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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaL’Arabia Saudita e l’obiettivo di costruire il consenso internazionale...

L’Arabia Saudita e l’obiettivo di costruire il consenso internazionale anti-Iran

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In Medio Oriente, un altro anno carico di turbolenze è terminato. Tuttavia, a causa del caos regionale alimentato dall’accesa rivalità fra Arabia Saudita ed Iran, il 2018 si preannuncia altrettanto turbolento.

Poche cose sono esplosive come la combinazione fra ambizione e nervosismo strategico – e a Riyadh, sotto la leadership indiscussa del potente Principe della Corona Mohammad bin Salman, si respirano entrambi. Per questo gli esiti del viaggio di marzo del Principe in Europa e negli Stati Uniti potrebbero essere sorprendenti.

Obiettivo principale resta, in primis, il contenimento dell’Iran. L’Iran, dal punto di vista del Principe Mohammed, sta diventando la potenza dominante dall’Iraq al Libano. Teheran, anche se non in pieno controllo di Baghdad, Damasco e Beirut, può decisamente modellare i loro scenari politici – e, nel caso siriano, militari – grazie ai suoi proxies ed alleati. Gli iraniani stessi sono stati chiari sul loro punto di vista riguardo alla regione: “E’ possibile prendere qualsiasi decisione rilevante riguardo all’ Iraq, Siria, Libano, Africa del Nord o Golfo Persico senza l’Iran?” ha tuonato pochi mesi fa Hassan Rouhani, Presidente dell’Iran.

Mohammad bin Salman, evidentemente pensa di sì, e di questo vuole convincere i sui alleati a Londra e Washington. Addirittura, pur di raggiungere l’obiettivo di escludere Teheran dalla politica regionale, la politica estera e di sicurezza saudita sembra essere andata in “overdrive” – mentre l’Iran rimane un passo avanti. L’intervento saudita in Yemen è stato costoso e inconclusivo, anche dopo più di tre anni. La situazione potrebbe evolversi in ciò che Riyadh ha maggiormente cercato di prevenire: la trasformazione del movimento degli Houthi in qualcosa di molto simile ad Hezbollah in Libano. L’isolamento del Qatar guidato dall’Arabia Saudita ha avuto, parzialmente, più successo: lo sforzo di addomesticare le risolute politiche regionali di questo paese ha funzionato, ma la crisi è stata di fatto una sconfitta di pubbliche relazioni per Riyadh. L’ultima avventura saudita – la forzata consegna delle dimissioni, poi ritirate, di Saad Hariri come Primo Ministro del Libano – ha creato sconcerto in Libano e oltre. Se l’obiettivo è chiaramente contenere l’Iran, le strategie su come agire sono state finora, inefficaci. Lo Yemen è un terreno strategico estremamente spinoso, dove le guerre sono costose e complesse ed i risultati ambigui. E’, inoltre, un teatro periferico. L’equilibrio di potere in Medio Oriente è tradizionalmente determinato in Siria ed Iraq, dove tuttavia, l’Iran è un passo avanti.

Contenere l’Iran, richiederebbe piuttosto un vasto consenso internazionale, per cui non sembrano esserci i presupposti: ad esempio le potenze asiatiche emergenti così come gli stati europei, difendono a spada tratta l’accordo sul nucleare stipulato con l’Iran nel 2015. In questo senso, però, sta lavorando Mohammad bin Salman.

In primis con tentativi di avvicinamento tattico con Mosca, la maggiore alleata dell’Iran in uno dei principali teatri mediorientali, la Siria. Nonostante Russia e Arabia Saudita siano caratterizzate da un passato di reciproca sfiducia e ostilità risalente alla Guerra Fredda, le due nazioni condividono oggi anche interessi strategici reciproci, innanzitutto, nel mercato energetico, nel quale solo un’alleanza tra Russia e Arabia Saudita è riuscita a risollevare i prezzi del petrolio in caduta libera tra il 2014 e il 2016.

Altro alleato fondamentale nello sforzo anti-iraniano, sta emergendo in Israele. Da una parte, il conflitto storico tra Israele e Palestina è sempre stato di rilevanza centrale per consolidare il potere dei leader arabi. L’Arabia Saudita ha tradizionalmente guidato la comunità arabo-islamica nella questione del riconoscimento della Palestina come Stato. Tuttavia, negli ultimi anni, Riyadh ha sempre di più tentato di fare ciò cercando di non compromettere i rapporti con Israele, paese cardine per fermare l’avanzata iraniana. Questo è emerso chiaramente nei recenti avvenimenti politici riguardo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato ebraico da parte dell’amministrazione statunitense di Donald Trump. Infatti il Principe Ereditario Mohammad bin Salman negli ultimi anni si sarebbe mostrato incline a supportare l’ascesa della leadership palestinese di Mohammad Dahlan, prevedendo la stipulazione di un patto di pace con Israele nel quale verrebbero riconosciuti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania in cambio del riconoscimento dello Stato palestinese, senza Gerusalemme come capitale. Ovviamente questo patto avvicinerebbe il Regno ad Israele piuttosto che alla Palestina. Il Regno saudita infatti è ben consapevole che la capacità strategica israeliana e la sua influenza sull’attuale amministrazione statunitense sono due “armi” fondamentali per la lotta di potere con l’Iran.

Soprattutto, il Principe Mohammad bin Salman sa di poter contare sull’amministrazione statunitense, pur se in pieno arretramento strategico, per azioni di escalation contro Teheran. L’ultima riprova, inconfutabile, si è avuta con gli ultimi ricambi all’interno dell’amministrazione stessa. Con Mike Pompeo al posto di Rex Tillerson a capo del Dipartimento di Stato e John Bolton al posto di H.R. McMaster al Consiglio per la Sicurezza Nazionale, due politici moderati lasciano il posto a due falchi tradizionalmente anti-Iran. Interessante è come questi sviluppi siano avvenuti, entrambi, in concomitanza del viaggio del Principe Mohammad bin Salman negli Stati Uniti.

Tirando le somme, questa rafforzata alleanza con gli USA, il programma segreto di distensione portato avanti con Israele e il possibile avvicinamento alla Russia, avvicinerebbero Riyadh alla costruzione di un consenso internazionale anti-Teheran. Si può in un certo senso dire che il Regno si starebbe già preparandosi su questa strada, ambendo a ristabilire la centralità del Regno nella vita geopolitica del Medio Oriente. Gli obiettivi sono certamente ambiziosi, Mohammad bin Salman sta tentando di gettarne i presupposti, ma è tutto fuorché certo che il Principe saudita potrà trasformare le sue aspirazioni in realtà.

Marco Siniscalco e Silvia Marcelli, Euro-Gulf Information Center

 

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