Le isole Spratly e Paracels al centro delle dispute territoriali nel Mar cinese meridionale

Il Mar Cinese Meridionale costituisce un complesso terreno di scontro nel quale convergono gli interessi di vari attori internazionali, tra i quali  compaiono la Repubblica Popolare Cinese, Vietnam, Filippine, Brunei, Taiwan e Malesia. Negli ultimi anni il quadro di tale regione è diventato sempre più delicato e cruciale specialmente nella zona delle isole Spratly e Paracelso. Per poter comprendere il contesto attuale è necessario analizzare gli elementi principali che hanno concorso, e concorrono tuttora, a far dei due arcipelaghi un’area strategica.

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Le ostilità nel Mare Cinese Meridionale hanno radici non molto recenti e che risalgono nel 1947, anno in cui avviene la pubblicazione da parte del Kuomintang (KMT) della cartina che definisce la “linea degli undici punti”, diventati in seguito nove. “La linea dei nove punti” (The NineDash Line) è composta da un insieme di segni tratteggiati che rappresentano le rivendicazioni della sovranità cinese nelle zone marittime dei Brunei, Vietnam, Filippine e Malesia. 

La particolare attenzione rivolta a tale area è dovuta principalmente alle enormi potenzialità commerciali che possiede, ovvero alla grande ricchezza di idrocarburi presenti nel fondale. Tale zona è inoltre cruciale in quanto rappresenta un’area particolarmente produttiva nell’ambito della pesca mondiale e una delle principali rotte marittime verso il nord-est asiatico.

Per quanto concerne le Isole Spratly e Paracelso, la Repubblica Popolare Cinese si è scontrata più volte con il Vietnam per ottenerne il controllo. Fra tali conflitti è pertanto cruciale citarne due: la battaglia nel gennaio 1974 per le isole Paracelso, conclusasi con la vittoria cinese, e la battaglia nel marzo 1988 per le isole Spratly, nella quale una nave vietnamita, pronta a far sbarcare le proprie truppe nell’area, venne affondata dalla controparte cinese.

Tuttavia nel luglio 2016, a seguito di un ricorso presentato dalle Filippine nel 2013, il Tribunale Permanente di Arbitrato dell’Aja ha stabilito che le rivendicazioni cinesi nell’area della “linea dei nove punti” rappresentano una violazione del diritto internazionale e, in particolare, della Convenzione sul Diritto del Mare (UNCLOS). Tale convenzione, che ricordiamo essere stata firmata anche da Pechino, la quale non ha comunque riconosciuto il verdetto della Corte, stabilisce a 200 miglia nautiche dalla costa la EEZ, ovvero la zona economica esclusiva, nella quale lo Stato può esercitare il diritto di sfruttamento esclusivo delle risorse.

In aggiunta alle profonde potenzialità economiche e commerciali del Mar Cinese Meridionale, delle quali abbiamo appena trattato, è fondamentale analizzarel’importanza strategica e militare di tali acque. La Repubblica Popolare Cinese è particolarmente interessata a tale area, e principalmente alle isole Spratly e Paracelso, soprattutto per lo sviluppo della strategia “Anti-Access/Area Denial” (A2/AD); Con tale strategia si intende controllare una determinata area, in questo caso rappresentata dal Mar Cinese Meridionale, per renderla potenzialmente inaccessibile ad eventuali nemici in caso di conflitto utilizzando coordinatamente radar, missili, sensori ed altre tecnologie. Per poter attuare tale strategia Pechino si avvale fondamentalmente dell’utilizzo dei missili balistici antinave DF-21D, anche conosciuti come “carrier killer”, e DF-26 . Quest’ultimo ha fatto il suo debutto in una parata militare a Pechino nel 2015 ed ha la particolare caratteristica di poter raggiungere i 4.000 km e di poter dunque minacciare basi distanti, come ad esempio la base militare statunitense a Guam.

Washington si dimostra essere particolarmente consapevole della potenziale minaccia rappresentata dalla strategia A2/AD, ed è proprio da tale circostanza che è possibile spiegare le varie esercitazioni statunitensi nel Mar Cinese Meridionale; fra tali esercitazioni possiamo ricordare quella del gennaio 2019, condotta dal cacciatorpediniere Uss McCampbell in prossimità delle isole Paracelso, quella estremamente recente dell’aprile 2020, condotta congiuntamente da navi da guerra statunitensi e una fregata australiana e le varie FONOP (Freedom of Navigation Operations), ovvero delle dimostrazioni condotte allo scopo di rafforzare il principio della libertà di navigazione.

Negli ultimi tre anni il quadro di tale area è divenuto sempre più delicato; basti pensare ad esempio alle già richiamate esercitazioni e dimostrazioni o alle esercitazioni condotte congiuntamente dal Regno Unito e Giappone nel 2018 e allo sfiorato scontro tra il cacciatorpediniere statunitense Uss Decatur e un cacciatorpediniere cinese di classe Luyang nelle vicinanze delle isole Spratly.  

Per quanto concerne invece le relazioni che Pechino intraprende con il Vietnam, soprattutto per quanto riguarda la zona delle isole Spratly e Paracelso, non possiamo non notare come di recente siano diventate maggiormente tese. Lo scorso aprile una nave della guardia costiera cinese ha affondato un peschereccio vietnamita nelle acque dell’isola di Woody, tale evento ha pertanto portato ad una decisa opposizione e protesta da parte di Hanoi nei confronti della Cina. Ad aggravare le circostanze vi è inoltre l’annuncio cinese dell’istituzione di due distretti amministrativi, indicati con il nome di Nansha e Xisha, nelle due Isole; il distretto di Nansha amministrerebbe le isole Spratly e il distretto di Xisha gestirebbe invece le isole Paracelso.

E’ cruciale approfondire come Pechino, per il controllo del Mar Cinese Meridionale, faccia inoltre un ampio utilizzo del tanto analizzato soft power. Per poter comprendere in che modo la Cina utilizzi tale strategia è utile richiamare l’incidente diplomatico causato dal cartone animato “Abominable” (“Il piccolo Yeti” in italiano). Uscito nel 2019, il film d’animazione è stato al centro di un vero e proprio scandalo; oggetto di tale scalpore è l’apparizione, nelle prime scene della pellicola, di una cartina geografica rappresentante la suddivisione dell’area del Mar Cinese Meridionale secondo la “linea dei nove punti”. Tale raffigurazione ha portato alla disapprovazione della Malesia, la quale ha permesso la proiezione del film ma con l’eliminazione della parte in causa, delle Filippine e del Vietnam, che ha deciso per il ritiro della pellicola dai propri cinema.

In conclusione, è possibile notare, attraverso l’analisi degli elementi che rendono geopoliticamente interessante l’area, come le isole Spratly e Paracelso siano cruciali per il più ampio confronto a livello internazionale per il controllo del Mar Cinese Meridionale. 

Elisa Ugolini,
Geopolitica.info