Le elezioni parlamentari in Georgia del 1° Ottobre
La Georgia si trova tra la catena montuosa del Caucaso, la Turchia e l’Iran, collocazione che la rende strategicamente molto importante per gli equilibri internazionali, nonché come Paese di transito per i rifornimenti energetici provenienti dal Mar Caspio, diretti principalmente verso l’Europa e gli Stati Uniti.

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Dal punto di vista storico il Paese appartiene al mondo cristiano fin dal terzo secolo dopo Cristo, sebbene i suoi contatti con il mondo europeo siano stati interrotti per volontà turca a partire dalla conquista di Costantinopoli nel 1453, con la chiusura di ogni via di accesso al Mar Nero. La conquista russa della Georgia dell’inizio del XIX secolo rimise però in moto l’interrotto processo di europeizzazione culturale del Paese caucasico, sebbene essa portasse con sé anche gli inconfondibili tratti dell’autoritarismo zarista. Di ciò i georgiani si sarebbero sempre lamentati, sebbene molti ammettano che la conquista del paese da parte della Russia abbia comunque preservato il paese dall’islamizzazione forzata ed abbia consentito alla Georgia di ripristinare i contatti culturali con l’Europa.

Sulla base di queste vicende storiche la Georgia, sulla spintala della sua elite governativa, aspira oggi, ad avvicinarsi ed a integrarsi con l’Occidente, ambendo all’ingresso nell’Unione europea e all’adesione alla NATO. Deve ancora consolidarsi, in Georgia, la cultura politica incentrata sul rispetto del principio di legalità e delle procedure amministrative formali, ma al suo posto esiste invece una cultura basata sul decisionismo, sul forte personalismo e sulle relazioni personali, come manca anche la tutela dei diritti delle minoranze presenti sul territorio nazionale, fatto che ha contribuito a scatenare nel 2008 il conflitto armato nelle due repubbliche secessioniste di Abkhazia ed Ossezia del sud. Le recenti elezioni parlamentari del 1° ottobre in Georgia hanno evidenziato alcuni elementi politici:

1) il periodo elettorale ha mostrato l’urgente necessità di una riorganizzazione dello Stato in base a principi democratici, come evidenziato recentemente dallo scandalo legato alle torture effettuate sui detenuti nelle carceri georgiane che ha portato ad un vivace movimento di protesta nelle strade della capitale georgiana, Tblisi. Ciò ha messo bene in luce come il rafforzamento della legalità, sebbene visibile rispetto al passato, non sia stato però contemporaneamente accompagnato dal più elementare rispetto delle regole democratiche;

2) il buon risultato elettorale dell’opposizione guidata dal miliardario Bidzina Ivanishvili potrà sensibilmente incidere sui rapporti con l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Le relazioni politiche della Georgia con gli Stati Uniti e con l’Unione Europea sono state tuttavia finora basate su una percezione erronea- da parte di entrambi- sia dal punto di vista culturale che geopolitico. Fin dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, la Georgia e l’Occidente hanno cercato di trovare un linguaggio comune per la gestione dei comuni interessi. Nelle aree relative all’aiuto umanitario ed a quello finanziario lo sforzo è stato generalmente coronato da successo. Altre aree di collaborazione politica hanno però evidenziato maggiori problemi.

Uno dei primi problemi che si sono posti in un recente passato è stato il desiderio dei funzionari georgiani di ottenere benefici rapidi o immediati derivanti dagli aiuti occidentali, mentre questi ultimi preferiscono puntare su programmi di sviluppo di medio e lungo termine che prevedano in primis una razionalizzazione ed una democratizzazione dell’amministrazione statale. L’Occidente, esaltando apertamente la notevole importanza strategica della Georgia ha, seppure involontariamente, creato eccessive aspettative di un rapido miglioramento del livello di vita in vasti strati della popolazione del Paese caucasico.
Gli Stati Uniti, infatti, non sono intenzionati a investire ulteriormente se il governo georgiano non sarà capace di mettere mano ad una sostanziale riforma del quadro legale del Paese, mentre l’Unione Europea persegue la stabilità regionale attraverso la graduale risoluzione dei conflitti- in primis quelli in Ossezia del sud ed in Abkhazia – e la progressiva riforma e democratizzazione dello Stato georgiano, il cosiddetto processo di State building (riforma del sistema giudiziario, riforma della tassazione, delle leggi che regolano l’economia, riforma della pubblica amministrazione e del diritto costituzionale).

Lo spostamento degli equilibri politici interni al Paese in queste elezioni e soprattutto nelle elezioni del 2013 chiuderanno quindi una importante fase politica rappresentata dalla presidenza di Mikheil Saakhasvili- che ha indubbiamente operato a favore del rafforzamento dello Stato, ma non è riuscito ad aumentare il livello di vita della popolazione che vive nelle aree rurali del Paese, fatto questo che in una qualche misura contribuito alla sua sconfitta elettorale – e potranno forse cambiare sensibilmente in futuro i rapporti politici tra la Georgia e la comunità internazionale nel suo complesso, soprattutto nei confronti della Russia che appare, nuovamente, un interlocutore privilegiato di Tblisi. Sarà proprio quest’ultimo elemento a determinare gli orientamenti politici del paese caucasico, nel difficile tentativo di conciliare obiettivi apparentemente inconciliabili quali il rafforzamento ed il miglioramento delle relazioni con la Russia e la graduale adesione alle strutture euroatlantiche.