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L’Annual Threat Assessment: uno sguardo al rinnovato panorama di sicurezza americano. La Repubblica Popolare Cinese

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Lo scorso 9 aprile, l’Office of the Director of National Intelligence ha pubblicato l’Annual Threat Assessment, un documento che offre una panoramica completa sulle nuove minacce mondiali alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Redatto secondo le linee guida illustrate nella sezione 617 dell’FY21 Intelligence Authorization Act (P.L. 116-260), tale report riporta una disamina completa circa le questioni di sicurezza degne di nota secondo le analisi della US Intelligence Community (IC). La comunità scientifica statunitense si impegna a fornire risposte efficaci e al passo con un mondo in continuo mutamento al fine di garantire supporto alle strutture militari e al sistema di law enforcement a stelle e strisce. Come previsto dalla legge, il rapporto è trasmesso alle commissioni di intelligence del Congresso, nonché alle commissioni per i servizi armati della Camera dei Rappresentanti e del Senato.

 Il presente contributo inaugura una serie di articoli che si propongono di analizzare le diverse minacce evidenziate dall’Intelligence Community nell’Annual Threat Assessment del 2021. In questo primo numero si affronteranno le implicazioni derivanti dalla sfida posta dalla Repubblica Popolare Cinese.

Una nuova agenda di sicurezza

Al centro del dibattito internazionale la pandemia da COVID-19 gioca inevitabilmente un ruolo predominante. In un mondo sempre più interconnesso, i rischi legati agli sconvolgimenti politici e sociali dovuti alla diffusione del virus, pongono seri interrogativi riguardo ad un’ampia pletora di nuove e sempre meno prevedibili minacce alla pace e alla sicurezza internazionale. La nuova geopolitica dei vaccini, la grande competizione di potere a livello internazionale vanno di pari passo con i rischi legati agli effetti dirompenti del degrado ecologico, al crescente del numero di attori non statali e alle preoccupazioni dovute ad una tecnologia in rapida evoluzione. 

L’arena internazionale evidenzia, giorno dopo giorno, come la potenza egemone statunitense debba gradarsi le spalle da concorrenti sempre più agguerriti e capaci di impensierire, almeno in parte, Washington dal punto di vista economico, militare e tecnologico. Non solo Pechino ma anche Mosca, Teheran e Pyongyang rappresentano un pericolo reale e attuale poiché capaci, nonostante la pandemia, di fare sentire la loro voce a difesa degli interessi nazionali. 

Il degrado ecologico e il cambiamento climatico continueranno ad alimentare le epidemie, a minacciare la sicurezza alimentare e idrica e ad esacerbare l’instabilità politica e le crisi umanitarie. Sebbene, infatti, gran parte dell’effetto di un clima mutevole sulla sicurezza degli Stati Uniti si svolga indirettamente in un contesto politico ed economico più ampio, il clima più caldo può generare impatti diretti e immediati, come intensi fenomeni atmosferici potenzialmente devastanti e un incremento del fenomeno migratorio alimentato dalle popolazioni centroamericane allo stremo dalle ricadute economiche della pandemia e del clima estremo.

Le tecnologie emergenti e dirompenti, parte integrante della vita quotidiana, pongono sfide uniche. Internet, ad esempio, concede enormi opportunità alla stregua di incredibili minacce da parte di elementi ostili difficilmente rintracciabili e controllabili. Tecnologia sfruttata da attori non statali che continuano a pianificare attacchi terroristici contro persone e interessi degli Stati Uniti. Nonostante le perdite di leadership, infatti, i gruppi terroristici hanno dimostrato grande resilienza e stanno approfittando di aree non governate per ricostruire. 

I conflitti regionali, dal canto loro, continuano ad alimentare le crisi umanitarie, minare la stabilità e minacciare gli interessi degli Stati Uniti. La situazione in Afghanistan, Iraq e Siria ha un impatto diretto sulle forze statunitensi, mentre le tensioni tra India e Pakistan – Stati che dispongono di armi nucleari – rimangono una preoccupazione per il mondo. La violenza iterativa tra Israele e Iran, l’attività delle potenze straniere in Libia e i conflitti in altre aree – tra cui Africa, Asia e Medio Oriente – hanno il potenziale per aumentare o diffondersi.  

La sfida cinese

L’Intelligence Community non usa mezzi termini nel delineare la Cina come una delle maggiori minacce alla sicurezza nazionale statunitense. Dal report, infatti, si evince chiaramente come Washington ritenga che Pechino, con un atteggiamento piuttosto camaleontico, sarà capace di alzare o abbassare la tensione con il competitor d’oltreoceano per garantirsi quella supremazia tanto agognata. Da sempre impegnata ad utilizzare strumenti coordinati e intergovernativi per dimostrare la sua crescente forza, la Cina mira a costringere i vicini regionali ad accettare le preferenze di Pechino, comprese le sue rivendicazioni sul territorio conteso e le affermazioni di sovranità su Taiwan. La RPC esercita, infatti, forti pressioni sulle autorità taiwanesi per procedere verso l’unificazione al fine di scongiurare un possibile avvicinamento verso gli Stati Uniti. Inoltre, le tensioni al confine tra Cina e India rimangono evidenti: l’occupazione cinese dal maggio 2020 delle aree di confine contese è la più grave escalation degli ultimi decenni e ha portato al primo scontro letale al confine tra i due paesi dal 1975. Allo stesso modo, nel Mar Cinese Meridionale, Pechino continuerà ad intimidire le potenze rivali utilizzando un numero crescente di piattaforme di applicazione della legge aerea, navale e marittima per ribadire, ai paesi del sud-est asiatico, che la Cina ha un controllo efficace sulle aree contese.

Non meno allarmante, per l’Intelligence Community, la crescente cooperazione Cina-Russia in settori di interesse complementare, quali, ad esempio, la difesa e la cooperazione economica. Ingenti sono, in quest’ultimo campo, gli sforzi di Pechino nel promuovere la Belt and Road Initiative (BRI) per espandere propria la presenza economica, politica e militare all’estero, cercando al contempo di ridurre gli sprechi e le pratiche di sfruttamento, che hanno portato a critiche internazionali. La Cina cercherà, inoltre, di aumentare la sua influenza usando la “diplomazia vaccinale”, dando ai paesi l’accesso preferito ai vaccini COVID-19 che sta sviluppando. 

Capacità militare

Dal punto di vista militare, la comunità dell’intelligence rimarca le previsioni di una politica di potenza cinese pericolosa e preoccupante: le numerose installazioni militari e gli accordi volti a migliorare le capacità militari destano grande preoccupazione anche in relazione all’incessante attività del PLA Navy e del PLA Air Force nell’istallazione di piattaforme avanzate a lungo raggio. I sistemi convenzionali a corto, medio e lungo raggio altamente accurati della PLARocket Force sono, inoltre, in grado di minacciare le basi USA e alleate della regione. A tal proposito, Pechino continua la più rapida espansione e diversificazione della piattaforma del suo arsenale nucleare nella sua storia, con l’intenzione di raddoppiare le dimensioni delle proprie scorte nucleari nel prossimo decennio e di indire una triade nucleare. La Cina, infatti, sta costruendo una forza missilistica nucleare più grande, sempre più capace e più diversificata rispetto al passato, compresi i sistemi missilistici nucleari progettati per gestire l’escalation regionale e garantire una capacità intercontinentale di secondo attacco. 

Spazio

Interessante notare come il report prenda in esame la rinnovata concorrenza Cina-USA anche in ambito spaziale: “Pechino sta lavorando per eguagliare o superare le capacità degli Stati Uniti nello spazio per ottenere i benefici militari, economici e di prestigio che Washington ha ottenuto dalla leadership spaziale”. Con queste parole, gli esperti pongono l’enfasi sulla creazione di una stazione spaziale cinese in orbita terrestre bassa (LEO) operativa tra il 2022 e il 2024 e una volontà, da parte del PLA, di continuare ad integrare i servizi spaziali – come la ricognizione e il posizionamento via satellite, la navigazione e la tempistica (PNT) – e le comunicazioni satellitari nelle sue armi e nei suoi sistemi di comando e controllo per erodere il vantaggio informativo dell’esercito americano. 

Cyber 

Rivale temibile e difficilmente controllabile, la Cina, in un’ottica prettamente securitaria, si configura come una minaccia anche nel campo del cyber spionaggio. Le attività informatiche della Cina e la proliferazione delle tecnologie correlate, aumentano le minacce di attacchi informatici contro gli Stati Uniti, la soppressione dei contenuti web americani ritenuti pericolosi da Pechino e l’espansione dell’autoritarismo guidato dalla tecnologia in tutto il mondo. Secondo quanto riportato dall’IC, la Cina possiede capacità ed infrastrutture per attacchi informatici atti ad interruzioni localizzate e temporanee delle infrastrutture critiche all’interno degli Stati Uniti. 

L’applicazione spregiudicata di sistemi di sorveglianza e censura per monitorare la popolazione e reprimere il dissenso, in particolare tra le minoranze etniche, come gli uiguri, desta non poche preoccupazioni circa l’arsenale informatico a disposizione di Pechino. Le operazioni cinesi di spionaggio hanno incluso imprese di telecomunicazioni, fornitori di servizi gestiti e software ampiamenti utilizzati, nonché altri obiettivi sensibili per la raccolta di informazioni.

Intelligence 

Le previsioni dell’IC segnalano la tendenza cinese ad implementare il suo apparato di intelligence al fine di sostenere i propri crescenti interessi politici, economici e di sicurezza in tutto il mondo. In tutta l’Asia Orientale e nel Pacifico occidentale – considerati da Pechino come sua naturale sfera di influenza – quest’ultima sta cercando di sfruttare i dubbi sull’impegno degli Stati Uniti nella regione, minare la democrazia di Taiwan ed estendere la propria influenza. Inoltre, la RPC ha intensificato gli sforzi per plasmare l’ambiente politico negli Stati Uniti per promuovere le sue preferenze politiche, plasmare il discorso pubblico, esercitare pressioni su figure politiche che ritiene opporsi ai suoi interessi e smorzare le critiche nei propri confronti su questioni come la libertà religiosa e la soppressione della democrazia a Hong Kong. 

Stefano Lioy,
Geopolitica.info

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