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Le Security Sector Reforms della Federazione Russa – PARTE II

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Nonostante l’inizio della presidenza di Vladimir Putin abbia portato ad un incremento nelle spese militari russe, nella seconda metà degli anni 2000 la strumentazione posseduta dalle RAF era ancora obsoleta o inutilizzabile. Oltre a ciò, i sistemi di Comando e Controllo (C2) delle forze armate risultavano poco efficienti sul campo ed il morale dei soldati rimaneva basso. A quasi vent’anni dalla sua caduta, l’eredità lasciata dall’Unione Sovietica ancora pesava su un settore della sicurezza che faticava ad adattarsi ai nuovi bisogni della Federazione Russa.

Dalla minaccia di una guerra totale, in cui era essenziale la mobilitazione di grandi numeri di uomini e mezzi, negli anni Novanta si passò all’imprevedibilità dei conflitti regionali, spesso di carattere interetnico e con attori slegati dall’autorità statale, fino ad arrivare allo scoppio di nuovi conflitti tradizionali (la guerra russo-georgiana,2008) e a nuove tipologie di guerra (la guerra ibrida in Ucraina, 2014). Con il mutare della politica estera di Mosca, sempre più diffidente nei confronti degli Stati Uniti e della NATO, anche le SSR seguiranno nuovi percorsi d’innovazione, spesso volti a contrastare l’ingerenza dell’Occidente nello spazio post-sovietico

Le SSR dopo la guerra in Georgia e il “New Look”

Paradossalmente fondamentale per il progredire delle SSR nella Federazione Russa fu il conflitto con la Georgia nel 2008. Campo di prova delle capacità acquisite dalle RAF, come lo fu al tempo la prima guerra cecena, la cosiddetta “guerra dei cinque giorni” rivelò i dilemmi irrisolti del settore della sicurezza russo.

In particolare, nonostante nel 2004 fosse stato implementato il “Piano Ivanov”, gli scontri – vinti dalla Russia solo grazie alla propria superiorità numerica – evidenziarono come all’interno delle RAF perdurassero sia la mancanza di equipaggiamenti moderni (che nel 2008 ammontavano solamente al 10% del totale) che l’inefficienza nella coordinazione tra corpi militari. 

Tale rivelazione catalizzò dunque l’inizio di una nuova ondata di SSR. Nel 2008 venne approvato il “New Look”, programma proposto dal primo civile a ricoprire il ruolo di ministro della difesa dopo la caduta dell’URSS, Anatoly Serdyukov. Nel documento, tra le questioni da affrontare si rilevava la ristrutturazione del corpo degli ufficiali, che al momento delle riforme erano in numero tre volte superiore a quello dei soldati arruolati, e la condizione critica del reclutamento di personale, ormai un problema endemico nelle RAF. Il declino nel numero delle reclute, che nel 2011 avevano raggiunto solo il 75% del numero necessario, era probabilmente dovuto alla mancanza di attrattiva nella carriera militare. Nonostante le riforme operate, infatti, molti dei meccanismi presenti nelle forze armate sovietiche persistevano nelle RAF. Nel 2010, solo tra gennaio e settembre circa 1.700 casi di nonnismo furono riportati dal Ministro della Difesa, mentre negli anni precedenti frequenti erano state le denunce di casi in cui era stato negato cibo alle reclute più giovani. 

Nonostante l’opposizione degli alti ufficiali dell’esercito, entro il 2010 il “New Look” era comunque riuscito a far avanzare le riforme prestabilite fino ad un “punto di non ritorno”, risolvendo alcuni dei problemi più pressanti delle RAF. Fra questi, una delle criticità maggiori, individuata nel corso della guerra russo georgiana, risiedeva nella struttura di Comando e Controllo (C2), priva di unità e coordinazione. Nel corso del conflitto, la poca coordinazione ed unità nel C2 aveva spesso causato il passaggio di informazioni inaccurate e fra forze di terra e di aria, arrivando così a provocare l’abbattimento di numerosi aerei russi da parte di forze sia nemiche che amiche. Nel “New Look” era stata prevista la riorganizzazione di tale struttura, che da 4 livelli di comando passò a 3 (distretto militare, commando operativo-brigata) così da aumentare la flessibilità e la sostenibilità dei rapporti fra le varie unità. 

Un altro traguardo fu raggiunto dalle riforme nel 2011, quando si riuscì ad arruolare nelle RAF ben 180.000 soldati su base contrattuale, con l’obiettivo di innalzare le unità a 425.000 entro il 2017. Tale dato è di estrema importanza poiché segna la fine della mentalità militare, residuo dell’Unione Sovietica, che faceva ancora affidamento sulla mobilitazione di massa.

Parallelamente al “New Look”,,incentrato sulla riorganizzazione strutturale RAF, venne poi approvato lo “State Armaments Program“ (SAP), progetto che prevedeva lo stanziamento di più di 704 miliardi di dollari, dal 2011 al 2020, per rinnovare l’equipaggiamento militare.  

Dalla guerra in Ucraina ad oggi

Ulteriore scossa per la politica della sicurezza Russa fu lo scoppio della guerra in Ucraina, nel 2014, l’eco della quale risuonò nella Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS) del 2015. All’interno di quest’ultima veniva infatti sottolineato il continuo accrescersi delle tensioni fra Mosca e Washington, già in aumento dopo la guerra russo-georgiana. Come riportato nel testo, gli USA, affiancati dalla NATO, venivano percepiti come minaccia non solo a causa della loro corsa all’ammodernamento tecnologico-militare, ma anche della loro espansione verso le tradizionali buffer zones della Russia. Mentre nella metà degli anni Novanta una percezione negativa similare aveva però suscitato una postura più muscolare da parte di Mosca, nella NSS del 2015 venne esplicitato come la Russia intendesse contrastare l’influenza Occidentale nella regione non tramite strumenti militari, ma con l’ausilio di accordi, soft power e metodi ibridi – definiti come mezzi non-militari usati per destabilizzare l’avversario.

Tuttavia, nella NSS, Mosca sottolineò anche come le forze armate e la potenza militare detenessero ancora un valore importante nelle relazioni internazionali, dichiarando di voler continuare ad investire nell’ammodernamento degli armamenti nazionali. 

Esemplificativo di ciò è stata l’adozione, del SAP 2018-2027, nel quale il punto focale è lo sviluppo di alta-tecnologia militare sempre più sofisticata e letale. Il SAP 2018-2027 è importante soprattutto per il fatto che segna l’inizio di una nuova fase nelle SSR, che dal miglioramento di strumentazione già esistente passa allo sviluppo di armamenti su base nazionali. In tal senso, nel 2019 è avvenuto il dislocamento dell’Avangard, un veicolo planante ipersonico che può raggiungere una velocità pari a 20 volte quella della luce ed essere lanciato da missili balistici intercontinentali. Tra le altre armi più innovative delle RAF vi sono anche il Burevestnik, un missile nucleare cruise, e il Peresvet, un laser di terra alimentato ad energia nucleare. 

Altro elemento di modernità che si è rivelato fondamentale per incrementare la reattività operativa delle RAF è stata l’organizzazione ciclica di esercitazioni strategiche su larga scala. A partire dalla guerra del 2008, su rotazione annuale, i 4 distretti militari (occidentale, orientale, centrale e meridionale) hanno condotto delle esercitazioni militari per testare e aumentare la capacità di condurre operazioni congiunte, ingaggiare conflitti di larga scala e affrontare avversari tecnologicamente più avanzati. Negli anni queste esercitazioni (rispettivamente Zapad, Vostok, Tsentr e Kavkaz) sono divenute sempre più sofisticate, arrivando ad includere anche operazioni di azioni strategiche a distanza, mobilitazione di civili e manovre su larga scala. Nella più recente esercitazione “Kavkaz2020” hanno partecipato non solo alcuni paesi membri della CSTO (Armenia, Tajikistan, Kazakistan e Bielorussia), ma anche Cina, Pakistan, Myanmar, Indonesia e Sri Lanka. L’inclusione dei paesi asiatici, in particolare della Cina, in queste esercitazioni strategiche è segno della crescente importanza della politica estera russa del “Pivot to East”. In questa prospettiva, la cooperazione fra Mosca e l’Asia all’interno della Shangai Cooperation Organization si rivela di estrema importanza per rafforzare le relazioni economiche e diplomatiche, oltre che quelle militari, fra i paesi membri. 

Le SSR russe tra modernità, passato e futuro

Grazie al massiccio investimento negli armamenti e all’organizzazione di esercitazioni militari congiunte, dal 2008 al 2020 la Federazione Russa è riuscita a creare delle forze armate più snelle, mobili, autonome, efficienti e affidate a catene di comando meno dispersive. Il numero dei soldati a contratto è inoltre duplicato nel periodo tra il 2012 e il 2019, segnando un significativo distacco con il passato. 

Nonostante i successi, tuttavia, le RAF devono ancora far fronte a diverse problematicità storiche del Settore della Sicurezza russo, quali l’immobilismo politico e la difficoltà nel reclutare personale militare. Con un totale di 900.000 uomini, le RAF si trovano ad essere in difetto rispetto all’obiettivo, esplicitato in un decreto presidenziale di novembre dell’anno scorso, di raggiungere almeno 1 milione di uomini entro la fine del 2020. 

Si può dunque affermare, in conclusione, che il percorso delle SSR russe– iniziato nel 1991 con Yeltsin – non sia ancora concluso e che la Russia di Putin – secondo quanto asserito nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale 2021 – abbia ancora innumerevoli interessi nell’investire sullo sviluppo delle proprie forze armate. Questo non solo per mantenere la propria posizione in un contesto regionale mutevole e imprevedibile, dove la presenza Occidentale rappresenta per Mosca una minaccia sempre più elevata, ma anche nell’ottica di rinforzare le alleanze con le nazioni asiatiche, con particolare attenzione ai rapporti bilaterali con India e Cina. 

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