Le prossime guerre saranno su Internet?

Quando ci si riferisce ad Internet si pensa in primo luogo al diritto di esprimerci liberamente, alla libertà di parola che trova piena realizzazione ma se almeno all’epoca dei primi siti web era davvero così, adesso questo non è più vero.

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Agli albori Internet era davvero una rete globale, aperta e libera praticamente in tutto il mondo. Oggi non lo è più. Non è né globale né tantomeno libera. Secondo Reporters sans frontieres oltre il 40% della popolazione mondiale vive in paesi dove l’accesso alla rete è controllato dalle autorità. In molti Paesi, soprattutto in Africa e Asia, la rete viene strettamente controllata dai governi e c’è una vera e propria censura, i siti considerati avversi al governo in carica vengono oscurati e chi osa esprimere un’opinione diversa da mainstream culturale viene arrestato.

La tecnologia e la guerra

Si sa che la tecnologia ha influenzato il modo di combattere la guerra, le armi si sono evolute con la tecnologia, basti pensare ai carri armati e alle bombe che nel tempo sono diventate in grado di trasportare materiale radioattivo. Ma in alcuni casi da una invenzione che si è dimostrata utile in campo bellico si è arrivati ad avere innovazioni che si sono rivelate fondamentali per la ricerca scientifica o medica. Lo stesso Internet è una costola di una rete per la sicurezza nazionale chiamata Arpanet.

Guerra e tecnologia si sono sempre rafforzate l’una con l’altra, basti pensare che i grandi passi in avanti in ambito tecnologico che hanno permesso all’umanità di progredire in vari ambiti sono sempre derivati dalla ricerca in ambito militare. Che siano invenzioni nate per scopi bellici e poi utili anche nella vita civile, che siano medicine e tecniche per la cura di certe malattie che adesso rendono migliore la salute di tutti si può dire che tutta la scienza e la ricerca sono influenzate dall’ambito bellico. Per esempio la tintura di iodio è stata adottata per la prima volta dall’Esercito Italiano nella guerra di Libia del 1911-1912 e con la prima guerra mondiale iniziarono i primi veri test sulle infezioni e si parlò per la prima volta di chirurgia plastica per curare i mutilati di guerra. E bisogna ricordare che i primi carburanti sintetici per veicoli a motore nacquero durante la seconda guerra mondiale.  

Come è cambiata la guerra

Si può dire che la tecnologia ha cambiato la guerra, soprattutto negli ultimi anni, e la tecnologia con Internet è diventata più fruibile più pervasiva. Ecco che anche la guerra si è spostata su Internet.

La rete viene identificata come strumento di guerra dagli Stati che la usano per ricattare i loro nemici, per spiare, per ottenere clandestinamente informazioni, per colpire nei punti sensibili e passare inosservati. La Russia per esempio ha avuto un suo ruolo negli attacchi alla rete elettrica dell’Ucraina durante la guerra nel Donbass. BlackEnergy e l’attacco russo alle centrali elettriche ucraine hanno cambiato profondamente il modo di concepire la cyberwarfare, si è capito forse per la prima volta che un attacco informatico è in grado di gettare un intero Paese nel caos provocando disagi e vittime e di conseguenza che bisogna correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Anche la Gran Bretagna è stata attaccata quando i dati di milioni di persone che erano state curate negli ospedali del Regno Unito sono stati cancellati o trafugati e questo ha fatto prendere coscienza che un attacco virtuale può fare male, esattamente come un attacco reale.

Ma anche la lotta allo Stato islamico si è combattuta molto spesso sul web, basta pensare che  Anonymous, noto collettivo di hacker, ha effettuato attacchi informatici contro la sezione web dell’ISIS. Ha oscurato i profili social di propaganda dell’ISIS ed effettuato attacchi DdoS (che consistono nell’inondare un server di richieste, finché questo non crolla per aver esaurito le risorse disponibili) contro i siti collegati all’organizzazione terroristica. E questi attacchi hanno creato danni e vittime tra le fila del sedicente Califfato.   

Le guerre in rete

Quindi si può dire che l’avvento della rete e la sua presenza sempre più marcata nella nostra vita quotidiana sta spostando anche le guerre sul web e non è da escludere che le prossime guerre saranno combattute totalmente in rete.

Potrebbe esserci una guerra tra potenti, in particolare tra Cina e Stati Uniti, senza esclusione di colpi. Da una parte l’Europa che minaccia di non fare entrare o limitare aziende che non rispettano le regole democratiche e anti monopolio, dall’altra l’America che mette dazi e blocchi a multinazionali cinesi. E dall’altra ancora la Cina che risponde colpo su colpo. E Cina e Stati Uniti hanno già dimostrato che possono usare il web per danneggiarsi a vicenda, ed ecco che i danni da virtuali diventano reali. 

Una guerra mondiale che sembra essere appena cominciata con la battaglia aperta alla conquista della super tecnologia 5G e di tutte le applicazioni che questa tecnologia potrebbe avere in futuro con ritorni economici smisurati, con accuse di indebita ingerenza e la paura che la nuova tecnologia si utilizzata con finalità spionistiche.

Una guerra virtuale potrebbe essere solo apparentemente senza morti ma darà al vincitore o ai vincitori il potere sulle menti di miliardi di persone, inconsapevoli vittime, felici di poter schiacciare a più non posso i loro ‘like’ sulla tastiera. Ma appunto è solo apparenza perché anche le guerre virtuali creano danni reali e vittime reali. 


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Conclusione

In conclusione si può dire che nel mondo contemporaneo virtuale e reale spesso si sovrappongono e i danni di una guerra virtuale possono essere catastrofici come succede con una guerra combattuta nel mondo reale.

Un mondo subdolo, dove i nemici sono nascosti dietro una tastiera e non visibili come un tempo, non potrà mai essere sicuro se non si considera il virtuale come un terreno in cui può essere combattuta una guerra con tutti gli effetti catastrofici che una guerra inevitabilmente può avere. Perché non possiamo ignorare l’enorme impatto che una guerra virtuale può avere nel mondo reale, non possiamo ignorare che anche una guerra virtuale può causare le sue vittime.