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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaLe milizie assaltano Tripoli

Le milizie assaltano Tripoli

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Lunedì pomeriggio non era la prima volta che Vladimir Vladimirovič Putin varcava la soglia dell’arco delle campane per incontrare il capo della Chiesa cattolica. L’ex kgb sanpietroburghese lo aveva già fatto nel 2000 e nel 2003 con Giovanni Paolo II e nel 2007 con Benedetto XVI.

La sua politica incarna lo spirito populista e nostalgico che da oltre tredici anni, promuove la restaurazione dell’idea di potenza russa, attraverso un rimescolamento di tradizione storica, morale e spirituale. Putin, da buon leader nazionale (nacional’nij lider) nonché portavoce del crescente Fronte popolare panrusso, nei suoi precedenti aveva riottenuto dal Papa polacco la venerata icona della Vergine di Kazan, consegnata poco dopo nelle mani del patriarca ortodosso Aleksij II, mentre dopo i colloqui con Ratzinger, la chiesa di San Nicola a Bari, meta di innumerevoli pellegrinaggi ortodossi, venne donata allo Stato russo.

Anche in questo caso il primo leader del Cremlino, proverà a conseguire un preciso risultato, magari più sostanzioso dei precedenti, con particolare riferimento all’odierna geopolitica mondiale. Il bizantinismo putiniano ha vari obiettivi che spingono Mosca ad una ricerca forsennata di legittimazione. Questa passa anche attraverso buone relazioni diplomatiche con la Santa Sede, al fine di ottenere consensi dell’opinione pubblica europea in merito al mantenimento dello status quo in Medio Oriente. Era logico attendersi nei quaranta minuti del faccia a faccia vaticani, che la questione siriana fosse posta in primo piano, ma il successivo scambio di doni ha introdotto all’altra grande questione, che lega le dinamiche della nuova diplomazia russa.

La preziosa copia dell’icona della Theotokos della città di Vladimir, protettrice della Russia ortodossa e atea (grazie ad essa nel dicembre del 1941 Stalin conquistò la resistenza del suo popolo verso i nazisti), non rappresenta un gesto sic et simpliciter di un capo di Stato. Nel solco della tradizione zarista, Putin rappresenta il supremo difensore (zaščitnik) e custode (chranitel) dei dogmi della fede e come tutore (bljustitel’) dell’ortodossia, vuole rinnovare con il Patriarcato di Mosca quel contratto a prestazioni che legava la legittimità dello Stato con i privilegi della Chiesa.

Il neo-giurisdizionalismo russo è necessario perché parte integrante dell’immagine della personalità carismatica (obraz charismatičeskoj ličnosti) che a partire da Ivan III ha posto le basi dell’autocrazia russa, incarnando l’essenza della sovranità statale. Non deve stupire pertanto l’iter religioso che l’ex Kgb segue (il bacio), perché necessario, in concerto con la Chiesa ortodossa, per incarnare la nuova immagine di ecclesia dominans seppur subordinata al potere temporale. La stabilità politica creata da Putin si nutre dell’appoggio incondizionato della religione ortodossa (privilegiata), che riceve in cambio uno ius protectionis che ne tuteli il predominio nel campo spirituale russo.

 

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