L’Africa e l’innovazione tecnologica per riposizionarsi sullo scenario internazionale

A differenza di quello che si può generalmente pensare l’Africa ha imboccato già da anni un percorso di innovazione tecnologica, informatica e digitale che ha richiamato l’attenzione di analisti e studiosi, oltre che di investitori da tutto il mondo, e adesso diversi paesi del continente puntano ad investire ancora di più in tecnologie per accelerare la ripartenza post Covid.

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Oggi in Africa si assiste ad una vera e propria esplosione di nuove startup ad alto potenziale tecnologico e gli esempi più rappresentativi in questo senso provengono dalla Nigeria, che nel 2015 ha eguagliato la Germania per nuove attività nate e dal Kenya, dove sono sempre di più gli hub adibiti ad ospitare innovatori e investitori da tutto il mondo.

Silicon Savannah è infatti divenuta l’espressione usata per esprimere ciò che i kenyoti stanno facendo sull’innovazione. Esprime, anche dal punto di vista narrativo ed evocativo, un luogo e uno spazio, che, come altri in Africa è sfruttato per imprimere e per proiettare un ridimensionamento e un riposizionamento del continente sullo scacchiere internazionale.

Il rapido sviluppo economico conseguente a quello tecnologico ha alzato drasticamente il tasso degli investimenti stranieri in Kenya, paese che pare pronto a recepire e ad assorbire usi e strumenti digitali nuovi date anche le statistiche che fotografano un utilizzo di internet esteso ormai all’87% della popolazione, tasso più elevato tra i paesi africani e che supera quello di molti altri paesi di continenti più avanzati dell’Africa. Mobile money e servizi pubblici digitali ed elettronici sono la base su cui si sta costruendo l’avanzamento tecnologico kenyota, che sperimenta massicciamente già da tempo modalità di e-citizenship e di partecipazione sociale e civica attraverso le nuove tecnologie.

Per il Kenya, come per altri paesi, la pandemia da coronavirus, da questo punto di vista, è stato quindi un agente che sta portando a continuare ad investire soprattutto nell’accesso ai servizi sanitari. Le file fuori dagli ospedali si accorciano ogni anno di più. L’accesso alle prestazioni è regolato attraverso piattaforme online. Il percorso di informatizzazione sanitaria è partito con il Kenya National Hospital, uno dei maggiori ospedali della nazione, che per primo ha lanciato una piattaforma elettronica di gestione dei servizi sanitari per contrastare il COVID-19. Conseguentemente sono poi emerse diverse altre piattaforme che forniscono assistenza sanitaria da remoto come Access Afya e MyDawa. Le persone si sono subito adeguate a questo tipo di assistenza, apprezzando la possibilità di non doversi recare presso le strutture sanitarie.

Ma lo sviluppo della telemedicina è un ecosistema che interessa anche agenti privati, che accelerano gli investimenti in ricerca e sviluppo e che contribuiscono a digitalizzare un settore che con la pandemia è divenuto centrale non solo per gli affari interni ma anche per quelli strategici.

L’Africa, tra le tante cose, è anche il continente con la più grande diffusione di terre arabili incolte e ha potenzialmente la capacità di produrre enormi quantità di cibo. Nonostante ciò le economie africane restano ancora fortemente dipendenti dalle importazioni di prodotti agricoli. Mentre per alcuni Paesi ricchi di materie prime il peso dell’importazione di prodotti alimentari sulla bilancia commerciale è più o meno compensato dall’esportazione di risorse energetiche o minerarie, per altri le difficoltà sistemiche delle economie sono aggravate dalle necessità di importare beni agricoli. Tale dinamica contribuisce ad accentuare l’insicurezza alimentare di ampie fasce di popolazione, poiché l’importazione programmata di beni alimentari priva i governi di risorse economiche altrimenti destinate allo sviluppo o alla riduzione della povertà. La maggior parte dei paesi non riesce a sfruttare internamente le proprie terre e i propri beni agricoli, e questo ha posto negli ultimi anni una seria riflessione su come aumentare la capacità di produzione e l’accessibilità ai prodotti per il mercato interno.

In un’epoca globalizzata i consumatori che vivono nelle aree urbane si sono abituati a consumare alimenti importati, piuttosto che utilizzare ciò che la loro terra già possiede e contribuire così al mantenimento della biodiversità e alla creazione di posti di lavoro. Problematiche come l’accesso al credito e al finanziamento, l’assenza strutturale di infrastrutture adeguate per la conservazione dei prodotti agricoli, le difficoltà logistiche, la mancanza di sistemi collaudati di imballaggio degli alimenti e l’accessibilità al mercato sono tra le ragioni che impediscono agli agricoltori che lavorano di avere un livello di vita decente e poter contribuire allo sviluppo delle comunità territoriali.

Per questo motivo, con l’obiettivo di migliorare i sistemi di produzione alimentare in Africa e fornire delle soluzioni legate al cambiamento climatico (che impatta tremendamente sul mercato agricolo) l’innovazione tecnologica e digitale applicata all’agricoltura può rappresentare in prospettiva, ma anche e soprattutto per il presente, una soluzione concreta, che può aiutare gli agricoltori a essere più informati e consapevoli sulle decisioni da prendere. La tecnologia diventa quindi un mezzo per valorizzare le risorse interne e generare ricchezza e lavoro.

I progetti imprenditoriali, soprattutto di giovani, che uniscono innovazione e agricoltura aumentano esponenzialmente e, attraverso tecnologie open source per facilitare l’accesso alle informazioni, provano ambiziosamente a risolvere i problemi della filiera agroalimentare di molti paesi africani. Piattaforme e-commerce per promuovere i prodotti del territorio, applicazioni SMS per informare gli agricoltori sul prezzo dei prodotti agricoli, oggetti connessi tra loro attraverso internet delle cose per irrigare il campo a distanza, sono solo alcune delle molteplici soluzioni sviluppate dalle startup africane attive nell’agroalimentare.

L’imprenditoria agricola giovanile dimostra anche che le giovani donne, fortemente svantaggiate, hanno la capacità di produrre idee e soluzioni a sfide estremamente rilevanti. Le imprese e le iniziative di donne aiutano non solo a combattere la disoccupazione: l’empowerment femminile potrebbe già da solo aumentare la produttività delle coltivazioni del 20/30%, far crescere la produzione di prodotti agricoli dal 2,5 al 4,0%, e sollevare 100/150 milioni di africani dalla povertà. Da segnalare in questo senso, sicuramente, è il caso del Senegal, ove la dinamicità dei giovani a fare impresa sta impattando sulle fragilità del comparto agricolo e sta producendo innovazione e asset strategici.

Il continente oggi inizia a guardare in modo serio anche alla tecnologia Blockchain

Di solito si associa sempre questa tecnologia alle criptovalute, ma ovviamente va ben oltre estendendo il suo potenziale di funzioni e applicazioni in settori che traggono vantaggio soprattutto dalla sua natura di software open source che rende la tecnologia accessibile liberamente da chiunque per la creazione di prodotti e servizi senza costi d’accesso.

Un’altra caratteristica che rende la blockchain interessante è la sua intrinseca decentralizzazione, cosa che impedisce l’accentramento di dati (e quindi potere) nelle mani di una singola entità, ma coinvolge invece tutti coloro che sono connessi al network, con scambi peer to peer senza bisogno di intermediari. Caratteristiche che permettono di trasformarla in una chiave d’accesso importante per la digitalizzazione di massa in Africa, potendo risolvere problemi come la dispersione di dati, la conservazione di documenti fisici e la difficoltà a gestire archivi centrali. Nell’ultimo anno si sono fatti avanti passi in avanti notevoli.

Molti paesi africani stanno investendo milioni di dollari in start-up che usano questa tecnologia, in Sudafrica e in Ruanda si sta usando la Blockchain anche per migliorare la trasparenza e la sicurezza legati al settore immobiliare. Il catasto ad esempio è una delle problematiche più importanti che si andrebbe a risolvere, supportando i Paesi che usano questa tecnologia nel superare annose questioni relative ad abuso delle autorità, assenza di registri affidabili e poca chiarezza nelle operazioni. Il governo etiope invece, ha confermato di aver firmato un accordo per la creazione di un database nazionale per la documentazione di insegnanti e studenti, che potrà fornire l’identità 5 milioni di persone in 3500 scuole, e servirà anche a conservare i dati relativi alla carriera scolastica degli allievi.

Sono nate numerosissime start-up nell’ultimo anno nella Repubblica Democratica del Congo che usano la Blockchain per tracciare la provenienza del cobalto, lungo tutta la sua oscura e lunga filiera, per combattere pratiche di estrazione che vanno contro i diritti umani e che permettono alla materia di andare comunque sul mercato. Questo ha sensibilizzato l’opinione pubblica e diversi produttori riguardo il tema. Come Volvo, che a inizio giugno 2021 ha reso noto che userà la tecnologia blockchain per poter tracciare il cobalto utilizzato nelle proprie batterie. A inizio anno lo aveva annunciato anche Ford.

Combattere le frodi elettorali è un’altra grande azione che molti paesi africani stanno cercando di portare avanti attraverso l’innovazione tecnologica. La Sierra Leone ha sposato la blockchain nelle elezioni del 2018 per garantire massima trasparenza e per impedire frodi nel conteggio, il sistema può assicurare il processo elettorale registrando in maniera immutabile e trasparente ogni singolo voto. I risultati possono essere visti da tutti, ma solo le persone autorizzate possono certificare l’inserimento dei voti nella catena.

L’innovazione ha coinvolto anche altri settori della vita degli abitanti del continente africano. Quattro miliardi di persone nel mondo non hanno un indirizzo fisico, indispensabile per l’acquisto di un libro online, per aprire un conto corrente, ma anche per garantire l’intervento di un’ambulanza in caso di emergenza. OkHi è nata in Kenia nella già citata ‘’Silicon Savannah” per realizzare il suo obiettivo: dare un indirizzo a chi non l’ha mai avuto. Attraverso la piattaforma le persone possono inserire il luogo in cui vivono e registrarlo nel sistema tramite il proprio smartphone, inserendo le coordinate GPS e la fotografia della propria porta di ingresso. Ancora, in Africa ci sono milioni di persone che non hanno accesso all’elettricità. Quasi la metà degli abitanti del continente per l’esattezza. M-Kopa è una start-up che individua territori dov’è c’è questa mancanza e distribuisce pannelli solari, permettendo alle persone più povere di usufruire dell’elettricità, a fronte di una spesa di 200 dollari rateizzabile in quattro anni. Così una famiglia oltre a evitare l’utilizzo del kerosene, di gran lunga la fonte energetica più diffusa nell’Africa orientale e altamente inquinante, risparmierebbe considerevolmente dal punto di vista economico.

Inclusione e partecipazione, queste stanno diventando le priorità delle aziende tech in Africa.

Da questo punto di vista si è sicuramente indietro rispetto all’Europa o agli Stati Uniti ma negli ultimi anni c’è stata una crescita evidente e una considerazione maggiore da parte delle techpreneur donne. Non è facile per loro farsi strada in un continente che ancora oggi si dimostra chiuso in questo senso. L’innovazione tecnologica però, dimostra che quando si hanno progetti validi, idee rivoluzionarie e voglia di migliorare il proprio ecosistema non ci sono differenze di genere, differenze di etnia o limiti geografici che tengano.


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Negli ultimi anni sono nate tantissime start-up fondate da donne africane, soprattutto in Nigeria, in Sudafrica e in Uganda. Tutte per migliorare la vita delle persone, per semplificare i processi burocratici e per vivere una vita più sostenibile. Il contintente africano viene però molte volte sottovalutato e trattato con indifferenza. Si sottovaluta l’approccio e la visione che possono avere uomini e donne data l’arretratezza in campo tecnologico e digitale. Gli stati africani però guardano avanti, creando nuovi Hub tecnologici e riducendo sempre di più il digital divide. Con il Covid-19 che ha spinto le economie globali a un punto di rottura, la tecnologia in Africa ha permesso ad alcune aziende di prosperare in mezzo a sfide senza precedenti, mettendo il continente al livello di altri mercati in settori ad alto tasso di innovazione.