Nel quadro dell’edizione 2016 dei Mediterranean Dialogues, che si sono svolti a Roma dal 1 al 3 dicembre, è intervenuto anche Sergey Lavrov, Ministro degli Esteri della Federazione Russa. In un breve intervento ha illustrato alcune delle intenzioni della Russa per quanto riguarda l’area del Mediterraneo allargato, specificando che per avere un’idea più completa della politica della Federazione è sufficiente conoscerne la storia e la geografia.
In particolare Lavrov si è soffermato sulla situazione in Siria, esternando la sua contrarietà verso la politica degli Stati Uniti, che ha più volte rimproverato per l’esito delle loro azioni in Libia. Azioni che hanno condotto ad un vuoto di potere dopo la caduta di Gheddafi e al caos che ne è derivato, una situazione che la Russia preferirebbe evitare di creare anche in Siria, un paese che ha definito cruciale. Ha poi insistito sull’importanza di iniziare al più presto dei negoziati tra tutte le parti del conflitto con lo scopo di raggiungere un compromesso politico di cui possano beneficiare tutti.
Un altro motivo di rimprovero agli Stati Uniti è stata la liberazione nel 2004 di al-Baghdadi dal campo di prigionia di Camp Bucca nel sud dell’Iraq, a seguito della quale l’autoproclamato Califfo si è recato in Siria per combattere con al-Nusra e per diventare poi il leader dello Stato Islamico. In seguito a questo episodio, Lavrov ha fatto capire come la Russia non accetti lezioni dagli Stati Uniti.
Ma la dichiarazione più importante del Ministro è stata quando, interrogato sui due principali problemi internazionali che riguardano la Russia, ossia la Crimea e l’Ucraina, Lavrov ha liquidato la prima affermando come non sia affatto un problema internazionale bensì territorio nazionale russo a tutti gli effetti, come ha confermato anche l’esito del referendum.