Le primarie democratiche ai tempi del coronavirus

Il coronavirus si sta espandendo in maniera esponenziale negli Stati Uniti che, ad oggi, contano quasi 370 mila casi. Quest’espansione del virus si sta ripercuotendo anche sulle primarie democratiche: molti Stati hanno dovuto rimandare il voto, stravolgendo il calendario originariamente stabilito. Anche il Democratic National Committee (DNC) si è visto costretto a posticipare la National Convention di Milwaukee dal 13 luglio al 17 agosto. Inoltre, nelle ultime ore, la Corte Suprema del Wisconsin ha deciso di bloccare l’ordine esecutivo – emesso poco prima dal governatore Tony Evans – che prevedeva il rinvio delle primarie al 9 giugno, generando una situazione piuttosto singolare.

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Il calendario delle primarie cambia

Dato l’acuirsi dell’emergenza nelle ultime settimane, 15 Stati hanno rinviato le primarie o sono passati al voto per posta: Alaska, Connecticut, Delaware, Georgia, Hawaii, Indiana, Kentucky, Louisiana, Maryland, New York, Ohio, Pennsylvania, Puerto Rico, Rhode Island, West Virginia e Wyoming. Sei di questi Stati hanno spostato le loro primarie al 2 giugno. Il Partito democratico dell’Alaska ha annullato il voto di persona, originariamente previsto per il 4 aprile, decidendo di far votare i propri elettori per posta. La stessa decisione è stata presa anche in Wyoming e alle Hawaii. Puerto Rico aveva posticipato le primarie al 26 aprile ma sono state rinviate a data da destinarsi, l’Ohio le ha posticipate al 28 aprile, la Georgia al 19 maggio, il West Virginia al 9 giugno, la Louisiana al 20 giugno mentre New York e il Kentucky al 23 giugno. Kansas (2 maggio), Nebraska (12 maggio) e Oregon (19 maggio) ancora non hanno annunciato slittamenti.

Molti Stati, invece, voteranno il 2 giugno: Connecticut (nuova data), Delaware (nuova data), District of Columbia, Indiana (nuova data), Maryland (nuova data), Montana, New Jersey, New Mexico, Pennsylvania (nuova data), Rhode Island (nuova data) e South Dakota. Questa data, a sorpresa, è diventata la più importante delle primarie democratiche e, contrariamente a quanto sostenuto fino a qualche settimana fa, potrebbe essere in grado di cambiare le sorti delle elezioni, dando la possibilità di ottenere un totale di 686 delegati. Ovviamente, il 2 giugno potrebbe, però, essere anche l’occasione che Biden potrebbe sfruttare per mettere la parola fine al duello contro Sanders avendo a disposizione un vantaggio di circa 300 delegati. Nonostante questo vantaggio, il senatore del Vermont non ha intenzione di lasciare la corsa perché vede in quella data l’ultima opportunità per ottenere la vittoria. 

Alcuni democratici considerano questo ritardo delle primarie come un possibile pericolo: dover aspettare fino al 2 giugno, priva Biden della possibilità di accumulare vittorie che porterebbero l’attenzione dei media. Nel frattempo il presidente Trump, sta promuovendo la sua leadership in una pandemia globale, aumentando la propria popolarità a livello nazionale, attualmente al 49% e mai così alta da quando è entrato in carica, a discapito soprattutto dell’ex vicepresidente. A causa del coronavirus, invece, Sanders si è allontanato quasi interamente dalla campagna convenzionale, cercando di radunare i suoi sostenitori liberal, che come lui sostengono la proposta del miglioramento dell’assistenza sanitaria durante l’emergenza.

Le scelte di Biden

Lo scorso venerdì, durante un evento di raccolta fondi virtuale, Biden ha dichiarato di aver avuto una conversazione privata con Sanders affermando: “Bernie è un amico. Siamo rivali ma è comunque un amico e non voglio che pensi che io sia presuntuoso, ma dovrebbe iniziare il processo necessario per la scelta del candidato alla vicepresidenza che comunque richiede del tempo”. Ha confermato, inoltre, di aver parlato con Barack Obama al quale ha annunciato – come allo stesso Sanders durante la loro chiacchierata – che, nonostante ci sia più tempo causa il rinvio della Convention di Milwaukee, entro il prossimo mese creerà un comitato che sovrintenderà al processo di selezione del vicepresidente. Biden, tra le altre cose, si è ripromesso di scegliere una donna come vicepresidente, affermando che “è di fondamentale importanza che il vicepresidente sia una donna, con l’esperienza e il giusto background per svolgere il lavoro in questione”. Le principali indiziate sono Warren, Klobuchar ed Harris, mantenendo sempre un occhio di riguardo all’ex First Lady Michelle Obama.

L’ex vicepresidente ha ammesso che la pandemia di Covid-19 ha fatto passare in secondo piano la sua campagna dando al presidente Trump la possibilità di essere sempre in primo piano grazie ai suoi briefing giornalieri alla Casa Bianca. “Molti dei nostri supporter sono preoccupati”, ha detto l’ex vicepresidente. “Dove è Joe? Il presidente tiene ogni giorno lunghe conferenze stampa. Ogni giorno qualcuno mi chiama e mi dice: Joe, i numeri del presidente migliorano sempre di più e lui è sempre sotto i riflettori. Che intendi fare? La verità è che non è possibile competere con la capacità di comunicazione di un presidente in carica”, ha poi affermato Biden, facendo notare che però che i numeri del tycoon non stanno più salendo perché “lui sta affermando cose poco accurate e la gente se ne sta rendendo conto”.

Il rinvio della National Convention di Milwaukee

Il 2 aprile il Democratic National Committee (DNC), ha annunciato che la National Convention – prevista per il 13 lugliodurante la quale sarà ufficialmente eletto il candidato democratico che dovrà sfidare Trump, è stata rinviata al 17 agosto a causa della pandemia di coronavirus. La Convention si terrà ancora a Milwaukee, una settimana prima di quella repubblicana di Charlotte. “Accogliamo con favore la decisione del DNC di dare la priorità alla salute e alla sicurezza dei delegati e della più grande comunità di Milwaukee rinviando la Convention democratica ad agosto”, ha dichiarato Bill Russo, portavoce di Biden, aggiungendo che la campagna continuerà a lavorare da vicino con i partiti statali e il DNC. È intervenuto poi anche il CEO della Convention Joe Solmonese: “Nel nostro attuale clima di incertezza, riteniamo che l’approccio più intelligente sia quello di dedicare ulteriore tempo per monitorare l’evolversi di questa situazione in modo da poter posizionare al meglio il nostro partito per una Convention sicura e di successo”.

Oltre a quanto già detto, in un’intervista su This Week della ABC, Biden ha ribadito che la Convention di Milwaukee potrebbe dover diventare virtuale se il coronavirus dovesse continuare a minacciare la salute pubblica anche in estate: “C’è il rischio di dover fare una Convention virtuale. Credo che dovremmo pensarci proprio ora. Potremmo però non essere in grado di mettere 10, 20, 30.000 persone in un posto”. Le attuali regole della Convention, però, stabiliscono che i delegati devono necessariamente comparire di persona per nominare il candidato da loro scelto, quindi sarebbe necessario un cambio di regole per consentire il voto digitale.

Le primarie in Wisconsin

In Wisconsin, nelle ultime ore, si è creata una situazione alquanto contraddittoria e complessa. Sebbene un giudice federale avesse inizialmente deciso che la consultazione elettorale del Wisconsin sarebbe rimasta in programma per il 7 aprile, il governatore Tony Evers ha poi emesso   un ordine esecutivo per rinviare le primarie al 9 giugno. In realtà, il governatore non ha la possibilità di esercitare questo tipo di potere, difatti i repubblicani hanno fatto ricorso alla Corte Suprema del Wisconsin e con un voto 4 a 2 i giudici hanno deciso l’incostituzionalità dell’ordine emesso. Sebbene Evers, con il sostegno dei democratici, fosse riuscito ad ottenere l’estensione del voto postale fino al 13 aprile, dopo un ulteriore ricorso dei repubblicani, la Corte Suprema degli Stati Uniti con un voto 5 a 4 ha deciso l’incostituzionalità della proroga. I voti potranno arrivare agli uffici entro il 13 aprile ma dovranno essere spediti entro oggi. Se, al momento dell’arrivo, non presenteranno il timbro postale datati al 7 aprile non avranno nessun valore. Oggi, quindi, le primarie in Wisconsin si terranno normalmente anche se le condizioni attuali non lo permetterebbero: nelle ultime settimane era stato emesso un ordine per il quale si poteva uscire di casa solo per motivi essenziali e, inoltre, non ci sono abbastanza persone per tenere aperti i seggi. Milwaukee solitamente ha 180 seggi elettorali aperti, oggi, invece, solo 10 potrebbero aprire. Oltre 100 cittadine hanno detto che non dispongono di abbastanza persone per poter aprire un seggio. 

A tutto ciò si aggiunge il fatto che le schede votate da casa devono avere la firma di un testimone, di conseguenza la scorsa settimana un giudice aveva deciso che questa non sarebbe servita a causa della grave diffusione del coronavirus. Clamorosamente, però, qualche giorno dopo, la decisione presa dal giudice è stata annullata e, dunque, tutti coloro che hanno mandato la scheda senza firma del testimone, vedranno il proprio voto annullato.

Non ci resta quindi che aspettare l’esito dei voti in Wisconsin, dove Biden è nettamente favorito, che dovrebbero essere disponibili dal 13 aprile. Tra tre giorni si voterà in Alaska interamente per posta, pertanto, ci si chiede perché non sia stato possibile prendere una misura del genere anche nello Stato del governatore Evers. 
Stando al calendario aggiornato delle primarie democratiche, il prossimo voto di persona si terrà in Ohio il 28 aprile, ma se la situazione di emergenza dovesse protrarsi ancora, è bene che i vari Stati rimasti prendano per tempo delle precauzioni, in modo da evitare che si ripeta quanto avvenuto in Wisconsin nelle ultime ore.  

Alessandro Savini,
Geopolitica.info