Le relazioni tra Regno Unito e Turchia dopo la Brexit

In seguito alle recenti votazioni del Parlamento inglese sulla Brexit ed agli attentati che hanno sconvolto il cuore di Londra, abbiamo chiesto un contributo a Daniel Kawczynski, deputato per Shrewsbury e Atcham, tra gli autori dell’ultimo rapporto del Foreign Select Committee on UK-Turkey Relations.

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La Brexit prenderà ufficialmente il via questa settimana. È giunto, quindi, per il Regno Unito il momento di rinnovare i suoi legami diplomatici e commerciali con il resto del mondo, a cominciare dalla Turchia.

Per anni il potenziale dei legami tra il Regno Unito e la Turchia è stato soffocato dagli asfissianti negoziati di adesione tra l’Unione Europea e Ankara. Nessuno sano di mente, su entrambi i lati del Bosforo, ha mai effettivamente creduto di poter assistere in vita sua all’entrata della Turchia nell’UE. Tuttavia, la prospettiva di adesione è stata avidamente promossa e tenuta in vita per anni, incatenando il rapporto tra le due parti nella rigida e goffa struttura dei negoziati di adesione.

Ironia della sorte, Londra è stata tra i principali sostenitori dell’adesione della Turchia. Strategia politicamente astuta per il Regno Unito a quei tempi, si sta ora rivelando disastrosa per l’UE nel suo complesso. I rapporti tra Berlino e Ankara si sono ormai sgretolati. Si è assistito a scontri tra la polizia in assetto antisommossa e la diaspora turca nelle strade delle città europee. La grave e allarmante instabilità politica in Turchia, provocata da organizzazioni terroristiche come il PKK, l’ISIS e i gulenisti di FETÖ, non può essere considerata separatamente rispetto all’inadeguatezza della diplomazia europea.

Da cittadino britannico originario dell’Europa orientale, vi posso dire una cosa o due su quanto sia estremamente burocratizzato il processo di adesione all’Ue. I negoziati risultano suddivisi in decine di capitoli, per un manuale lungo 170.000 pagine, che riducono la raffinatezza delladiplomazia alla ricerca di cavilli di politica interna per l’adattamento dell’acquiscommunautaire. Inoltre alimentano false speranze da un lato, mentre stimolano sentimenti xenofobi dall’altro. Seminano disillusione popolare e frustrazione. Ad un certo punto i nodi vengono inevitabilmente al pettine. Purtroppo per la Turchia e per l’UE il momento della verità sembra essere arrivato.

La Brexit ci libera dal macigno dell’intrusione dell’UE nei nostri affari interni. Tra i suoi molti vantaggi è il fatto che ci libera dalla coperta con la quale per anni Bruxelles ha soffocato il meglio delle nostre tradizioni diplomatiche. Dovremmo ora distruggere questa coperta, incendiarla e buttarla fuori dalla finestra per poi prendere una profonda boccata d’aria fresca. Brexit è semplice. Significa semplicemente riconoscere la verità: siamo una nazione libera e sovrana, che non deve fondersi con i suoi partner, ma cercare di soddisfare e bilanciare i suoi interessi attraverso il commercio e la cooperazione con altre nazioni sovrane. E così è per la Turchia.

La Turchia è un alleato della massima importanza strategica per il Regno Unito, così come per l’Europa, anche se quest’ultima sembra tragicamente incapace di comprenderlo. Anche solo in relazione alla sua collocazione geografica, l’importanza della Turchia è destinata ad aumentare negli anni. Alle porte di questo Paese, d’altronde, si trova il focolaio mondiale di guerra, terrore e settarismo che ha già causato uno spostamento massiccio di persone verso l’Europa. Anche i russi, la cui politica è sempre orientata da questioni strategiche, sembrano aver compreso molto prima di noi che dalla cooperazione con un Paese relativamente stabile come la Turchiadipende la nostra sola e migliore opportunità di venire a capo dei violenti conflitti che lacerano il Medio Oriente.

D’altra parte il Regno Unito non ha altra scelta se non quella di protestare e opporsi alle gravi violazioni dello stato di diritto e dei diritti umani in Turchia, come nel resto del mondo. Questa posizione riflette la nostra identità. E traduce la diplomazia in ciò che è realmente: la ricerca di delicati equilibri. Sì, il pericolo che la democrazia si sgretoli in Turchia deve suscitare in noi sincera preoccupazione. Ma allo stesso modo deve preoccuparci la rottura delle relazioni diplomatiche con Ankara, che hanno i loro difetti ma anche i loro pregi, così come il suo riorientamento verso Mosca e organizzazioni internazionali non-occidentali come laShanghai CooperationOrganisation (SCO).

Il Regno Unito non dovrebbe mai permettere che le sue relazioni diplomatiche soffrano come stanno attualmente soffrendo quelle turco-tedesche. Da un punto di vista strategico e della sicurezza questa sarebbe una catastrofe, come già lo è nel caso dell’Europa. Liberi da tutte le restrizioni dell’UE, noi come Regno Unito abbiamo ora la possibilità di recuperare quell’equilibrio diplomatico nelle relazioni con i turchi di cui i nostri partner europei sono gravemente carenti. Come l’attacco a Westminster della settimana scorsa ha purtroppo dimostrato, il terrore non ci risparmierà. Colpisce tutti noi e, quindi, può essere sconfitto solo grazie a una stretta cooperazione con gli altri Paesi. Anzitutto con la Turchia.