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Covid-19L’Alleanza e il Virus: la gestione Atlantica della minaccia...

L’Alleanza e il Virus: la gestione Atlantica della minaccia pandemica

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Secondo un’indiscrezione riportata dalla rivista tedesca Der Spiegel – ripresa poi da Politico.eu –  lo staff dell’Alleanza Atlantica starebbe ideando un piano per far fronte ad una potenziale seconda ondata di Covid-19. In attesa di capire meglio l’entità di questo progetto, diamo uno sguardo a ciò che l’Alleanza ha fatto, e sta facendo, per gestire la minaccia pandemica.

Una sfida senza precedenti 

Nelle diverse conferenze stampa tenute a margine dei Consigli dei ministri dell’Alleanza, il Segretario Generale Jens Stoltenberg ha sottolineato più volte come l’Alleanza stia affrontando una minaccia che non ha precedenti nella storia del Trattato e come l’intera struttura atlantica stia supportando efficacemente alleati e partner colpiti da questa calamità: supporto che, rimarca Stoltenberg, non ha intaccato in nessun modo le capacità di deterrenza e difesa della NATO. Sebbene – quindi – una minaccia sanitaria di questa portata possa considerarsi come un fatto nuovo, l’attitudine dell’Alleanza verso i rischi sanitari non è una novità: se l’ultimo concetto strategico del 2010 aveva già integrato tali rischi all’interno del contesto di sicurezza NATO, nel 2016 – durante il summit di Varsavia – si decise di inserire la capacità di garantire la tenuta del sistema sanitario in gravi situazioni di crisi all’interno dei requisiti minimi per rafforzare la resilienza (Art. 3 Trattato Atlantico) degli alleati.

I principali attori in campo

Sebbene lo sforzo per affrontare la pandemia si presenti come un’azione corale messa in atto da tutte le strutture e le forze armate alleate, è bene soffermarsi su alcuni degli attori chiave impegnati nella lotta al Covid-19.

Principale meccanismo di risposta alle emergenze civili dell’area euro-atlantica, lo Euro-Atlantic Disaster Response Coordination Centre (EADRCC) coordina tutte le richieste e le offerte di aiuto attivate dagli stati NATO e dai partner dell’Alleanza in caso di calamità naturali, disastri causati dall’uomo, crisi o azioni ex art.5 del Trattato Atlantico. Creato nel 1998 come importante strumento di coordinamento tra la NATO e gli stati membri della Partnership for Peace, lo EADRCC coordina attualmente 70 stati e agisce in stretta collaborazione con altre organizzazioni internazionali e sovranazionali: il 15 maggio 2020 lo EADRCC ha deciso di mettere a disposizione dello United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs i propri assetti per la distribuzione aerea del materiale sanitario in tutto il mondo. Dal 26 marzo 2020, il centro ha ricevuto richieste di aiuto da quindici stati. 

Il supporto logistico e l’organizzazione del trasporto – prevalentemente aereo – dei materiali e dei presidi sanitari necessari vengono gestiti dalla NATO Support and Procurement Agency (NSPA), organo esecutivo della NATO Support and Procurement Organisation. Oltre agli aspetti puramente logistici, la NSPA è impegnata anche nella stampa 3D delle valvole necessarie alla trasformazione delle maschere di una nota catena di prodotti sportivi in strumenti idonei alla terapia ospedaliera: il progetto, portato avanti dal NSPA team di Taranto, prevede la produzione di 25 valvole a settimana e si basa sull’idea innovativa di una startup italiana, ISINNOVA.

La NSPA sta sfruttando le capacità di trasporto aereo strategico della NATO, ovvero la Strategic Airlift International Solution (SALIS) e la Strategic Airlift Capability (SAC), per la consegna dei dispositivi sanitari: il primo strumento si basa sul noleggio di aerei commerciali, principalmente Antonov AN-124-100, mentre il secondo utilizza gli aerei cargo C-17 Globemaster di proprietà di un consorzio composto da stati alleati e partner. Per facilitare la distribuzione degli aiuti, il Consiglio Atlantico ha deciso attivare il c.d. NATO’s Rapid Air Mobility (RAM), ovvero una procedura che, assegnando ai voli dell’Alleanza un codice speciale, consente di velocizzare le normali procedure del traffico aereo.

L’azione dell’Alleanza, però, non si limita unicamente all’invio di materiali e al supporto dei sistemi sanitari degli alleati e dei partner: all’interno della cornice del NATO’s Science for Peace and Security (SPSProgramm e in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità italiano, il Policlinico dell’Università Roma Tor Vergata e il Policlinico dell’Università di Basilea, la NATO ha avviato un progetto scientifico volto a migliorare le capacità di diagnosi del nuovo Coronavirus.

L’altro contagio: la disinformazione

Caratterizzato da una velocità di trasmissione e da una pericolosità non inferiore a quella di un patogeno biologico, il contagio informativo si è diffuso con la stessa virulenza del contagio originato dal SARS-COV2. 

Il Segretario Generale Stoltenberg – in un’intervista per La Repubblica – ha stigmatizzato con forza le azioni di disinformazione, portate avanti da attori governativi e non governativi cinesi e russi, volte a destabilizzare l’Alleanza: la diffusione in tutta la Lituania di una falsa email, a firma dello stesso Stoltenberg, relativa ad un presunto ritiro delle truppe alleate dallo stato baltico è stata solo una delle diverse fake news confezionate ad arte per minare la solidità della compagine atlantica. 

Al fine di contrastare il fenomeno della disinformazione, l’Alleanza ha avviato un’ampia campagna di identificazione e monitoraggio dei principali nodi di trasmissione delle fake news, a cui si aggiunge una specifica azione di fact-checking: sul sito ufficiale della NATO, ad esempio, è presente una sezione dedicata esclusivamente alla confutazione dei “miti” più ricorrenti riguardo il tema NATO-COVID19.

Un nuovo adattamento?

Alle prese con la prima pandemia della sua storia, l’Alleanza Atlantica è riuscita – seppur tra mille difficoltà – a mettere in campo diversi strumenti per supportare al meglio alleati e partner. Sebbene – come affermato dal Segretario Generale Stoltenberg – l’attuale crisi sanitaria non abbia cancellato le sfide alla sicurezza preesistenti, bisogna riconoscere che la pandemia ha ampliato e complicato il quadro complessivo delle potenziali minacce, gettando una luce sui rischi biologici emergenti. In attesa di capire se il piano per una potenziale seconda ondata possa configurarsi come un primo passo verso un ulteriore adattamento, un punto resta cruciale: l’Alleanza deve decidere con prontezza quale ruolo giocare nelle prossime emergenze altrimenti tutti gli sforzi di queste settimane saranno vani.

Danilo Mattera,
Geopolitica.info

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