Le dichiarazioni di Trump durante l’ultimo G20

Questo weekend si è tenuto il G20 summit online, “ospitato” dall’Arabia Saudita a Riad. Il presidente Trump ha sfruttato l’occasione per ribadire un’ultima volta il concetto di “America First”, prima della fine del suo mandato in gennaio, una fine che però lui non smette di negare.

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In questi due giorni, i leader, i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali degli Stati più industrializzati del mondo si sono confrontati su due principali questioni: il vaccino contro il Covid-19 e il cambiamento climatico. Tuttavia, la mancanza di sostanziali passi avanti da parte del gruppo è in parte da attribuire alla difficoltà di portare avanti un’agenda globale quando un membro fondamentale come gli Stati Uniti si approccia agli argomenti trattati con indifferenza o addirittura ostilità.

Nella giornata di sabato, il discorso del Presidente Trump ha fatto leva sugli straordinari contributi delle aziende americane Moderna e Pfizer (in collaborazione con l’azienda tedesca BioNTech che mantiene la proprietà della tecnologia scientifica su cui si basa il vaccino) nella corsa alla sconfitta del Covid-19. Questa scoperta “tutta americana” è secondo il tycoon il motivo per cui il popolo degli Stati Uniti dovrebbe essere il primo a ricevere le dosi, andando contro la posizione di molti esperti e di alcuni altri leader mondiali, che hanno esortato a dare la priorità, a livello globale, agli operatori sanitari in prima linea e alle parti della popolazione più vulnerabili come quella degli anziani. Tuttavia, il suo approccio nazionalista alla corsa al vaccino non è stato un caso isolato, poiché anche il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro britannico Boris Johnson hanno seguito una linea simile durante i loro discorsi. Infatti, pochi giorni fa, la principale azienda farmaceutica cinese Sinopharm ha annunciato di aver somministrato il proprio vaccino a quasi un milione di persone, senza alcun segno di effetti collaterali negativi, e che a breve sarebbe stato distribuito, mentre Putin ha sostenuto ancora una volta l’efficacia del vaccino russo Sputnik V. Nonostante ciò, domenica, le maggiori economie hanno ricordato la necessità di aiutare gli Stati messi più in ginocchio dalla pandemia, dichiarando di impegnarsi a pagare per un’equa distribuzione dei vaccini e dei test Covid-19, in modo che i paesi poveri non vengano esclusi. Nel Communiqué del summit, il gruppo ha sostenuto la necessità di quelli che ha definito “gli importanti mandati dei sistemi e delle agenzie delle Nazioni Unite, principalmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità”, agenzia da cui Trump ha annunciato il ritiro a luglio, minacciando di tagliare una delle sue maggiori fonti di finanziamento.

Riguardo al tema del cambiamento climatico, il presidente americano è stato ancora più intransigente. Nel suo discorso, egli ha dichiarato: “Ho ritirato gli Stati Uniti dall’ingiusto e unilaterale accordo sul clima di Parigi, che non è stato progettato per salvare l’ambiente, ma per uccidere l’economia americana. Mi rifiuto di cedere milioni di posti di lavoro americani e di inviare miliardi di dollari americani alle nazioni che più inquinano e danneggiano l’ambiente. Insieme possiamo proteggere il nostro ambiente, fornire l’accesso ad energia pulita ed economica, e offrire un futuro di opportunità, prosperità e speranza alle le nostre Nazioni”. L’Accordo, firmato nel 2016 e fortemente voluto dall’Amministrazione Obama, è sempre stato criticato dal tycoon per quello che lui ha più volte definito un ingiusto trattamento per i paesi più industrializzati, come il suo, e una legislazione troppo permissiva per le nazioni in via di sviluppo, fra cui spicca la Cina. Gli Stati Uniti, infatti, sono sede di due (Chevron e ExxonMobil) delle cinque aziende più inquinanti al mondo, insieme alla saudita Aramco, la russa Gazprom e la National Iranian Oil Company, e l’accordo avrebbe portato ad un’inevitabile frenata dal punto di vista economico, se ciò non fosse stato accompagnato da una transizione verso la produzione di energia verde, cosa che il tycoon ha spesso generalmente affermato di voler perseguire, senza mai fare effettivi passi in tale direzione. L’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, annunciata nel 2017 ma ufficializzata nel 2019, è stata letta da alcuni come un tentativo del presidente Trump di rientrare in tale Accordo attraverso una rinegoziazione dei termini, intenzione che però egli non ha mai esplicitato. Nel 2019, gli USA erano stati l’unico membro del G20 a non firmare la parte del Communiqué sui cambiamenti climatici alla fine del vertice di Osaka, in Giappone, e molti leader mondiali hanno accolto con gioia le dichiarazioni di Joe Biden sull’intenzione di rientrare immediatamente nell’Accordo. Tuttavia, gli Stati Uniti, in questi quattro anni, non hanno neanche steso una bozza di programma per affrontare il problema, mentre il loro avversario principale, la Cina, che al momento è il primo paese al mondo per emissioni di diossido di carbonio, sta lavorando attivamente per raggiungere la neutralità climatica entro i termini dell’Accordo, muovendosi molto più velocemente di Washington.


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Da alcune testate giornalistiche, i discorsi di Trump di questo weekend sono stati definiti un “canto del cigno”, ma un paio di affermazioni riguardo alla volontà e sicurezza del presidente di lavorare con gli altri membri del G20 ancora per molto tempo sono state interpretate non solo in merito alle sue continue negazioni riguardo alla vittoria dello sfidante Biden alle elezioni, ma anche ad una sua sempre più probabile candidatura alle elezioni del 2024. 

Ginevra Falciani
Geopolitica.info