Le energie rinnovabili in Africa subsahariana: tra sviluppo economico e attori internazionali

L’insieme di crescita demografica ed economica, rendono gli stati africani dinamiche e bramosi di energia, molta della quale proverrà da fonti rinnovabili. Nonostante il potenziale fotovoltaico, eolico e idroelettrico del continente, solo il 2% dell’energia proviene da fonti rinnovabili. I limiti allo sviluppo di queste tecnologie in Africa sono legati tanto a questi di politica interna, quanto alle relazioni con gli attori regionali e internazionali.

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Il Continente africano ha registrato negli ultimi vent’anni una rapida crescita economica e demografica. Nei prossimi vent’anni nel mondo un nascituro su due avrà la cittadinanza di uno stato africano, le stime per la crescita della popolazione del continente prevedono che entro il 2025 l’Africa supererà la Cina e l’India. Quindi, una popolazione giovane e dinamica, che continuerà a spostarsi sempre di più nei centri urbani, è la premessa per comprendere l’importanza strategica in ottica geoeconomica del mercato energetico africano. In altre parole, il bisogno di un approvvigionamento energetico affidabile e sostenibile crescerà parallelamente all’urbanizzazione e alla crescita demografica, rendendo il continente africano uno dei “principali promotori della crescita della domanda globale di energia” (International Energy Agency 2019, 3-10). Inoltre, l’Agenda 2063, lanciata nel 2015 in seno alle istituzioni dell’Unione Africana (UA), che mira a ottenere entro cinquant’anni uno sviluppo inclusivo e sostenibile, considera la questione dell’approvvigionamento energetico un tassello fondamentale per raggiungere i suoi obiettivi di crescita. È bene però sottolineare anche le grandi differenze interne al continente per quel che riguarda l’accesso e l’utilizzo dell’energia secondaria. Per quanto riguarda l’energia elettrica, un cittadino urbano che vive in Africa subsahariana consuma in media appena 200 kWh/anno contro i 1.442 kWh dei Paesi del Nord Africa, e i 4.148 kWh del Sudafrica (International Energy Agency 2014). I paesi del Nord Africa e il Sudafrica da soli coprono il 70% del consumo di tutto il continente. Discorso simile può esser fatto per le persone che non hanno accesso a strutture di clean cooking. Concentrate in Africa subsahariana si stimano essere circa 900 milioni, tra queste, la fonte di energia maggiormente usata è la combustione di biomassa spesso ricavata dall’abbattimento di alberi, il cui utilizzo casalingo causa danni alla salute e particolarmente energy inefficient.


Figura 1, Mix Energetico in Africa nel 2018. Dati dell’Africa Energy Outlook (International Energy Agency 2019).

In questo scenario l’Agenda 2063 dell’UA, coerentemente con il settimo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG7), il cui adempimento è però previsto per il 2030, ripone molta fiducia nel ruolo delle energie rinnovabili all’interno del mix energetico degli stati africani, tanto da considerare il progetto della diga del Grande Inga in Congo una pietra miliare dell’Agenda. Le grandi risorse naturali e il grande potenziale di sviluppo di energie rinnovabili del continente africano fanno sì che non solo l’energia idroelettrica, ma anche quella fotovoltaica ed eolica siano abbondanti. Nel complesso la potenziale capacità di energia rinnovabile che potrebbe esser generata nel continente si stima possa arrivare fino a 24.000 TWh di elettricità all’anno, corrispondenti al 90% della produzione mondiale di elettricità nel 2018 e oltre 26 volte quella attualmente generata dal continente. Tuttavia, le energie rinnovabili rappresentano solo una piccola parte del mix energetico continentale, con solo il 18Mtoe contro i quasi 400Mtoe generati dalle biomasse. Il primo Paese africano per capacità cumulativa di energia solare fotovoltaica ed eolica nell’ultimo quinquennio è stato il Sudafrica, con 1,8 GW e 2,1 GW di capacità totale installata, rispettivamente. Il Sudafrica si è classificato al terzo posto a livello mondiale per la capacità di energia solare termica a concentrazione con il Marocco al quarto posto.

Nonostante oggi prevalgano fonti di energia non rinnovabili, l’International Energy Agency (IEA) ritiene che in Africa, soprattutto per ciò che riguarda i paesi a sud del Sahara visto il potenziale energetico delle rinnovabili della regione, si possa assistere nei prossimi vent’anni a un esempio di sviluppo a bassa intensità di carbonio. In particolare, per quel che riguarda la produzione di energia elettrica,che si stima possa derivare per oltre il 60% da fonti rinnovabili entro il 2040 (International Energy Agency 2019, 113-114). Mentre vari scenari considerati dall’IEA discordano sulla rapidità di crescita della fornitura delle rinnovabili e della crescita economica del continente, concordano sulle tecnologie che verranno sviluppate maggiormente nei prossimi decenni. Il solare fotovoltaico e l’eolico saranno le tecnologie di punta. Le rinnovabili non idroelettriche, che oggi generano solo il 22% dell’energia rinnovabili (figura 2), nei vari scenari dell’IEA supereranno il 30%, arrivando, in quelli di crescita economica africana più rapida (Africa Case), a quasi il 40% (International Energy Agency 2019, 113-114). Il peso dell’energia idroelettrica rispetto alle altre rinnovabili diminuirà, ma aumenterà in termini assoluti, e non perderà il suo primato come maggiore fonte rinnovabile nel continente. Tra l’altro, alcuni dei più imponenti progetti infrastrutturali all’interno dell’Agenda 2063 dell’UA sono proprio quelli legati ai bacini idrografici del continente (ad esempio la diga del Grande Inga soprammenzionata).

Per raggiungere questa trasformazione energetica e sviluppo economico, gli stati africani necessitano di un corposo e immediato flusso di investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Per la crescita sostenibile e inclusiva di cui parla l’UA, lo sviluppo economico dovrebbe essere accompagnato da una crescita dell’energia da fonti rinnovabili del 700% rispetto ai livelli del 2018. Affinché il continente africano, agendo nel rispetto del percorso delineato dall’Agenda 2063, dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e dagli obiettivi degli Accordi di Parigi sul clima, riesca a raggiungere questo aumento di produzione di energie rinnovabili sono necessari in media 70 miliardi di investimenti all’anno. Un tale investimento annuo contribuirebbe a un forte incremento di posti di lavoro, all’ampliamento dei settori secondari e terziari di molti degli stati dell’Africa subsahariana, ancora caratterizzati da economie prevalentemente agricole e stimolerebbe un’effetto spillover anche sulla fornitura di beni e servizi nelle aree rurali.


Figura 2, Quota delle diverse fonti di energia rinnovabile in Africa nel 2018. Dati da Connecting Dots: Why only 2% of global RE in Africa? (Buzzico, Ledauphin, Piana e altri 2020).

La domanda che potrebbe sorgere di fronte allo scenario sin qui descritto, è relativa al perché solo pochi attori internazionali, statali e non, supportino questo mercato florido, dinamico e apparentemente prossimo ad una rapida crescita, o quantomeno non ci sia il giusto interesse da parte degli investitori internazionali. Il 50% degli investimenti in energie rinnovabili in Africa, tra il 2009 e il 2018, è provenuto da Investimenti Diretti Esteri (IDE), rendendo il settore delle rinnovabili africano particolarmente dipendente da finanziatori stranieri, in controtendenza con il resto del mondo. Questi IDE, seppure in crescita nel corso degli anni, rimangono pochi, se confrontati con quelli diretti verso l’Asia. In aggiunta, gli IDE diretti in Africa, si concentrano in pochi stati Ad esempio, Enel Green Power, uno dei principali fornitori di energia elettrica nel continente, conta dodici impianti in Africa tra eolico e fotovoltaico, concentrati in soli cinque stati (Etiopia, Kenya, Marocco, Sudafrica e Zambia). Il motivo per questa scarsa attrattività e diffusione degli IDE in Africa risiede in alcuni limiti politici e normativi che rendono instabile e rischiosi tali investimenti, scoraggiando gli attori internazionali.


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Quindi, al cospetto di una crescente domanda di energia e l’enorme potenziale nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che caratterizza il continente africano, gli investimenti nelle energie rinnovabili in Africa sono ancora limitati e fortemente dipendenti da variabili politiche ed economiche di natura interna, regionale e internazionale.

Raffaele Ventura,
Geopolitica.info