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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaL’accordo tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti: chi...

L’accordo tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti: chi ne esce vincitore?

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Lo scorso 13 agosto il presidente americano Trump ha annunciato, tramite il suo account ufficiale Twitter, la storica svolta nelle relazioni tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti.

Il contributo americano per fermare l’Iran

Un’attenta analisi sulla questione pone diversi interrogativi sulle modalità e le tempistiche in cui si è sviluppata quest’azione di apertura verso nuovi rapporti diplomatici tra Israele ed Emirati Arabi Uniti; in un contesto pieno di tensioni e contrapposizioni, sia gli Emirati Arabi Uniti che Israele hanno riconosciuto l’Iran come grande minaccia per tutto il MedioOriente e ciò ha favorito l’incontro tra i due Paesi. La spinta americana, inoltre, ha contribuito all’avvio di un processo diplomatico che, con o senza Trump, permetterà agli Stati Uniti di avere ancora una forte influenza in un punto caldo del Mondo per diversi motivi, economici in primis. Tale processo potrebbe significare un vantaggio per Trump nelle elezioni presidenziali del prossimo novembre, visto che i rapporti tra Israele ed il Mondo arabo sembravano giunti ad un punto di non ritorno.

La scelta di porre le fondamenta per delle relazioni che dovranno consolidarsi ha anche l’obiettivo di voler mettere sotto pressione la Palestina, cercando di contenere le continue proteste e richieste di fermare le annessioni da parte d’ Israele.

La Cisgiordania: terra di chi?

Fin dal gennaio scorso Netanyahu ha portato avanti il progetto di annessione della Cisgiordania, con l’appoggio di Trump, nonostante il forte scettiscismo di Kushner, inviato speciale per il Medio-Oriente e nonostante le varie accuse rivolte sempre allo stesso Trump per aver supportato un accordo sbilanciato a favore di Israele  Tuttavia, la decisione di rinunciare a tale annessione è stata fortemente criticata dalla destra israeliana più estrema, causando non pochi problemi al leader Netanyahu e al suo governo.  In egual misura, la decisione da parte degli Emirati Arabi Uniti di voler inaugurare un percorso di pace con Israele, non ha convinto totalmente la Lega Arabia; proprio per questo la decisione di voler fermare l’annessione della Cisgiordania da parte degli Emirati Arabi Uniti, ha dato allo Stato arabo un ruolo di primaria importanza sulla scena internazionale. Tuttavia, lo scorso 9 settembre l’incontro interno tra la Lega Araba ha ammorbidito la posizione nei confronti dell’accordo tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, non condannando tale accordo. La Lega Araba continuerà ad appoggiare la causa palestinese sostenendo l’idea del 2002 di “ una terra per la pace”, basata sul concetto di due Stati.  La Cisgiordania quindi, almeno per ora, rimane territorio franco e fa temere che il futuro accordo fra i due Stati possa essere l’ennesimo atto vago che permetta sia ad Israele che agli Emirati Arabi Uniti di giocare la loro partita.

Il ruolo dell’Arabia Saudita

In tutto questo susseguirsi di notizie e voci di corridoio, l’Arabia Saudita rimane, per ora, nelle retrovie. Sebbene, come per Israele, i rapporti con l’Iran rimangono tesissimi, il Regno Saudita non vuole cedere sulla causa palestinese. Tuttavia, pare alquanto impossibile che lo Stato più influente del Golfo Persico non sia stato partecipe della decisione degli Emirati Arabi Uniti per l’avvio di questa nuova fase; inoltre, la composizione sociale dell’Arabia Saudita, che custodisce i due luoghi più importanti per la religione musulmana, impone una posizione netta e decisa nel contrastare sia l’influenza iraniana nel Medio-Oriente, sia quella israeliana.

È quindi chiaro che un eventuale futuro accordo tra Israele ed ArabiaSaudita sarebbe solo in funzione anti-iraniana.

Vinti e vincitori

Nel classico gioco delle parti, che costituisce la diplomazia internazionale e più ampiamente la geopolitica, da questo accordo si evincono chiaramente tre vincitori, ma con peculiarità differenti. In prima scena, il Presidente americano ha dimostrato, ancora una volta, di svolgere un ruolo fondamentale di diplomazia in un territorio in cui vi è una quasi totale mancanza di leadership, favorita dal perpetuo scontro tra ArabiaSaudita ed Iran.

In secondo luogo, Israele ed il Primo MinistroNetanyahu, anch’essi vincitori, sono riusciti ad ottenere l’avvio di relazioni con uno dei più importanti Stati arabi senza concessioni ai palestinesi; inoltre, questi rapporti pacifici con il vicinato arabo, potrebbero favorire un riconoscimento a livello internazionale da parte del Mondo arabo dello Stato ebraico. Allo stesso tempo, Netanyahu dovrà cercare di placare gli animi più conservatori del suo partito e render noto al leader del partito con cui attualmente governa, Benny Gantz, il perché di tale decisione.

In ultima battuta, gli Emirati Arabi, lo Stato che più di tutti esce vincente da questa vicenda, si mostra a livello internazionale come un interlocutore affidabile in un MedioOriente sempre più in subbuglio, capace di scongiurare eventuali future crisi.

L’unico vero sconfitto resta, come sempre la Palestina, che dopo aver subito le azioni israeliane, sta assistendo alla rottura della maggioranza dei Paesi arabi che appoggiavano la questione palestinese.

Successivamente, l’11 Settembre il Presidente Trump ha annunciato che anche il Bahrein ha deciso di seguire gli Emirati Arabi Uniti nella normalizzazione della relazioni con Israele. Tuttavia, i dettagli dell’accordo, non sono ancora noti e lo saranno soltanto dopo la firma del trattato tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti del 15 settembre; in questo modo il Bahrein aprirà il suo spazio aereo per i voli israeliani, anche se tale decisione ha soprattutto uno scopo economico: poter rafforzare la partnership con gli Stati Uniti. Contraria appare, invece, la popolazione bahreinita che nella notte del 14 Settembre ha manifestato in piazza contro tale accordo.

In questo contesto anche il Marocco vuole giocare la sua parte. Nonostante ad oggi non vi siano relazioni formali tra i due Paesi, il Presidente Saadeddine El Othmani rimane contrario al riconoscimento dell’accordo tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti ma ha deciso di facilitare i collegamenti  aerei tra Tel-Aviv e Rabat.

Infine, tali accordi nel breve periodo non avranno grosse ripercussioni, ma potrebbero aprire uno spiraglio verso un nuovo ciclo diplomatico a cui potrebbero prender parte altri Stati arabi e del Golfo Persico.  L’azione di distensione nel Medio-Oriente, che vede come principali attori Israele e gli Emirati Arabi Uniti potrebbe, quindi,  avere delle ramificazioni positive fino al Nord-Africa con l’intento di calmierare rapporti conflittuali in un’area che da fin troppo tempo è una polveriera.

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