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#USA2024Le rese dei conti all’interno del partito repubblicano del...

Le rese dei conti all’interno del partito repubblicano del Texas

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Il Super Tuesday del 5 marzo ha rivelato all’America un partito repubblicano del Texas spaccato in due. Con uno sfondo nazionale che spinge il partito repubblicano sempre più verso la destra trumpiana, la guerra interna al G.O.P. texano è stata però causata da temi soprattutto locali, in particolare l’impeachment del procuratore generale Ken Paxton e un programma di voucher scolastici universali che è fra le priorità politiche dichiarate del governatore Greg Abbott. 

Negli ultimi anni il Texas è spesso risaltato nelle notizie nazionali americane e internazionali. Quasi sempre, la causa è stata la battaglia ancora in corso fra il governatore Greg Abbott e lo Stato federale sulle politiche migratorie, sfociata nella controversa operazione “Lone Star”, il trasferimento in autobus di migranti irregolari verso città a guida democratica e, negli ultimi giorni, una legge dello Stato che permetterebbe al Texas di arrestare chi attraversa il confine illegalmente. Sarebbe logico presupporre che in vista del “Super Tuesday” del 5 marzo scorso il tema migratorio fosse in cima alle preoccupazioni dei protagonisti della politica texana. I risultati hanno invece rivelato al paese un lato meno conosciuto del “Lone Star State”. Oltre ai soporiferi risultati delle primarie presidenziali, vinte da Biden e Trump, la tornata elettorale serviva anche per scegliere i candidati che a novembre si contenderanno i seggi della Camera dei Rappresentanti e del Senato, sia a livello federale sia statale. Dalla parte repubblicana, maggioritaria in entrambe le camere dello stato, le primarie per molti distretti della State House sono sfociate in una serie di rese dei conti che con ogni probabilità renderanno la camera bassa del Texas ancora più conservatrice e in riga con l’era trumpiana del G.O.P. La chiave per capire quello che è successo si può trovare in due temi che negli ultimi anni hanno spaccato il partito locale: l’impeachment del procuratore generale Ken Paxton e un programma di voucher scolastici voluto dal governatore Abbott. 

I guai giudiziari di Paxton iniziano già nel 2015, quando il procuratore generale del Texas viene accusato di frode verso gli investitori di una start-up basata a Dallas. In seguito, si scopre che per sostenere le spese legali, Paxton ha accettato una donazione di 100,000 dollari da parte del manager di un’impresa coinvolta in un’indagine dell’ufficio del procuratore stesso. Nel 2020, poi, alcuni whistleblowers segnalano all’FBI che Paxton usava il suo potere di procuratore per aiutare l’impresa immobiliare di un altro grosso donatore. Gli accusatori vengono licenziati, ma indicono una causa legale contro il procuratore, che nel 2023 accetta di patteggiare per 3.3 milioni di dollari. Il 27 maggio dello stesso anno la Camera dei Rappresentanti del Texas, a maggioranza repubblicana, vota l’impeachment di Paxton con capi d’accusa di corruzione e abuso d’ufficio. Paxton viene in seguito assolto dal Senato statale a settembre.

Dopo essere stato rieletto contro Beto O’Rourke nel 2022, il governatore Greg Abbott si è saputo porre come uno degli esponenti repubblicani più di spicco nel panorama nazionale. In gran parte, ciò è dovuto al tema migratorio e alla teatralità con cui il governatore è riuscito a identificarsi con un approccio duro e conflittuale contro la Casa Bianca. Anche Abbott ha però sofferto una spina nel fianco nell’ultima sessione legislativa statale. Il governatore non è riuscito a persuadere la Camera ad approvare una legge che avrebbe permesso alle famiglie texane di avvalersi di voucher scolastici, e quindi di soldi pubblici, anche per iscrivere i figli a scuole private. Il programma, particolarmente caro al partito repubblicano, nasce da una crescente ostilità verso le scuole pubbliche da parte delle famiglie conservatrici, causata in parte dalla pandemia di COVID-19 e dalla forte polarizzazione verso temi educativi come le questioni razziali e di genere. Nel 2022 l’Arizona ha fatto da apripista a un programma di voucher universali, imitata l’anno seguente da altri Stati a guida repubblicana come Iowa, Utah e Florida. Alcuni osservatori hanno ipotizzato che l’insistenza di Abbott per portare i voucher universali in Texas riflettesse le ambizioni del governatore di rafforzare il proprio profilo nazionale in vista di una possibile candidatura alla presidenza, sul modello di quella del governatore della Florida Ron DeSantis. Tuttavia, nonostante la politica molto conservatrice del Texas, i legislatori repubblicani dello stato si distinguono dalle loro controparti nazionali quando si tratta di difendere le scuole pubbliche, luoghi che rappresentano il centro vitale ed economico per molte comunità rurali. Nonostante 18 mesi di negoziati e tour elettorali, Abbott non è riuscito a superare l’opposizione di 21 legislatori del suo stesso partito che hanno bloccato l’approvazione del programma. 

Nel corso della campagna per le primarie del Super Tuesday in Texas, sia il procuratore generale che il governatore avevano quindi dei conti da saldare con il proprio partito. Dopo aver identificato i rappresentanti in carica più vulnerabili, Abbott e Paxton hanno sostenuto energicamente i loro oppositori. Dietro di loro hanno avuto il sostegno di alcuni fra i più grossi donatori conservatori dello stato, come i magnati del petrolio Ferris e Dan Wilks, e Tim Dunn, a cui la popolare rivista Texas Monthly ha dedicato di recente un articolo definendolo “il miliardario che vuole trasformare il Texas in una teocrazia cristiana”. Dalla parte di Abbott si registra una donazione multimilionaria da parte di Jeff Yass, miliardario della Pennsylvania e noto sostenitore della causa dei voucher scolastici universali. I toni delle contese sono stati estremamente forti, e spesso vicini all’assurdo. Diversi rappresentanti che negli ultimi due anni avevano sostenuto alcune fra le leggi più conservatrici del paese, fra cui il permesso di avere con sé armi da fuoco in luoghi pubblici senza un’apposita licenza, o le “ricompense” di 10,000 dollari offerte ai cittadini che vincono una causa legale contro chi pratica o facilita un aborto, sono stati accusati di essere eccessivamente liberali. O, nel linguaggio del G.O.P. trumpiano, di essere dei “RINOs”, ovvero repubblicani solo nominalmente (“Republicans in name only”). Uno di loro, Glenn Rogers, ha pubblicato un’indignata lettera aperta, in cui ha accusato Paxton di essere “un criminale sofisticato” e ha definito Abbott “un bugiardo”. 

Le campagne incrociate di Paxton e Abbott hanno fruttato bene. Sei tra gli oppositori dei voucher scolastici hanno perso le loro primarie e quattro dovranno affrontare il ballottaggio che avrà luogo a maggio. Tra chi aveva votato l’impeachment di Paxton invece sono stati sette gli sconfitti e otto andranno al ballottaggio. Il procuratore generale ha però riportato lo scalpo più prestigioso, costringendo al ballottaggio lo Speaker della Camera Dade Phelan. Lo stesso Donald Trump, forse riconoscente degli sforzi di Paxton per rovesciare in sede legale l’esito delle elezioni presidenziali del 2020, è intervenuto con un endorsement per l’avversario di Phelan. 
Anche se i fili conduttori della guerra fratricida nel G.O.P. texano sono temi strettamente locali, il peso di un Texas spinto ancora più a destra si farà certamente sentire nel panorama repubblicano nazionale. Anche se è estremamente improbabile che Trump perda nello Stato a novembre, le crepe che si sono formate nel partito repubblicano locale saranno difficili da riparare, e potrebbero essere un’opportunità in prospettiva per i democratici. Già nel 2026 l’unità dei repubblicani in Texas sarà messa alla prova in ambito federale, quando scadrà il mandato del senatore John Cornyn. A febbraio Paxton, con malcelate ambizioni di sfidare Cornyn per lo scranno a Washington, ha attaccato duramente su X le credenziali conservatrici del senatore. La risposta dell’interessato non si è fatta attendere: “Sarà dura candidarsi dalla prigione, Ken”.

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