militari, tra i quali i Joint Regional Air/ Defense Force, a Mosca non è concesso di utilizzare il territorio bielorusso per azioni militari, senza autorizzazione di Minsk. 

Inoltre, sebbene la Bielorussia sia l’unico stato della Eastern Partnership ad avere il pieno controllo del proprio territorio e a non possedere alcuna disputa in corso con stati vicini, la crisi in Ucraina mutò fortemente la percezione delle minacce interne ed esterne di Minsk. In particolare, il conflitto palesò il persistere di due tipologie di minacce precedentemente ritenute improbabili: la propensione russa ad attaccare una nazione con cui è storicamente e culturalmente affine e la possibilità che guerre convenzionali possano ancora avere luogo in Europa. Questo cambiamento nella percezione della sicurezza scatenò una evoluzione anche nelle RSS bielorusse. Da febbraio 2015, ovvero quando il Presidente Lukashenka ordinò al Ministero della Difesa di modernizzare l’apparato militare, le Forze Armate Bielorusse hanno cominciato infatti ad essere addestrate per affrontare scenari di conflitti ibridi simili a quelli in atto in Donbass. Inoltre, come riportato nella Dottrina Militare e nel Concetto di Sicurezza Nazionale, le riforme ora si focalizzano sul miglioramento dell’efficienza dell’addestramento miliare per mezzo di strumenti tecnici moderni, di una efficace gestione delle risorse umane e di una educazione ideologico-patriottica. 

Allo stesso tempo, a seguito del conflitto è stato registrato un accrescimento nella produzione dell’industria bellica bielorussa, alla quale è stato affidato il compito di sviluppare missili, programmi satellitari, sistemi missilistici terra-aria, aeromobili a pilotaggio remoto e veicoli blindati (in particolare con i progetti di Volat, Cayman e Asilak). Questo ingrandimento nella produzione autoctona, oltre che incrementare la sicurezza nazionale, ha lo scopo di diminuire la problematica dipendenza Bielorussia dalle attrezzature di fattura russa. A questo proposito, la Cina ha cominciato ad assumere un ruolo fondamentale nel rafforzamento delle capacità nazionali di difesa della Minsk. I due stati, infatti, non solo firmarono nel 2017 accordi che prevedevano lo sviluppo di programmi missilistici e satellitari congiunti, ma, nel 2018, proposero anche una cooperazione per lo sviluppo di missili per la difesa e per la produzione di UAVs da combattimento.

Il conflitto in Ucraina come moltiplicatore di RSS

Alla luce dei fatti, l’insorgere della guerra russo-ucraina può essere considerato un punto di stacco importante nelle politiche di sicurezza sia dell’Ucraina che della Repubblica di Bielorussia. 

Prima del 2014, nonostante Kiev avessero teorizzato delle riforme che potessero allinearla agli standard occidentali, queste erano tuttavia state applicate in modo discontinuo ed inefficace. Con l’avvento della guerra questo processo di riforma ha subito un forte acceleramento: da marzo 2014, infatti, sono state adottate delle RSS che hanno portato le FAU a migliorare non solo la mobilitazione delle proprie forze militari, ma anche gli equipaggiamenti bellici. Questo ha permesso a Kiev di avvicinarsi sensibilmente alle politiche NATO, entrando a far parte dei sei stati scelti come Enhanced Opportunity Partners nel giugno 2020. 


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Pur non essendo parte coinvolta, anche per Minsk il 2014 si rivelò un anno di significativi cambiamenti. Difendendo la propria posizione di stato neutrale nel conflitto, nonché di possibile negoziante nei trattati di pace, la Bielorussia da subito volle rinforzare l’autorità sui propri territori nazionali, garantendo che questi non avrebbero potuto essere usati per scopi bellici da stati terzi. Inoltre, malgrado questo abbia creato nuove frizioni con la Federazione Russia, e benché non sia esplicitato nei documenti strategici nazionali, dal 2014 le forze armate bielorusse hanno cominciato ad incorporare negli addestramenti operazioni di difesa da minacce ibride. Fatto che ha rivelato una presa di consapevolezza da parte di Minsk di come le vecchie minacce convenzionali possano ancora compromettere la sicurezza nazionale all’interno dei territori europei.