L’asse economico tra Cina e Brasile, un’interdipendenza crescente

Cina e Brasile, giganti economici a livello mondiale e paesi maggiormente rappresentativi, sotto il profilo finanziario, dei rispettivi continenti d’appartenenza, hanno dato vita negli ultimi anni a numerosi accordi bilaterali che non hanno fatto altro che accrescere l’interdipendenza tra due delle economie che hanno conosciuto un più rapido sviluppo nel corso degli ultimi decenni. I recenti scandali politici brasiliani influiranno sugli investimenti cinesi?

L’asse economico tra Cina e Brasile, un’interdipendenza crescente - Geopolitica.info

Il rapporto tra Cina e Brasile, avviato con successo sin dagli albori del Terzo Millennio, ha assunto dopo la grande crisi globale il volto di una partnership tra economie ‘emergenti’ del BRICSche intende bypassare mercati in sofferenza come quello europeo, magari nell’ipotesi che essi non possano più tornare agli splendori del passato. Una sorta di autoassicurazione per il futuro, dunque.

Gli scambi commerciali tra la Cina e il Brasile si sono difatti moltiplicati per 25 volte in poco più di dieci anni, passando da 3,2 miliardi di dollari nel 2001 a 83 miliardi di dollari nel 2013. Nel 2009, la Cina è diventata il primo partner commerciale del Brasile, davanti agli Stati Uniti. All’anno 2015, il peso di Pechino è pari al 18 per cento del commercio estero del Brasile. Nel 2014, gli scambi bilaterali sono stati pari a 78 miliardi di dollari.

Numeri impressionanti che certificano altresì un cambiamento nelle strategie di Pechino nei confronti del gigante sudamericano: dall’ iniziale attenzione alle risorse, i cinesi starebbero ormai concentrandosi principalmente sulle infrastrutture. Si tratta di una tattica utilizzata dal PCC anche in altri paesi, e basata sulla formula ‘win-win’.

Win-win è un’espressione inglese che indica la presenza di soli vincitori in una data situazione. Per estensione si considera win-win una qualsiasi cosa che non scontenti alcuno dei soggetti coinvolti.In termini economici, si tratta di una negoziazione alla fine della quale entrambe le parti in causasoddisfano i propri interessi, e hanno la percezione di aver raggiunto gli obiettivi inizialmente prefissati.

Per quanto riguarda i progetti infrastrutturali, gli investitori cinesi si sono mostrati molto interessati alle ferrovie brasiliane e il China Daily ha recentemente affermato che:”Gli investimenti cinesi in ferrovie brasiliane sono considerati come uno scenario win-win a vantaggio delle società cinesi e che aiutano il trasporto merci dal Brasile alla Cina. La logistica di trasporto è un problema principale per il Brasile quando si tratta di esportazioni, e la Cina intende supportare i brasiliani in questo particolare frangente”.

Gli ultimissimi anni sono stati pregni di importantissimi accordi commerciali tra i due paesi: nel 2014 Cina e Brasile hanno deciso di fare le cose in grande firmando 54 accordi che riguardavano diversi settori: dal commercio alla scienza, dalla tecnologia allo sviluppo energetico, alla difesa, all’istruzione e all’aviazione civile. I due paesi hanno indirizzato ogni intesa allo sviluppo del territorio e dell’economia dichiarando che entrambi hanno un ottimo potenziale di crescita e di sviluppo senza perdere per questo di vista l’importanza del rispetto e della tutela ambientale.

Nel 2015 invece, la Cina ha siglato con il Brasile un ambizioso piano di investimenti per 50 miliardi di dollari in diversi settori dell’economia del gigante sudamericano, il tutto nel quadro di un “piano d’azione comune” fino al 2021, in particolare nelle infrastrutture, nell’energia e nei trasporti. “Il cortile degli Stati Uniti sta per diventare il giardino della Cina e non solo in Brasile ma in tutta l’America Latina”, ha dichiarato poi all’Agenzia France Press Charles Tang, presidente della Camera di Commercio Brasile-Cina.

Infine, è notizia di pochi giorni fa che Cina e Brasile hanno firmato 14 accordi cooperativi, in cui a temi come quelli energetici, legati al nucleare e all’energia idroelettrica si aggiunge anche un fattorepittoresco legato allo sport più popolare al mondo: il calcio.

Difatti, oltre alle questioni economiche, Xi ha dichiarato di essersi posto l’obiettivo di rendere la Cina una vera forza nel calcio internazionale, sperando di ospitare presto la Coppa del Mondo, e di voler prendere esempio, dunque, dai brasiliani, veri maestri di questo sport.

Il calcio, dunque,si conferma sempre più come uno strumento diplomatico sul quale si possono anche misurare i rapporti politici tra i paesi.  Sullo scacchiere mondiale il calcio come strumento di soft power risulta così sempre più rilevante.

Il neo-presidente brasiliano Temer, dal canto suo, rimanendo fermo su tematiche prettamente economiche, ha puntato forte sui rapporti con la Cina per rilanciare l’economia del suo paese. Egli ha definito “prospera ed affettuosa” la relazione diplomatica tra i due paesi. “Il Brasile è un partner cooperativo principale per la Cina”, ha dichiarato invece Xi.“La relazione Brasile-Cina ha un significato strategico globale e i due paesi vogliono approfondire la loro cooperazione e procedere in armonia” è la conclusione a cui sia Temer che Xi sono arrivati.

Inoltre, Zhang Run, vice direttore generale del dipartimento cinese dell’America latina e dei Caraibi, ha dichiarato che il commercio tra i due paesi è aumentato di oltre il 30 per cento nei primi sette mesi del 2017, spiegando che gli investimenti in Brasile di oltre 30 miliardi di dollari da parte della Cina costituiscono la “destinazione numero uno per gli investimenti cinesi in America Latina”.

In conclusione, sulla prospera e proficua relazione economica tra Cina e Brasile permangono un paio di nodi da sciogliere. In primo luogo, bisognerà verificare se il meccanismo continuerà a funzionare, o senei suoi ingranaggi si insinuerà il rifiuto per quello che molti osservatori definiscono come una nuova forma di imperialismo commercialeportato avanti dalla Cina in Brasile e nell’intera area latinoamericana: nel secondo caso, il rischio riposerebbe in una conseguente paralisi da protezionismo.

In secondo luogo, ci sono da considerare le incognite legate agli scandali politici che hanno colpito il Brasile negli ultimi anni, e che hanno condotto, tra le altre cose, al procedimento di impeachment nei confronti dell’ex presidente Rousseff. Difatti, va specificato che di fronte a situazioni politiche turbolente, spesso la Cina allenta la propria presa, limitando così i propri investimenti. Nel caso di specie, i recentissimi accordi sopramenzionati sembrano scongiurare, almeno per il momento, l’ipotesi di un ‘disimpegno commerciale’ in Brasile da parte della Cina. Secondo gli analisti, infatti, gli investitori cinesi conoscono il potenziale dell’economia brasiliana nel lungo periodo e continueranno certamente nei loro cospicui investimenti.