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Le Olimpiadi di Tokyo e i difficili rapporti nipponico-coreani. Parte seconda

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I giochi olimpici rappresentano ancora per molti Paesi un’occasione di politica internazionale; mentre in Europa la tendenza è quella di ritirare candidature per divenirne sede, nell’Indo-Pacifico rappresentano un importante vettore di politica estera e una piattaforma attraverso cui riaffermare rivendicazioni territoriali. Ne è un esempio il secolare contenzioso tra Corea del Sud e Giappone sulle Rocce di Liancourt. Questo articolo fa parte di una serie dedicata all’ultimo anno di amministrazione del presidente sudcoreano Moon Jae-in; nel testo si farà riferimento in particolare alle relazioni tra i sopramenzionati Paesi.

Corea del Sud e il Presidente Moon Jae-In nell’opinione pubblica giapponese

Durante l’amministrazione Moon, le relazioni tra Tokyo e Seul hanno raggiunto livelli di tensione inauditi sin dalla normalizzazione dei rapporti bilaterali nel 1965. I tesi rapporti politici e diplomatici si riflettono nella percezione della Corea del Sud nell’opinione pubblica giapponese. Secondo i dati di vari sondaggi condotti dal Genron NPO e l’East Asia Institute, dall’entrata in carica del premier sudcoreano, la maggior parte dei cittadini giapponesi continua ad avere un’opinione piuttosto negativa di Seul.

Sebbene ci sia stato un lieve miglioramento, rispetto al picco negativo del 2014 (54,4%), la percentuale di coloro che continuano ad avere un’impressione sfavorevole della Corea del Sud rimane piuttosto alta (tra il 46.3% e il 49.9%). Solo una piccola minoranza (8%) dell’opinione pubblica giapponese percepisce, invece, la Corea del Sud come una nazione amichevole. Le motivazioni principali dietro a queste percezioni avverse sono le continue critiche di Seul al Giappone sul tema delle controversie storiche, una questione che ricorre, senza tregua, non solo negli incontri tra i rappresentanti dei due paesi, ma anche a livello popolare, dove il dissenso dei cittadini coreani è più volte sfociato in una serie di dimostrazioni anti-giapponesi e boicottaggi dei prodotti nipponici, iniziative chiaramente poco apprezzate dall’opinione pubblica giapponese.

Inoltre, la percezione avversa della Corea del Sud e la consapevolezza delle tensioni politiche e diplomatiche non è accompagnata da aspettative di miglioramento futuro. La maggior parte dell’opinione pubblica giapponese, infatti, rimane alquanto pessimista al riguardo e non sembra attendersi alcuna variazione nelle complesse dinamiche che affliggono Seul e Tokyo.

Anche il Presidente Moon è al centro di tali percezioni avverse. Se all’inizio del suo mandato, in molti sembravano avergli concesso il beneficio del dubbio, nel corso dei suoi 4 anni al governo, la sua immagine è andata peggiorando. Giudizi piuttosto neutri ed ambivalenti sono stati progressivamente soppiantati da opinioni negative (50.8% nel 2019 e 49.7% nel 2020); il numero di coloro che hanno, invece, una buona impressione del capo di Stato coreano si è ridotto all’1.5%: in particolare, la maggior parte (60%) dell’opinione pubblica ne disapprova le politiche adottate nei confronti del Giappone.

L’opinione negativa dell’amministrazione Moon riflette, soprattutto, la mancanza di fiducia dei cittadini giapponesi verso l’attuale governo coreano (ben il 71%, secondo i dati). Ad assumere particolare peso è la convinzione che il Presidente non si faccia scrupoli ad infrangere accordi internazionali e bilaterali, convinzione rafforzatasi in seguito alla sua decisione di revocare l’accordo raggiunto da Park e Abe nel 2015 sulla questione delle donne di conforto. Nonostante la prevalenza di opinioni negative, i cittadini giapponesi continuano, però, ad attribuire importanza alle relazioni tra Tokyo e Seul e si auspicano una pronta riconciliazione tra i due paesi.

La staffetta Abe-Suga nelle relazioni bilaterali

Sebbene sin dalla fine del 2020, il presidente Moon Jae-in abbia mostrato segnali di voler migliorare le relazioni con Tokyo, è ora il governo giapponese a ignorare una possibile riapertura coreana. L’amministrazione Suga, in linea con la precedente, rimane abbastanza scettica nei suoi confronti e ha reagito con cautela, limitandosi a tentare solo il minimo indispensabile per minimizzare le tensioni con Seul, spesso sotto pressione di Washington. Il poco entusiasmo mostrato da Tokyo al dialogo è evidente se pensiamo al mancato incontro bilaterale durante il G7 di giugno 2021, incontro apparentemente richiesto da Seul, e prontamente rifiutato da Tokyo. Il precario stato delle attuali relazioni tra i due paesi è riflesso nel più recente Libro Bianco giapponese, che sembra attribuire unilateralmente la responsabilità delle tensioni a Seul.

Lo scetticismo di Suga a riallacciare i rapporti con la controparte sudcoreana potrebbe essere riconducibile a due fattori interconnessi: innanzi tutto, in continuità con l’Amministrazione Abe, Tokyo non si fida delle promesse di Moon e percepisce le negoziazioni e un possibile compromesso con l’attuale governo coreano come un rischio preferibilmente da evitare. In secondo luogo, il premier della Corea del Sud è visto come una figura temporanea il cui mandato sta per scadere. Considerati questi presupposti e data la crescente impopolarità di Suga a livello domestico, non sorprende che il governo giapponese preferisca evitare di intraprendere discussioni e negoziati con l’Amministrazione coreana uscente.

Per Tokyo, tale scenario comporta il rischio che un eventuale accordo venga nuovamente abbandonato dopo le elezioni parlamentari sudcoreane del 2022, un’eventualità che, se verificatasi, andrebbe a danneggiare ulteriormente il precario status politico del primo ministro giapponese e del partito liberal democratico. In tale contesto, conviene quindi aspettare e vedere con chi Tokyo dovrà lavorare negli anni a venire.

Il futuro delle relazioni bilaterali

I sondaggi sull’eventuale successore del Presidente Moon Jae-in non danno prospetti univoci; per alcune settimane il candidato più probabile alla Casa Blu è stato l’ex pubblico ministero Yoon Seok-youl, personaggio vicino ai conservatori e venuto alla ribalta durante il processo all’ex presidente Park Geun-hye, guidando la pubblica accusa nei confronti di Lee Jae-yong, allora vice-presidente della Samsung. Il 29 giugno 2021 ha annunciato la sua candidatura alla Casa Blu, ponendo l’accento sul riallacciare rapporti positivi col Giappone, offrendo una soluzione definitiva ai vari contenziosi giuridici relativi alle donne di conforto e dei lavori forzati, in cambio della rimozione agli ostacoli giapponesi sull’importazione di componenti necessarie alla produzione di semiconduttori.Inoltre, l’ex pubblico ministero, nella conferenza stampa in cui ha annunciato la sua corsa alla presidenza, ha criticato aspramente le iniziative legislative dell’attuale amministrazione.

Le recenti vittorie municipali dei conservatori, per di più, non propendono in favore di un’eventuale leadership nazionale dei democratici; la recente proposta del governatore della provincia di Gyonggi, Lee Jae-myung, democratico, verso l’emissione di un reddito minimo universale, ha incontrato l’opposizione del neo-eletto sindaco conservatore di Seul Oh Se-hoon, propenso più ad un reddito progressivo, che ad uno universale tout court. Ciò ad indicare come la campagna elettorale sia entrata in una fase estremamente viva, ma soprattutto dai risvolti tuttora incerti.

Un ulteriore elemento di incertezza è giocato dalla candidatura dell’ex Primo Ministro ed ex segretario del Partito Democratico Lee Nak-yon; durante la sua dichiarazione ha posto fortemente l’accento sulla partecipazione della Corea del Sud al “Quad”, o quanto meno ad un miglioramento dei rapporti bilaterali con i Paesi facenti parte del Dialog, in ottica di contenimento cinese. Certamente una posizione condivisa anche da una parte dei Democratici coreani rappresenta un fattore da tenere in considerazione nel momento in cui si voglia tentare di prevedere l’evoluzione delle relazioni estere sudcoreane.

D’altronde, gli interessi in gioco, sia in materia di politica interna che estera sono diversi; la Corea del Sud si appresta ad entrare nel momento più caldo della competizione nel settore dei semiconduttori, in un contesto nel quale Stati Uniti ed Unione Europea si affidano principalmente a Taiwan come fornitore di microchip; per quanto riguarda la transizione energetica, il Paese del Calmo Mattino ospita multinazionali come SK, Hyundai e LG, per citarne solo alcune, che stanno investendo fortemente nella realizzazione di batterie elettriche innovative e i primi due chaebol menzionati hanno costituito quella che chiamano “l’alleanza dell’idrogeno”. La Corea del Sud mira a diventarne nazione leader a livello mondiale e attualmente è la prima ad avere realizzato una legge in merito.

Tuttavia, la trade war sino-americana potrebbe non giocare a favore della Repubblica di Corea; costruire una supply chain al di fuori della sfera di influenza del Dragone potrebbe, e in realtà lo sta già facendo, danneggiare le multinazionali sudcoreane. In un contesto del genere, e vista la storica vicinanza dei conservatori ai chaebol, non è così scontato come sembrerebbe che la postura di un eventuale governo conservatore sia fortemente anti-cinese e più conciliante con Tokyo e Washington. Il posizionamento coreano all’interno dell’Indo-Pacifico, quindi, riserva tuttora molte incertezze e ambiguità.

In sostanza, le principali direttive di disallineamento tra i due Paesi dell’Indo-Pacifico non sembrerebbero convergere nel breve periodo: la secolare diatriba relativa alle Rocce di Liancourt, quanto meno, non è una questione che possa risolversi anche nel caso di un ribaltamento della leadership sudcoreana. Al contrario, la postura diplomatica di Seul nei confronti dei propri vicini potrebbe modificarsi a seguito dell’ingresso dei conservatori nella Casa Blu. La storica vicinanza di questi ultimi al Giappone, infatti, ne fanno anche dei papabili sostenitori della FOIP, la strategia nipponica per un “Free and Open Indo-Pacific”. Che nei prossimi anni vedremo la Repubblica di Corea avvicinarsi sempre più al Quad?

Alice Dell’Era e Alessandro Vesprini,
Geopolitica.info

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