Le isole della pace tra Russia e Giappone

Era l’8 Agosto 1945 quando l’Unione Sovietica dichiarò guerra ad un Giappone già in ginocchio invadendo la regione della Manciuria, un conflitto che sarebbe durato fino al 2 Settembre dello stesso anno, dopo tale data fra i due paesi non fu mai firmato un trattato di pace, ma le cose potrebbero cambiare.

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La contesa delle isole Curili

I rapporti fra il Giappone e l’allora Unione Sovietica, dal ’45 fino al 1991 furono molto sporadici e sempre inseriti nella cornice della Guerra Fredda; i nipponici, fermi alleati degli Stati Uniti, rappresentavano un importante baluardo di difesa nell’Asia Orientale ed un altrettanto importante alleato strategico in chiave antisovietica e anticinese. Dopo il disgregamento del blocco sovietico le relazioni diplomatiche aumentarono ma furono sempre ostacolate per via della contesa territoriale delle Isole Curili, un arcipelago situato a Nord-Est dell’isola di Hokkaido attualmente appartenente alla Russia; esse furono invase dall’Armata Rossa durante il secondo conflitto mondiale insieme all’isola di Sakhalin, situata invece a Nord di Hokkaido e separata da essa dallo stretto di La Pérouse. Il Giappone rivendica fin dal 1945 la sovranità sull’arcipelago, in particolare sulle quattro isole prossime ad Hokkaido mentre la Russia, basandosi sugli accordi di Jalta e di Potsdam, che prevedevano l’entrata in guerra dell’allora URSS contro il Giappone e la rinuncia giapponese alle isole, vi si oppone.
Il Primo Ministro Shinzo Abe ed il Presidente russo Vladimir Putin si sono incontrati nel Dicembre 2016 stringendo un accordo per uno sviluppo economico congiunto delle quattro isole meridionali dell’arcipelago, i cosiddetti “territori del nord”, cosi chiamati dai giapponesi e da loro rivendicati, mantenendone tuttavia intatta la sovranità(1). A riprova di come questo tema sia quanto mai attuale e caldo per i cittadini, in occasione del summit fra i due leader, vi furono manifestazioni pubbliche da parte dei sostenitori della destra nazionalista. Nonostante i ripetuti segnali di apertura, nel novembre 2017 la Russia annunciò la sua intenzione di costruire una base navale sull’isola di Matua(2), al centro dell’arcipelago, e nel gennaio-febbraio 2018 ha esternato la volontà di stanziare dei jet dell’aeronautica militare su una delle quattro isole meridionali, Iturup; la risposta giapponese non è tardata ad arrivare tanto che il ministro degli esteri nipponico Taro Kono ha aspramente criticato le operazioni militari russe(3).
È quanto mai chiaro che un possibile trattato di pace debba necessariamente passare per la risoluzione di una controversia che dura da più di 70 anni e che vedrebbe, per la prima volta dal 1945, i giapponesi espandersi nuovamente, anche se al momento la situazione è in continuo divenire.

Un ponte energetico tra Russia e Giappone

Altro nodo cruciale è quello legato alla questione energetica; secondo il quotidiano economico russo «Kommersant»(4), nel marzo 2017 sarebbe stata avanzata la proposta da parte del governo di Mosca di un accordo di cooperazione economica incentrato su una cospicua fornitura di gas del valore di 10 miliardi annui accompagnata dalla costruzione di un gasdotto fra l’isola di Sakhalin e quella di Hokkaido che rifornirebbe Tokyo di una importante risorsa strategica. Il Giappone, che dispone di poche risorse naturali, importa già del gas dalla Russia in quanto partecipa nei progetti di estrazione Sakhalin-1 e Sakhalin-2 anche se con una quota minoritaria, dunque il livello di cooperazione economica fra i due paesi non ha mai raggiunto un pieno potenziale; d’altro canto, un accordo di questo tipo gioverebbe anche a Mosca, permettendole di aprire un ulteriore canale economico dopo quello intavolato con la Cina nel 2014.
Inoltre, la costruzione di un gasdotto fra i due paesi consentirebbe al Giappone di disporre di una fonte di energia alternativa a quella atomica: gli spettri di Fukushima aleggiano ancora sulla popolazione giapponese; secondo le recenti stime infatti, più di metà della popolazione è contraria alla riattivazione dei reattori nucleari(5).
Il progetto di realizzazione del gasdotto è tuttavia ancora in fase di studio, come ha dichiarato il ministro dell’economia giapponese Hiroshige Seko; sono molte infatti le incognite(6), tanto dal punto di vista logistico quanto da quello della sicurezza ambientale e sembra che, almeno per il momento, un progetto di questa portata non sia realizzabile in tempi brevi.

Risvolti geopolitici

L’articolo 9 della Costituzione giapponese sancisce il divieto di riarmo del paese ponendo questo in una virtuale situazione di difficoltà di fronte alla Cina e alla Corea del Nord. In tale scenario geopolitico gli Stati Uniti sono sempre stati validi alleati del Giappone; tuttavia attualmente i rapporti fra il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe e il Presidente Trump non sono cosi distesi nonostante le dichiarazioni effettuate da quest’ultimo lo scorso mese a Palm Beach dicano il contrario; il Capo di Stato americano non ha esitato ad estendere i dazi su acciaio e alluminio anche al Giappone e il recente incontro segreto fra Mike Pompeo e il leader della Corea del Nord Kim Jong-un ha lanciato un chiaro segnale facendo capire che gli Usa sono pronti a trattare anche senza la presenza dei nipponici, parte direttamente interessata nella crisi nord coreana dei mesi scorsi.
Un trattato di pace tra Russia e Giappone potrebbe quindi condurre ad una sempre più profonda cooperazione tra i due paesi non solo a livello economico; infatti, un’intesa con la Russia potrebbe rilanciare la posizione del Giappone in politica estera e dello stesso Primo Ministro Abe che attualmente affronta problemi di crisi interna essendo stato accusato nell’ambito dello scandalo Moritomo(7).

Conclusioni

In conclusione anche se la volontà della Russia sembra essere quella di mantenere il controllo sulle Isole Curili meridionali, allontanando l’ipotesi di un trattato di pace, il raggiungimento di un’intesa economica relativa alla costruzione del gasdotto potrebbe favorire l’avvicinamento tra i due paesi consentendo al Giappone di acquisire una posizione di maggior rilievo sia a livello locale che internazionale.