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Le elezioni in Armenia e le conseguenze sui rapporti con Mosca e Baku

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Invece che nel 2023, le elezioni in Armenia si sono tenute domenica 20 giugno 2021. La tornata elettorale del mese scorso è stata molto importante in quanto è la prima dopo la Guerra del Nagorno-Karabakh di settembre e mira al superamento della crisi politica che si è aperta dopo la firma dell’accordo di pace con l’Azerbaigian.

I risultati delle elezioni 

La settima legislatura, che era iniziata con la Rivoluzione di velluto (2018), si è chiusa invece il 10 maggio con le conseguenze della sconfitta militare (con circa 4 mila vittime) e gli strascichi sociali ed economici della pandemia globale, che ha imposto 4500 morti e un forte rincaro dei prezzi. Ciononostante, il 20 giugno si è riconfermato il Primo ministro uscente Nikol Pashinyan che con il suo partito Contratto Civile ha preso il 53,92% dei voti. Il risultato non era scontato in quanto proprio Pashinyan negli scorsi mesi è stato al centro di feroci critiche da parte dell’opposizione, della società civile e dell’esercito.  

Nel 2018 Nikol Pashinyan è diventato il più giovane primo ministro dell’Armenia, grazie alla cosiddetta rivoluzione di velluto che aveva lo scopo di spazzare via politicamente la vecchia élite corrotta, di cui faceva parte anche Robert Kocharyan, eroe di guerra e presidente del Nagorno-Karabakh nel 1994-1997 e dell’Armenia per dieci anni, fino al 2008. Tre anni dopo, Kocharyan è tornato sulla scena politica sfruttando il malcontento popolare nei confronti di Pashinyan, presentandosi come il candidato che avrebbe riscattato l’Armenia dopo la sconfitta subita lo scorso anno. Tuttavia, egli ha ottenuto solo il 21,04% dei voti. 

Una campagna elettorale feroce e un clima politico polarizzato

Il clima politico, già in crisi, si è ulteriormente polarizzato durante la campagna elettorale che ha assunto toni molto accesi e ha registrato anche momenti di violenza. Mentre nelle scorse elezioni, tenute nel 2018, gli elettori avevano una visione ottimistica del futuro dell’Armenia, in questa tornata elettorale, sfiducia e sconforto sono preponderanti tra gli elettori, tanto che l’affluenza alle urne è stata al di sotto del 50%.

La retorica incentrata sulla sicurezza nazionale è stata adottata da tutti i blocchi elettorali e dai partiti che si sono registrati per le elezioni, tra cui anche il partito Contratto Civile di Pashinyan, promettendo che avrebbero ripreso il controllo dei territori ceduti del Nagorno-Karabakh. I partiti meno moderati, che inizialmente si appellavano all’uso della forza per la riconquista dei territori persi, hanno poi placato i toni, affermando che sarebbero ricorsi all’uso di mezzi diplomatici.

Oltre al riscatto dalla sconfitta militare, altri elementi di scontro politico sono stati la questione irrisolta della demarcazione dei confini tra Armenia e Azerbaigian e la questione dei prigionieri di guerra armeni ancora in mani azere e la crisi umanitaria postbellica, creando una situazione fragile e precaria, la cui gestione da parte di Pashinyan era stata criticata aspramente. 

Il nuovo governo Pashinyan e i rapporti con la Russia 

Dopo la vittoria Pashinyan ha dichiarato che “inizierà delle consultazioni con tutte le forze politiche che hanno partecipato alle elezioni e che sono pronte ad un dialogo costruttivo”. Un tema comune a tutti i partiti è il rafforzamento dei rapporti con la Russia, ed è proprio ciò il nuovo Primo ministro potrebbe iniziare a costruire il confronto politico con l’opposizione. 

A differenza del 2018, in cui Pashinyan aveva incentrato la sua campagna elettorale sulla maggiore indipendenza dalla Russia, in questa tornata elettorale invece ha ribadito che l’Armenia è pronta a rafforzare i rapporti con la Russia, in particolare nelle organizzazioni guidate da mosca come l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) e Unione economica eurasiatica (EEU). Infatti, la Russia esercita una significativa influenza sulle dinamiche di sicurezza armene, soprattutto dopo aver dispiegato circa 2.000 militari nella missione di peacekeeping in Nagorno-Karabakh. Il risultato delle elezioni non cambia quindi le relazioni con la Russia, che vanno via via rafforzandosi. Inoltre, con il riaffermarsi dell’amministrazione Pashinyan, sarà possibile continuare la cooperazione trilaterale, mediata dalla Russia per l’implementazione del trattato sul cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh.

Il punto di vista di Baku 

La polarizzazione politica armena è vantaggiosa per l’Azerbaigian in due modi. Da una parte la crisi politica e lo sconforto dei cittadini armeni nei confronti delle istituzioni statali significano anche non poter dedicare interamente energie ed attenzione alle sorti del Karabakh post-bellico e all’eventuale difesa degli sconfinamenti azeri. Dall’altra, la situazione politica armena può essere facilmente strumentalizzata all’interno dell’Azerbaigian per mettere a confronto il funzionamento delle istituzioni dei due paesi e sottolineare che la stabilità autoritaria di Baku è preferibile al caos armeno.

La vittoria di Pashinyan vista da Baku può essere anch’essa un vantaggio. Infatti, l’Azerbaigian ha bisogno di una controparte nelle negoziazioni trilaterali che si mostri disponibile alla creazione del corridoio di trasporto di Nakhchivan. Assicurarsi che questo collegamento venga attuato è cruciale per Baku in quanto permetterebbe di connettere la Turchia con l’Asia Centrale, facendo diventare l’Azerbaigian un hub significativo. 

In conclusione, il secondo mandato di Pashnyan inizia con un pessimismo diffuso e la continuazione dello scontro politico tra le varie forze parlamentari. Nonostante la riconferma di Pashinyan come primo ministro, la crisi politica è destinata a continuare e il neoeletto dovrà impegnarsi per non far risprofondare il paese nel caos degli scorsi mesi; ciò, però, non permette di affrontare efficacemente gli urgenti problemi interni: la crisi economica, il destino dei territori del Nagorno-Karabakh, il rapporto con la Russia e con l’Azerbaigian. 

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