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Le criticità strategiche dietro la transizione energetica europea: il caso dell’energia solare

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Lontano dall’essere democratica e con un controllo serrato sull’economia, la Cina gode da tempo un’ormai indiscussa superiorità economica e manufatturiera di tecnologie a zero emissioni, marcando la natura asimmetrica del rapporto sino-europeo. In particolare, l’analisi proposta si concentrerà sulla superiorità mondiale della Cina nella produzione e nel commercio di pannelli solari fotovoltaici, di vitale importanza per il raggiungimento degli obiettivi europei in materia di energia pulita e allo stesso tempo difficilmente affrontabile. 

Energia solare: una prospettiva asimmetrica

Le tecnologie legate al fotovoltaico e al solare rappresentano una risorsa fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di emissioni zero di molti paesi europei. I Piani Nazionali Energia e Clima recentemente revisionati richiederebbero di triplicare la capacità di generazione di energia solare dell’UE nei prossimi sette anni, facendo dell’energia solare la fonte più importante entro il 2030 (EEA, 2023). È in questo contesto che Bruxelles mostra tutta la sua debolezza, sia in termini di importazioni, sia di capacità produttiva.

La Cina è leader indiscusso del mercato nella produzione e nel commercio di tecnologie per l’energia sostenibile (Fig.1). Come riportato dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (2019), tra il 2010 e la prima metà del 2019, essa ha superato i $700 miliardi di investimenti nelle energie rinnovabili, più di Stati Uniti e Giappone messi insieme (il secondo e il terzo produttore più grande, rispettivamente). 

La ragione fondamentale che consente alle imprese cinesi di energia solare fotovoltaica di dominare il mercato europeo è che rimangono economicamente le più competitive al mondo. La politica industriale cinese delle rinnovabili è di lungo periodo e si è rivelata una scommessa vincente. Dal 2001 ha incentivato la creazione di economie di scala e forti innovazioni tecnologiche che hanno accelerato un rapido abbassamento dei costi e dei prezzi dei pannelli (Hu, 2016). Ciò ha permesso alle imprese cinesi di energia solare di acquisire una posizione dominante nel mercato mondiale, oltre che europeo. In particolare, si prevede che la Cina da sola sarà in grado di soddisfare tutta la domanda mondiale di moduli fotovoltaici a partire dal 2030, mentre, la sua quota di capacità di produzione mondiale dovrebbe raggiungere il 78% per i moduli, l’85% per le celle e il 94% per i wafer entro il 2027 (IEA, 2023).

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Figura 1 – Quota regionale per la produzione di tecnologie pulite (e componenti) in paesi selezionati, 2021. Fonte: IEA (2023

Un’analisi geoeconomica: quanto è grave la situazione?

Tra le forme non militari di influenza, la politica commerciale e sanzionatoria tradizionalmente rientra nell’arsenale delle potenze globali. Proprio come altri attori internazionali, la Cina ha dimostrato più volte sia la volontà che la capacità di utilizzare tali strumenti. A seguito di una disputa territoriale nel 2010, il governo cinese decise di interrompere le spedizioni di minerali e metalli di terre rare al Giappone come misura di rappresaglia, costringendo Tokyo a cedere in ultima istanza (Bradsher, 2010). Più recentemente, nel 2020 Pechino vietò tutte le importazioni di carne suina tedesca, che rappresentavano un quarto del mercato totale delle esportazioni per l’UE (Welle, 2020). A seguito di ciò, Berlino si astenne dal criticare introduzione della legislazione cinese mirata ad un controllo più stretto su Hong Kong (Cha, 2023).

Appare evidente come l’utilizzo di restrizioni all’esportazione o altre forme sanzionatorie si adatti perfettamente al già collaudato insieme di strategie della Repubblica Popolare. Tuttavia, le sanzioni economiche hanno conseguenze negative anche per il mittente, specialmente nel caso di una riduzione delle attività economiche e degli scambi con il bersaglio. Ecco perché, a parte la motivazione, una analisi completa non può non considerare sia la capacità del mittente che del bersaglio di sostenere i costi di tale interazione. Seguendo l’analisi di Kavakli et al. (2020), due sono i principali punti rilevanti per il nostro caso.

(i) In primo luogo, la disponibilità di outside options, ovvero potenziali nuovi acquirenti o venditori di beni sottoposti a sanzioni (sostituzione esterna). Ciò significa che per essere efficace, l’esportatore deve detenere una quota elevata del mercato del bersaglio per il bene designato, pur non essendo troppo dipendente da quelle stesse esportazioni. Ciò si applica perfettamente alla situazione del mercato internazionale dei pannelli solari fotovoltaici. Come abbiamo visto, l’UE dipende fortemente dalle esportazioni di pannelli cinesi, poiché la quota cinese è pari al 90% di tutte le importazioni di pannelli solari fotovoltaici (Eurostat, 2022). Al contrario, per la Repubblica Popolare il commercio di pannelli solari fotovoltaici rappresenta solo una frazione minima del valore dell’export (1,5%), e ancora meno se si considera il solo mercato europeo (World Bank, 2022). Inoltre, la Cina è un esportatore difficilmente sostituibile, in quanto come visto in precedenza detiene e controlla quasi totalmente le catene di approvvigionamento di pannelli fotovoltaico-solari.

(ii) In secondo luogo, la possibilità di produrre il prodotto sottoposto a sanzioni internamente (sostituzione interna). Logicamente, è più difficile produrre un bene quando è intensivo in termini di capitale umano e tecnologia. Questo è ancora una volta il caso dei componenti fotovoltaico-solari. Secondo l’Atlas of Economic Complexity (2022), i pannelli si posizionano al 188º posto su 1221 prodotti e merci in termini di complessità. Per fare un paragone, il tanto discusso gas russo, da cui L’Europa sta cercando di svincolarsi in seguito all’aggressione russa in Ucraina, si trova al 1205° posto. Come molte materie prime si tratta infatti di un prodotto relativamente semplice in termini di produzione e lavorazione, mentre la componentistica dei pannelli richiede ben altra sofisticazione.  Lo stesso tipo di “calcolo della complessità” può essere eseguito anche per le economie nazionali, e può fornire un’indicazione sulle capacità tecnologico-produttive di un paese. Seppur inferiore rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, sempre secondo l’Atlas l’Europa si posiziona sufficientemente bene nel suo complesso con una posizione media di 22ª nel mondo. Tuttavia, è importante ricordare che il controllo statale dell’economia cinese è estremamente invasivo. Molti fattori, come ricchi programmi di sovvenzioni statali, lavoro a buon mercato e pratiche di dumping, hanno fortemente compromesso lo sviluppo interno dell’industria fotovoltaico-solare europea, riducendola alla bancarotta (Radowitz, 2023).

Implicazioni strategiche

In risposta a quanto appena illustrato, si potrebbe argomentare in favore di misure protezionistiche per proteggere i produttori locali e rafforzare le capacità industriali interne. Tuttavia, specificamente per i pannelli, l’evidenza suggerisce che sia le restrizioni all’importazione che i dazi di natura “punitiva” si sono rivelati inefficaci nel cambiare il comportamento della Cina, ponendo ulteriori ostacoli agli obiettivi energetici del sanzionatore (Cheng & Tsang, 2022; Jensen, 2022). Inoltre, date le attuali tensioni nelle relazioni sino-europee, misure commerciali aggressive di questo tipo potrebbero potenzialmente portare a non trascurabili ritorsioni. Un approccio più saggio vedrebbe dunque il consolidarsi e il potenziarsi delle politiche industriali europee, e considerare strategie di diversificazione sia in termini di partner commerciali che di politiche energetiche. Sul lato energetico-industriale, il recentemente proposto Net-Zero Industry Act, ovvero la risposta della Commissione all’Inflation Reduction Act statunitense, rappresenta un importante passo verso l’autonomia strategica europea, garantendo tra le altre cose un più veloce sviluppo della capacità manifatturiera di molte tecnologie a zero emissioni (tra cui gli stessi pannelli fotovoltaici e solari). Tuttavia, a differenza di quello americano, il regolamento europeo non si pone in maniera tecnologicamente neutrale, tarpando le ali a molte tecnologie chiave per la sicurezza interna come quelle per la produzione di energia nucleare. Sul fronte della diversificazione di partner commerciali, un mercato da monitorare è sicuramente quello indiano, dove il valore delle esportazioni di pannelli ha registrato un aumento del 500% rispetto al 2022, mentre ci si aspetta il raggiungimento dell’autosufficienza nel 2026 (IEEFA, 2023).

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