Le proteste in Romania – Intervista al Professore Alessandro Vagnini

Nonostante siano passate due settimane dall’emanazione a Bucarest della così detta “Ordinanza numero 13”, che ha scatenato proteste di piazza come non si vedevano dai tempi del crollo del comunismo, la situazione non è ancora tornata alla normalità. Abbiamo chiesto ulteriori spiegazioni ad Alessandro Vagnini, professore di Storia dell’Europa Orientale alla Sapienza di Roma.

Le proteste in Romania – Intervista al Professore Alessandro Vagnini - Geopolitica.info Fonte EPA/VLAD CHIREA

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Professore innanzitutto, qual è la composizione dell’attuale governo e di che ceti sociali è espressione?

L’attuale governo Romeno è fondato su un’alleanza di due partiti, il PartitoSocial Democratico, che è assolutamente l’elemento maggioritario, e una fazione liberaldemocratica: Alde (Alleanza Liberaldemocratica). L’elemento determinante è il Partito Social Democratico che, a parte la recente parentesi tecnocratica, aveva il controllo del governo anche nella precedente legislatura. L’aspetto importante è legato al fatto che il Partito Social Democratico è storicamente uno dei due partiti che si sono contesi il potere negli ultimi anni, direi quello che forse ha gestito il potere un po’ più a lungo; ma parliamo di gestire il potere in Romania, che essendo un sistema semipresidenziale in cui la conflittualità è molto alta, è complicato capire all’inizio o dopo le elezioni chi veramente gestisce il potere o in che modo questo verrà gestito. L’elemento più significativo è stato negli ultimi anni quello di una forte contrapposizione trail Presidente della Repubblica e il Governo. Nel caso degli ultimi due presidenti, contando cioè anche quello in carica attualmente, c’è stato un Presidente della Repubblica che apparteneva alla destra, liberale, e un Governo Social Democratico.Si crea così una  fortissima contrapposizione, di solito focalizzata sulle due figure: Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio dei Ministri. Questa è stata la caratteristica dell’ultimo periodo, ed è la caratteristica anche attuale.

Per quanto riguarda i ceti, io non direi che un ceto sociale sostiene necessariamente una delle due parti, ma c’è sicuramente l’inizio di una contrapposizione generazionale, questo sì. Ma si sta sviluppando adesso, rispetto alle ultime elezioni. Si è anche assistito tutto sommato ad un afflusso alle elezioni molto scarso se lo consideriamo in termini di fasce d’età: molti giovani non hanno votato. Quelli che lo hanno fatto, hanno votato per una nuova formazione politica, “Unione Salvate la Romania”, che fa pensare a quei movimenti nati anche in altri paesi europei come forzedi lotta contro l’establishment politico tradizionale.Questa formazione politica ha raggiunto tutto sommato un buon risultato, considerando che erano le prime elezioni in cui partecipava. È vero però che c’è una maggioranza di persone con un più basso livello di istruzione, più in là con gli anni, pensionati ma non solo, e soprattutto originaria delle zone di provincia e non delle grandi città, che vota Partito Social Democratico, questo sì, e si vede anche da quella che è la realtà della piazza in questi giorni. Non mi spingerei fino al punto di farne una determinata categoria, però c’è una leggera tendenza in questo senso.

Qual è stato l’oggetto del contendere, ovvero di cosa tratta il provvedimento approvato il 31 gennaio?

Il tutto è partito da questa ordinanza d’urgenza, un decreto governativo, che tra le varie cose riduceva sensibilmente le pene, fino ad annullarle, per tutta una serie di reati, soprattutto reati che possiamo definire di corruzione. Stiamo parlando di modifiche del codice penale, ad esempio peraver ricevuto somme inferiori ai 40.000 euro la pena veniva sensibilmente ridotta se non addirittura annullata.Questo è importante, ha fatto scattare la protesta perché in realtà riguardava diversi personaggi politici e non, ma comunque legati al mondo della politica, uomini d’affari, personaggi che finiscono sui giornali e sulle riviste d’attualità: dal presidente della squadra di calcio, all’uomo d’affari che ha il locale alla moda al centro di Bucarest, cose di questo genere. Ma ripeto, anche molti politici sono coinvolti, incluso il capo del Partito Social Democratico Liviu Dragnea che è stato condannato. Non a caso prima che venisse scelto il governo, il Presidente della Repubblica aveva fatto dichiarazioni pubbliche dicendo che non avrebbe mai permesso che un condannato divenisse Presidente del Consiglio, e questo è il motivo per cui attualmente il Presidente del Consiglio non è il capo del Partito Social Democratico. Quest’ultimo è però quello che muove le fila, tant’è che spesso il Governo attuale viene considerato il portavoce di Dragnea e non un governo autorevole, ed è soprattutto il caso del Presidente del Consiglio. In ogni caso questo governo esiste solo da un mese, non è detto che il Capo del Governo non acquisisca una posizione maggiore, però per quella che è la situazione attuale è un mero esecutore degli ordini, o comunque così viene interpretato. Se vogliamo considerare poi un altro elemento importante è sempre questo della forte contrapposizione, ovvero la gente è scesa in piazza del tutto spontaneamente, poi naturalmente in seguito c’è stata un’organizzazione. È ovvio che la cosa venga poi cavalcata anche dai Partiti di opposizione, che nella maggioranza dei casi non è che siano esenti da episodi di corruzione o scandali vari. Sicuramente meno del Partito Social Democratico, ma anche perché quest’ultimo ha gestito il potere più a lungo. Dicevo che c’è il tentativo di approfittarsi della protesta, cosa piuttosto normale da immaginare, però il movimento di protesta che ormai da più di due settimane presidia alcune importanti piazze, soprattutto a Bucarest ma non solo, è spontaneo e nasce da una reazione della società civile. Anche perché poi quel provvedimento è stato preso in piena notte, in maniera piuttosto furtiva, e anche questo ha contribuito ad accendere gli animi della folla.

Che cosa chiede la piazza al governo?

La prima cosa è stata quella naturalmente di ritirare questa ordinanza d’urgenza, cosa che con un po’ di resistenza nel giro di tre giorni è stata fatta. Però è anche da notare che all’inizio come dicevo c’è stata una certa resistenza, tant’è che si parlava più di modificare e rivedere l’ordinanza che di ritirarla. Quindi per far sì che il governo arrivasse alla decisione di ritirarlac’è voluto del tempo. Poi c’è stato il tentativo da parte del governo di trovare una sorta di capro espiatorio, la colpa è stata fatta ricadere sul Ministro della Giustizia come se fosse stata solo una sua iniziativa. C’èanche un altro aspetto, ovvero il fatto che il governo e il Partito di maggioranza abbiano resistito piuttosto bene ad un voto di sfiducia in parlamento,nonostante anche in questo caso sia stata una cosa dovuta più che una reale azione politica. Il Governo ha tentato di difendere la sua posizione anche cercando di screditare l’opposizione, è questo il caso degli incontri che il Ministro degli Esteri ha avuto a Bruxelles quando la Commissione Europea ha chiesto spiegazioni. In sostanza la spiegazione che è stata offerta dal Ministro è stata quella di una folla manipolata e manovrata dall’opposizione. Ci sono state una serie di dichiarazioni sotto un certo punto di vista abbastanzapericolose per il discorso democratico, ovvero le parole di Dragnea che ha affermato come anche la fazione di Governo avrebbe potuto convocare la sua folla di sostenitori, ma come in quel caso si sarebbero sicuramente creati dei disordini. Dal punto di vista del discorso democratico è una dialettica assolutamente spiacevole, che però vista nell’ottica del discorso politico romeno, anche quello che si vede quotidianamente nelle tv, è abbastanza normale. C’èuna contrapposizione talmente forte anche all’interno degli organi di stampa che il discorso politico è veramente degenerato, ma questo non solo attualmente, è così da anni. Inoltre ci sono anche forti attacchi tra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, costanti tentativi di delegittimazione, e le parole vengono utilizzate in maniera molto disattenta. È da notare ancheche già il secondo giorno di proteste è stata emanata una nota congiunta di sei ambasciatori, compreso quello degli Stati Uniti, che hanno chiesto spiegazioni e criticato il provvedimento, introducendo quindi l’elemento di pressione esterna. Sono usciti anche servizi sulla stampa internazionale, nelle news, in tv, online, ed anche il New York Times ha fatto una serie di articoli. È stata una pressione molto forte.

La piazza di quali partiti e ceti sociali è espressione?

La protesta come dicevo all’inizio è essenzialmente una cosa spontanea. Invece non inserirei in questo discorso i Partiti, che ovviamente hanno cercato di approfittarsene,ma non fanno parte dell’organizzazione delle proteste. Se vogliamo parlare invece di ceti sociali, torniamoun po’ a quel discorso che facevo all’inizio. Effettivamente possiamo vedere l’inizio di una divisione sulla base delle fasce d’età e sul livello di istruzione, però questo non significa che ci siano solo quelle categorie, in piazza ci sono tutti. Questo lo vediamo ad esempio facendo il paragone tra questa protesta e le contromanifestazioni che ad un certo punto sono state organizzate dai sostenitori del Partito Social Democratico davanti alla residenza del Presidente della Repubblica. A queste ultime hanno partecipato due/tremila persone, forse poco più, in confronto ai contemporanei 100/150 mila oancora 70/80 mila degli ultimi giorni che manifestavano contro il governo. Dalle immagini che sono circolate erano essenzialmente anziani, pensionati, quindi questo è evidente. Dall’altra parte c’erano giovani, che si organizzavano con gli attuali mezzi di comunicazione, utilizzando cellulari, internet, c’era gente con i figli, con i bambini. Bisogna certamente considerare anche che tipo di persone vengono intervistate e mostrate, ma comunque è evidente che questa distinzione si stia creando. È una realtà nuova, moderna, gente che è nata e cresciuta dopo l’esperienza dittatoriale, che ha un diverso approccio con la tecnologia, con la realtà e con la corruzione come fenomeno endemico.

Quindi che conclusione possiamo trarre?

Se dovessimo immaginare una conclusione probabilmente mi rifarei al discorso che ha fatto il presidente della Repubblica di fronte al Parlamento. In sostanza ha affermato che quello che è avvenuto è stata una vergogna per la Romania, è stato un grave errore per il governo e per la maggioranza che lo sostiene e che con quell’errore adesso bisogna fare i conti. E faccio presente che mentre diceva questa prima parte del suo discorso, dopo circa 5 minuti, i membri del Partito Social Democratico hanno abbandonato l’aula. Però il Presidente ha detto anche un’altra cosa, e cioè che “chiedere di riconoscere l’errore e di ritirare l’ordinanza era troppo poco, ma chiedere la caduta del governo e nuove elezioni era troppo”.

Volevo chiudere su questo perché adesso la folla non chiede più il ritiro dell’ordinanza, perché quella è stata ritirata, si chiede di fatto la caduta del governo, quando anche il Presidente ha pubblicamente detto che questo è troppo. Oggettivamente le elezioni ci sono state due mesi fa e sono state vinte dal Partito Social Democratico. Però questo denota il fatto che la Romania rischia di andare verso un vicolo ceco, nel senso che si è creata una forte contrapposizione tra la piazza, che è consistente, e il Governo con la maggioranza che lo sostiene. Governo e maggioranza sono andati al potere facendo una campagna elettorale dicendo che si sarebbero occupati di tutta una serie di questioni soprattutto in termini di politicasociale: aumento delle pensioni, risorse a sostegno delle fasce più deboli, aumento del salario minimo… tutte cose che probabilmente faranno ed è il motivo per cui hanno preso tanti voti. Queste sono riforme necessarie in Romania. Il Governo ha però iniziato la legislatura di fatto con questo provvedimento, che è una cosa sostanzialmente diversa.

C’è una frattura che a mio parere è dovuta alla moralità della politica e della vita sociale in Romania. La corruzione non riguarda infatti solo la politica, è assolutamente diffusa in ogni ambito, ad esempio i medici che offrono servizi privilegiati a fronte di anche piccoli pagamenti in denaro soprattutto negli ospedali. Inoltre paradossalmente la Romania è il paese dell’Unione Europeacon la più alta performance economica. Allora tutti questi introiti in più dove vanno a finire? Tra l’altro più gli introiti che arrivano dalle rimesse degli emigrati che sono tante, minori di quante non fossero prima della crisi ma sono tante. Allora con tutti questi soldi, con tutte queste risorse, adesso si parla di alzare le tasse? È una cosa un po’ strana. Se la Romania è un paese con questa alta performance, con tanti giovani,anche molto buoni in determinati settori come le nuove tecnologie,e che cresce così bene, il Governo vince le elezioni proponendo tutta una serie di interventi di politica sociale e poi lasoluzione che trova per realizzarli è alzare le tasse? Tutti i soldi in più che sono entrati dove sono? Non esistono vere politiche di investimenti infrastrutturali, ci saranno forse poco più di 100Km di autostrade in Romania, dove sono le risorse? Come è possibile? Allora lì la folla e qualche altroosservatore si chiedono “ma non sarà che tutti questi soldi finiscono nei rivoli della corruzione?”.

È per questo che molti sono in piazza. Su questo forse ci dovremmo porre il quesito, e qualcuno dovrebbe porlo anche al governo romeno. Qual è veramente il programma di Governo? Cosa il Governo, avendo determinate caratteristiche e risorse a disposizionevuole fare? E come intende risolvere la situazione attuale con la piazza che fa pressioni e continuerà a farle, vedremo quanto ma continuerà a farle?