Le elezioni parlamentari in Georgia, tra incognite, corruzione e un sogno europeo

Sabato 31 ottobre si sono svolte in Georgia le elezioni parlamentari. Il partito “Sogno Georgiano” fondato dal miliardario Bidzina Ivanishvili è stato riconfermato alla guida del paese con il 48% delle preferenze, ottenendo la maggioranza con 115 seggi al Parlamento, contro il 27,1% dei voti ottenuti dai partiti di opposizione “Georgia Europea” di Davit Bakradze  e  “Potere è Unità” di Vakhtang Kikabidze, uniti in coalizione nella lista “Movimento di Unità Nazionale”, i quali proponevano Mikhail Saakashvili, controverso protagonista politico del paese, già leader della Rivoluzione delle Rose del 2003 e Presidente della Repubblica tra il 2008 e il 2013, alla Presidenza del Consiglio.

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Secondo i dati del Comitato elettorale centrale, l’affluenza è stata del 56%, un dato questo, che dà prova dell’alta percentuale di assenteismo presente tra l’elettorato georgiano, seppur, in quest’ultima tornata, la partecipazione al voto sia aumentata del 5% rispetto alle elezioni parlamentari del 2016.

 Il risultato elettorale però è stato immediatamente rigettato dalle opposizioni, le quali hanno dichiarato una imminente manifestazione di protesta contro il governo neoeletto. Tuttavia se da una parte tutti i leader dei partiti di maggioranza e opposizione hanno sempre manifestato l’unanime  volontà di perseguire il sogno di un possibile, quanto improbabile, ingresso tra le fila degli Stati membri dell’Unione Europea e le visite continue degli ammiragli della VI flotta americana a Batumi, abbiano fatto sperare nella protezione della NATO, l’opposizione ha sempre denunciato la forte corruzione presente all’interno delle istituzioni georgiane, dovute anche dai presunti rapporti tra il leader del partito di governo “Sogno Georgiano” Ivanishvili e Mosca. È importante infatti ricordare come l’influenza politica putiniana sulla politica interna abcasa ed osseta e la presenza militare russa nelle due repubbliche secessioniste a ridosso del confine georgiano non hanno mai fatto dormire sogni tranquilli a Tbilisi.

Da ultima, anche la pandemia influenzale di Covid-19, che ha causato una forte perdita al Pil del paese (quasi il -4% rispetto al 2019) ha suscitato malumori e forti critiche da parte dell’opinione pubblica alla gestione dell’emergenza sanitaria seppur, la Georgia sia risultata uno dei paesi con il più basso tasso di contagi al mondo.


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La piccola repubblica georgiana, già pienamente attraversata da incognite politiche interne e tensioni secessioniste, deve fare ora i conti anche con il crescente malcontento politico e sociale che da tempo serpeggia tra la popolazione, la cui causa principale è l’alto tasso di disoccupazione. E se da una parte il peso di Mosca nella regione caucasica si fa sempre più consistente, dall’altra, la possibilità di un imminente ingresso di Tbilisi nella UE e nella NATO, in un periodo di subbuglio della Comunità internazionale, sembra farsi sempre più lontano.

Emanuele Pipitone
Geopolitica.info