L’Afghanistan e le mine: l’azione onusiana di sminamento

Ancora oggi migliaia di persone fra donne, uomini e bambini muoiono e soffrono a causa delle mine, sebbene a partire dagli anni ‘90 del secolo scorso il tema degli ordigni esplosivi fu ampiamente discusso, arrivando alla stesura della Convenzione di Ottawa concernente il divieto di produzione, utilizzo e distribuzione.

L’Afghanistan e le mine: l’azione onusiana di sminamento - Geopolitica.info (cr:UNAMA/Fraidoon Poya)

Queste sono armi realizzate con una logica di base che si può definire inumana e cinica. Infatti il loro scopo non è uccidere, bensì mutilare e ferire indiscriminatamente chiunque, per contatto, presenza o pressione, le inneschi causandone l’esplosione. Principale vittima è la popolazione civile, ed in particolar modo i bambini. Verrebbe da chiedersi perché proprio loro. Ebbene la risposta è semplice quanto crudele, mutilare un bambino comporta: indebolire la forza produttiva futura di un Paese; spingere lo Stato nemico a spendere risorse per provvedere alle vittime; intaccarne il morale.

Non solo, a ciò si aggiunga che i campi minati non bonificati generano effetti anche a lungo termine. Impediscono lo sviluppo economico e sociale, il ritorno sicuro di rifugiati e sfollati, l’agricoltura e l’allevamento. Difatti nei Paesi maggiormente afflitti, che sono poi quelli più poveri, le comunità sono costrette a scegliere tra il rischio di camminare sopra una mina o, non facendolo, morire di fame.

Alla luce di quanto scritto e dell’emergenza ancora attuale che le mine pongono in essere, molti sono i programmi di mine action finanziati o gestiti direttamente dall’ONU, tramite l’UNMAS (Agenzia delle Nazioni Unite per l’Azione contro le Mine).

È necessario a tal punto chiarire due elementi: cos’è la mine action e come si delinea quella dell’ONU. Innanzitutto la lotta alle mine è l’insieme di tutte quelle attività, quali sminamento umanitario, educazione al rischio e assistenza alle vittime, che permettono di ridurre o eliminare l’impatto delle mine.

Lo sminamento umanitario bonifica totalmente l’area contaminata per permetterne il riutilizzo. È un’attività complessa ed è anche la più costosa, in quanto la sfida più ardua risiede nel definire la posizione esatta delle mine. Infatti bisogna tener presente che, col passare del tempo, erosione del suolo ed allagamenti possono far spostare le mine più in profondità o più in superficie, ma anche farle ruotare. Vi è anche un ulteriore fattore negativo: vi sono stati casi di attività di sminamento mal gestite e non documentate, che hanno lasciato il terreno non del tutto bonificato.

Un altro grande problema che si somma ai precedenti è l’impossibilità dare una stima accurata del numero totale di mine ancora attive. Le mappe sulle aree minate raramente esistono o sono disponibili, così i programmi di sminamento provvedono ad indagare per loro conto attraverso delle indagini pre-sminamento.

Tuttavia, sebbene sia fondamentale, l’azione di bonifica risulta insufficiente se non accompagnata dalle altre attività. Per questa ragione solitamente nei programmi di mine action vengono svolte tutte le componenti.

Infatti, la prevenzione del rischio è volta all’educazione comportamentale e alla sensibilizzazione al rischio delle popolazioni locali soggette alla minaccia. Spesso nelle comunità più povere, si tenta di disinnescare una mina per rivenderne i pezzi sul mercato nero e guadagnare quel poco per sopravvivere. E di frequente il risultato è catastrofico.

L’assistenza alle vittime concerne, invece, l’integrazione socio-economica delle stesse e l’assistenza psicologica, poiché coloro che vengono resi inabili possono venire emarginati in quanto considerati improduttivi dalla società.

Ora è necessario spiegare come si svolge la mine action dell’ONU. L’ONU si adopera nel campo della lotta alle mine fin dal 1988, quando per la prima volta indirizzò fondi in Afghanistan per rispondere all’emergenza umanitaria causata dalle mine. In seguito la sua attività di mine action è divenuta più ampia e approfondita, abbracciando tutti gli elementi dell’azione contro le mine. L’obiettivo delle Nazioni Unite è quello di lavorare con i Paesi afflitti dalla contaminazione di tali ordigni esplosivi per ridurre i problemi che essi comportano, promuovendo lo sviluppo socio-economico, i diritti umani, la pace e la sicurezza, il ritorno sicuro di rifugiati e sfollati nel proprio Paese di origine. Per raggiungere questi scopi, oltre a gestire progetti, le Nazioni Unite cooperano con il settore privato, le ONG e altri attori interessati.

In linea generale i programmi di mine action dell’ONU sono di due tipi: quelli che finanzia e quelli che invece gestisce essa stessa, attraverso 14 dipartimenti, agenzie, programmi e fondi, andando a formare il Gruppo di Azione Antimine ONU (UNMA). Fra questi la più importante è l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Azione contro le Mine (UNMAS), che coordina la lotta alle mine onusiana in tutti i suoi aspetti.

Precedentemente si è fatto riferimento all’Afghanistan, come primo Stato in cui le Nazioni Unite hanno operato. Esso rappresenta anche un esempio di attività di mine action onusiano ad ampio raggio e duratura nel tempo, tanto da essere ancora in atto.

Divenuto Stato Parte della Convenzione di Ottawa nel 2003, l’Afghanistan non è noto per aver prodotto o venduto mine, bensì per essere uno Stato altamente minato. Nonostante ciò non ha ancora provveduto a stilare una legislazione nazionale al riguardo.

Inoltre, continuando ad imperversare la guerra, la situazione è particolarmente critica. Finora nel Paese sono state distrutte all’incirca un milione di mine, ma non è sufficiente. I Talebani non solo minacciano l’attività degli sminatori in molte aree del Paese, ma fanno per di più un uso massiccio di ordigni esplosivi improvvisati. Infatti si può notare che, pur essendo diminuito il numero generale delle vittime da mine, è aumentato quello dei bambini uccisi. A tal proposito l’UNAMA (UN Assistance Mission in Afghanistan) ha rilevato un incremento negli incidenti causati da queste armi ed ha anche ricordato che esse, purtroppo, non sono vietate dal Trattato di Ottawa.

Questo Paese ha vissuto negli anni 1979-1988 un’opera massiccia di minamento da parte dell’esercito sovietico, per contrastare l’avanzata dei mujaheddin, causando l’affermarsi di una grave crisi, non solo umanitaria, ma anche economica e sociale. Ciò ha portato l’ONU ad intervenire per la prima volta nel 1988 nell’ambito della lotta alle mine, indirizzando fondi in Afghanistan per rispondere all’emergenza. È proprio tale azione che ha posto le basi per la moderna mine action.

Nel 2002 il governo afghano ha delegato l’UNMAS per gestire le attività di mine action, attraverso un corpo ad hoc creato da quest’ultimo, il Centro di Coordinamento delle Nazioni Unite per la Mine Action (UNMACA). Successivamente, nel 2008, tale organo è stato rinominato Centro di Coordinamento dell’Afghanistan per la Mine Action (MACCA), rimanendo sempre un progetto dell’UNMAS, anche se il Programma di Mine Action dell’Afghanistan (MAPA) è passato sotto la responsabilità nazionale. Quest’ultimo è in ogni caso finanziato dall’UNMAS attraverso il Fondo Fiduciario di Assistenza per l’Azione contro le Mine. All’interno del MAPA non vi operano solo UNMAS e MACCA, ma vi sono altri attori.

Il governo afghano definisce linee guida, la strategia e la politica da attuare; MACCA ed UNMAS si occupano di coordinare e gestire la mine action; le organizzazioni umanitarie hanno il compito di curare l’ambito umano e sociale del programma, e quelle commerciali il campo commerciale.

Negli ultimi due anni, poi, l’UNMAS ha fornito assistenza tecnica all’Afghanistan e nel 2012 ha iniziato a responsabilizzare il governo nazionale sul tema delle mine, lasciando che l’organico del MACCA fosse interamente ricoperto da cittadini afghani. Questo è stato senza dubbio un passo avanti, se si considerano anche i progressi svolti dal 2013 dal MACCA stesso. Infatti all’inizio del 2013 si sono registrate 451 vittime fra i civili, con 37 afghani feriti o uccisi da mine ogni mese. Il costo della presenza di tali ordigni resta ancora alto, l’accesso all’acqua, a grandi appezzamenti di terreno produttivi e alle infrastrutture rimane bloccato.

Per ovviare a ciò, è stato avviato il Programma 1392 che abbraccia il periodo di tempo aprile 2013- marzo 2014. Esso si è concentrato sulle operazioni di indagine e sminamento, che hanno conseguito buoni risultati: è stata censita un’area di circa 1.050 km², di cui 251,7 km² sono stata bonificati attraverso lo sminamento di superficie e 178,1 km² tramite lo sminamento nel sottosuolo, e 73.514 ordigni esplosivi sono stati distrutti. Sono state svolte anche attività di educazione al rischio delle mine ed altri dispositivi. Sebbene l’81% dei campi minati è stata sminata, nel 2014 ancora il 3% della popolazione afghana vive entro 500 m da zone contaminate, 38 persone sono uccise o ferite da mine ogni mese e 1.578 comunità in 246 distretti sono minacciate dalla presenza di tali armi. Con il perpetrarsi della guerra civile tra truppe governative e talebani, le vittime civili da ordigni esplosivi improvvisati sono aumentate drasticamente. Tenendo conto di tutti questi fattori e della riduzione dei finanziamenti, il MACCA ha delineato il MAPA 1394, che va da aprile 2015 a marzo 2016. Esso prevede un costo di 76,4 milioni di dollari, di cui 64,8 milioni sono destinati ad operazioni di sminamento ed i restanti 11,9 alle altre attività di mine action. I finanziamenti provengono da donazioni fatte al Fondo Fiduciario di Assistenza per l’Azione contro le Mine e da donatori tramite canale bilaterale.

Ad oggi si stima che 4,266 sono le mine attive registrate, che coprono un’area di 534 km² ed impattano su 1,603 comunità distribuite in 255 distretti e 33 province afghane. La contaminazione si compone del 44,7% di mine antiuomo, 48,7% di mine anticarro e il restante 6,7% di residuati bellici esplosivi.

La maggior parte delle aree contaminate da mine antiuomo si riscontra nella regione centrale dell’Afghanistan, seguita da quella a nord Est, mentre nella regione orientale si registra una bassa percentuale di rischio da mina. La zona centrale rimane la più colpita in termini di numero di rischi, di aree contaminate e del numero delle comunità colpite. Si stima che solo quest’ultima conti quasi il 35 % della contaminazione totale, la regione nord-est il 30 %.

L’impatto delle mine anticarro, invece, è più forte al Sud, mentre le aree ad est, nord-est e del nord sono note per essere meno minacciate.

All’interno di questa analisi è necessario considerare anche l’impatto indiretto della contaminazione sulle comunità. Se un campo minato è situato fra due comunità, potrebbe facilmente influenzarle entrambe. Inoltre gli effetti della presenza di mine sul terreno si ripercuotono anche sulle persone che viaggiano tra le comunità non contaminate, quando passano attraverso la comunità afflitta. Quindi i progetti di sviluppo finalizzati ad assistere sia la popolazione minacciata che quella vicina, potrebbero potenzialmente far ottenere benefici di più ampia portata.

Per questo motivo il programma del 2015, MAPA 1394, prevede di realizzare: indagini sulle comunità minacciate dalla piaga delle mine nei restanti 63 distretti, che comprendono 357 comunità colpite e 6.088 comunità in cui l’impatto non è ancora noto; bonifica di 75,4 km² di zone note per essere contaminate; assistenza alle vittime e prevenzione del rischio a 535 comunità colpite e presso i centri dell’UNHCR; indagini in 322 villaggi per la possibile presenza di bunker di munizioni; indagini post-sminamento su 180 aree bonificate.

Nello specifico, per quanto riguarda il primo punto del programma, il piano è quello di completare le indagini in 6.209 comunità, vale a dire 342 comunità colpite e 5.867 comunità dove l’impatto non è ancora noto. Durante l’attuazione di tali indagini sulle popolazioni minacciate nel 1392 e 1393, si è scoperto che c’era un enorme aumento del numero di villaggi non registrati nel dizionario geografico in tutto il paese, rispetto a quanto inizialmente previsto. L’attuazione del piano del 2015 è anche fortemente dipendente dalla situazione della sicurezza dei distretti e la disponibilità di fondi. Al di là di ciò, un sondaggio non tecnico (NTS) è stato progettato in 21 distretti grazie ad un contributo da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. I primi risultati indicano che oltre 500 operazioni militari si sono svolte in questi distretti nel corso di un periodo di tre anni. L’obiettivo principale del sondaggio non tecnico è quello di catturare le aree contaminate a seguito di operazioni cinetiche in questi distretti. Non ci sono informazioni esatte per mostrare i villaggi esatti in cui sono state condotte queste operazioni cinetiche. Le squadre NTS dovranno pertanto visitare ogni comunità nel dizionario geografico per ciascuno di questi 21 distretti, così come le altre comunità non incluse nel dizionario geografico nazionale.Per quanto attiene all’attività di educazione al rischio del programma del 2015, MACCA analizza costantemente le attività concernenti le mine e altri residuati bellici esplosivi con l’intento di migliorare la sensibilizzazione nel paese. Per svolgere un’attenta attività di educazione al rischio, le popolazioni sono state analizzate e studiate in base alla priorità e all’esposizione agli ordigni esplosivi. MACCA si rivolgerà a tutte le province colpite, mentre il Ministero della Pubblica Istruzione agli insegnanti di scuola, altre ONG locali e internazionali completeranno la campagna di sensibilizzazione. MACCA si dedicherà a 535 comunità colpite ad alta e media priorità nel 1394. Dato che le mine rappresenteranno una piaga anche negli anni a venire, MACCA fornirà supporto tecnico e gestionale nell’assistere il governo afgano a costruire una capacità nazionale per la sorveglianza e il coordinamento delle attività di mine action. MACCA insieme con il governo afghano e le altre parti interessate nell’azione contro le mine, analizzerà regolarmente la situazione nelle province oggetto di recenti conflitti e movimenti di sfollati per assicurare un piano di emergenza adeguato.Inoltre esaminando la parte relativa alle azioni previste per l’assistenza alle vittime, MACCA fornisce consulenza tecnica a tre ministeri: Ministero del Lavoro, Affari Sociali, Martiri e disabili, Ministero della Sanità Pubblica, Ministero della Pubblica Istruzione. Due nuovi ministeri dovrebbero essere aggiunti quest’anno a collaborare al programma di assistenza civile afgana (ACAP) III: il Ministero degli Affari Femminili e il Ministero della Riabilitazione e dello Sviluppo Rurale. UNMAS e donatori bilaterali forniscono un sostegno finanziario ai progetti in linea con le priorità e le analisi di governo del MACCA, il quale attua tali progetti tramite agenzie accreditate. Il supporto è guidato dalla strategia 2013-2018 relativa allo sminamento delle Nazioni Unite, che pone la priorità nell’assistenza alle vittime attraverso un obiettivo strategico: ​​”Supporto completo è fornito da attori nazionali ed internazionali per la mine e le vittime dei residuati bellici esplosivi in risposta alle lesioni e alla disabilità”.In aggiunta UNMAS ha firmato un accordo con l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale per implementare la terza fase del programma di assistenza.Per quanto concerne la distruzione delle scorte, tuttavia, una nuova indagine è stata avviata nel 2014 e ha identificato nuove scorte di munizioni. Per il programma del 2015, il piano è quello di rilevare 322 villaggi per determinare la posizione di eventuali bunker di munizioni. MACCA fornirà supporto nella distruzione delle scorte di munizioni o di raccolta attraverso le seguenti attività: accreditamento operativo dell’organizzazione di azione contro le mine coinvolta nella distruzione delle scorte; rivisitazione e certificazione delle proposte di progetti di deposito delle scorte; monitoraggio di tutte le tradizionali armi di smaltimento; conduzione di ricerche su eventuali incidenti.