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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoL'Armenia sembra guardare a Occidente: rischio o mossa vincente?

L’Armenia sembra guardare a Occidente: rischio o mossa vincente?

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Dopo l’attacco da parte dell’esercito azero in Nagorno-Karabakh del 19 settembre e il conseguente esodo da parte della popolazione armena di questa regione verso l’Armenia, Yerevan si trova ora a dover fronteggiare delle situazioni molto delicate, che si potranno rivelare cruciali per il futuro dell’esistenza stessa del paese.

Il bombardamento della capitale Stepanakert dell’autoproclamata repubblica autonoma del Caucaso meridionale e la successiva conquista azera di tutto il territorio dell’Artsakh (nome armeno per il Nagorno-Karabakh), hanno prodotto un ridisegnamento degli equilibri e degli assetti politico militari nel sud del Caucaso che potrebbe condurre a una nuova fase delle relazioni internazionali dei paesi ivi presenti.

L’Armenia, dopo l’aggressione azera in Nagorno-Karabakh e la susseguente riconquista da parte dell’esercito azero di tutto il territorio dell’oblast autonomo, ha considerato la Russia un partner non più affidabile, visto che secondo Yerevan (da quanto risultava dall’accordo di cessate il fuoco del 2020) le forze di peacekeeping russe sarebbero dovute intervenire in caso di ripresa delle ostilità, mentre non è stato così. Inoltre, a fronte degli sconfinamenti azeri in territorio armeno, la Russia non è intervenuta né militarmente né politicamente a favore dell’Armenia, sebbene sia formalmente vincolata alla difesa di Yerevan in virtù della comune adesione alla CSTO. Da quel momento, il governo del primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha quindi portato avanti una politica di rottura dei legami con Mosca e di avvicinamento con i partner occidentali.

Di recente, Pashinyan ha deciso di non partecipare all’incontro dei paesi del CSTO che si svolgeva a Minsk e questo ha provocato non pochi malumori nel Cremlino. Allo stesso tempo, l’Armenia ha siglato un accordo con la Francia e ha ricevuto attraverso la Georgia diversi veicoli blindati Bastion di fabbricazione francese e di parti del marchio ARQUUS, specificamente progettate per i Bastion. Oltre alle forniture militari, secondo quanto dichiarato dal ministro delle forze armate francese Sebastièn Lecornu, la Francia invierà anche consulenti per l’addestramento delle forze armate armene e lo sviluppo delle capacità di difesa aerea di Yerevan, che dalla ripresa delle ostilità in Nagorno Kharabak ha sperimentato una netta inferiorità militare, soprattutto nella dimensione aerea, rispetto alla vicina Azerbaigian. 

Anche il Sottosegretario parlamentare degli affari europei inglese Leo Docherty in questi giorni ha espresso il sostegno del Regno Unito all’Armenia e ha sottolineato che ci sarà senza alcun dubbio il sostegno di Londra alla sovranità e alla sicurezza regionale armena. La Germania ha fornito 84,6 milioni di euro in aiuti all’Armenia sotto forma di sovvenzioni e prestiti, ha annunciato mercoledì il Ministro federale per la Cooperazione economica e lo sviluppo Niels Annen. Il senato degli Stati Uniti invece ha adottato un disegno di legge che sospende tutti gli aiuti militari all’Azerbaigian, abrogando l’autorità di deroga della sezione 907 del “Freedom Support Act” per la Presidenza in relazione all’assistenza all’Azerbaigian per gli anni fiscali 2024 e 2025. Questo, a causa dell’attuale situazione precaria dell’Armenia, che vede nel congelamento del sostegno statunitense a Baku una forma di protezione della propria sicurezza nazionale. Anche l’India ha deciso di inviare armi a Yerevan per via della grossa comunità indiana presente nella capitale caucasica, inviando sostanziali aiuti militari.

Questi eventi hanno scatenato l’ira di Mosca e di Baku, di fatti, il presidente Ilham Aliyev ha rifiutato di partecipare agli ultimi colloqui di pace con l’Armenia che si dovevano tenere a Washington, mentre il presidente turco Erdogan, principale sostenitore della causa azera, ha commentato dicendo che “è evidente che l’Armenia ha imparato la lezione dal Nagorno-Karabakh”.

L’intento armeno è piuttosto evidente, Pashinyan ha compreso che la questione del Nagorno-Karabakh è una questione ormai chiusa e che questo episodio può segnare l’“occasione” definitiva per una svolta socio-economica per l’Armenia, concretizzandosi in una propensione per una maggiore richiesta di aiuto e di sostegno all’occidente e cercando così di entrare nell’orbita europea – statunitense, specialmente anche in un periodo così difficile per la Russia.

Questo potrebbe essere un azzardo o una mossa forse azzeccata per il piccolo stato del Caucaso. Da un lato, sebbene la politica estera russa sia sempre meno influente nei paesi CSTO e in Eurasia e sebbene Mosca si trovi sempre di più in una situazione economica e geopolitica difficile, la Russia resta comunque il primo paese per destinazioni dell’export armeno e Gazprom Armenia, la filiale locale dell’azienda statale russa del gas, possiede tutte le infrastrutture di distribuzione del gas del paese. Inoltre, l’economia armena dipende in buona misura anche dai lavoratori migranti che inviano i loro salari dalla Russia. Nel 2022 i trasferimenti di denaro dalla Russia hanno rappresentato 3,6 miliardi di dollari sui 5,1 miliardi totali entrati nel Paese e infine, in Armenia, è ancora presente una compagine di 10000 soldati russi nel suo territorio, 5000 dei quali sono stazionati a Gyumri vicino al confine con la Turchia. Dall’altro lato invece, l’Armenia riceve la maggior parte dei fondi dai paesi dell’UE e dagli Stati Uniti e anche dopo l’arrivo dei circa 100000 esodati dal Karabakh, Yerevan ha ricevuto moltissimi fondi per questa emergenza. Un altro aspetto importante è rappresentato dal fatto che da quando l’Armenia ha intensificato i suoi rapporti commerciali con le regioni menzionate sopra, in particolare con gli USA e la Francia (paese con il quale ha da sempre goduto di buoni rapporti), la crescita economica è aumentata secondo le statistiche e inoltre è riuscita a ricevere quel sostegno economico e militare che pareva mancare dalla parte russa ultimamente.

Ovviamente, non è facile dire cosa sia meglio o peggio per l’Armenia, tuttavia pare che specialmente dopo la guerra del Nagorno-Karabakh, l’Unione Europea e gli Stati Uniti abbiano deciso per una politica di maggiore vicinanza all’Armenia. Questo “spostamento” dell’asse geopolitico armeno pare produrre poi anche dei risultati positivi per la sicurezza e la crescita economica, come abbiamo visto e forse, se condotto in maniera attenta, potrà non causare disastri economici derivanti dallo sgretolarsi delle forti relazioni con la Russia, ma addirittura benefici. Effetti positivi, per esempio, possono essere visti nelle continue richieste europee, in particolar modo francesi, sullo status dei prigionieri armeni del Karabakh e nella pronuncia della Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite che ha obbligato l’Azerbaigian attraverso l’applicazione di una misura provvisoria a garantire il ritorno sicuro, senza ostacoli e rapido delle persone che hanno lasciato il Nagorno-Karabakh dopo il 19 settembre 2023. Inoltre, in base alla decisione della Corte internazionale, l’Azerbaigian è obbligato a garantire che le persone rimaste nel Nagorno-Karabakh dopo il 19 settembre 2023 e che desiderano partire possano farlo in modo sicuro, non ostacolato e rapido. In base alla decisione, la Repubblica dell’Azerbaigian, in conformità agli obblighi assunti con la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, dovrà proteggere e dovrà conservare i documenti e i registri di registrazione, d’identità e di proprietà privata, accettandoli come base nella sua prassi amministrativa e legislativa. Entro 8 settimane dalla pubblicazione della decisione, l’Azerbaigian dovrà presentare alla Corte una relazione sulle misure da adottare per garantire l’attuazione delle misure temporanee.

Dunque, in un panorama molto complesso come quello del Caucaso meridionale, la piccola repubblica post sovietica dovrà calibrare molto bene le sue scelte e, in ogni modo, ormai, pare sia comunque inevitabile che gli equilibri geopolitici del passato subiscano degli stravolgimenti. Ciò che è certo è che l’Armenia dovrà valutare al meglio e contare ogni singolo aspetto per quello che sarà il tema della sicurezza nazionale e della sua economia nel futuro, perché a fronte di un numero consistente di profughi da gestire e a fronte di un vicino sempre più potente economicamente e militarmente come l’Azerbaigian che sembra non volersi fermare al solo Artsakh, la situazione è veramente critica. Solo un abile manovra politica a livello internazionale di Pashinyan e un sostengo serio, concreto e duraturo di altri partner di un certo livello potranno garantire all’Armenia un futuro di stabilità e di pace. Sullo sfondo delle scelte del governo Pashinyan restano però le minacce azere lungo il confine sud con l’Azerbaigian e il rischio che le ambizioni di Baku possano estendersi al territorio propriamente armeno. Difatti in questi giorni, un soldato armeno è stato ferito al confine con l’Azerbaigian in Nakhicevan.

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