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L’accelerazione dell’UE verso la neutralità climatica: un futuro che fa ben sperare?

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Risale al 29 aprile scorso il via libera del Parlamento europeo al testo della CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), la nuova direttiva sul dovere di diligenza che impone alle aziende di ridurre il loro impatto negativo su ambiente e diritti umani, e sono attualmente sottoposti a consultazione pubblica i nuovi standard ESRS VSME per le PMI non quotate, un’opportunità che potrebbe rivelarsi chiave per rispecchiare le esigenze di proporzionalità di queste ultime. Riuscirà dunque l’Europa nel suo intento di diventare il primo continente a impatto climatico zero? Quali sono le più recenti riforme in vista del raggiungimento dell’obiettivo?

L’European Green Deal e la NRFD: verso la climate neutrality

Negli ultimi anni, l’Unione europea ha avviato una serie di riforme con l’obiettivo di raggiungere una posizione di vantaggio nell’ambito della transizione sostenibile rispetto al resto del mondo. Attraverso il suo sforzo verso la neutralità climatica da raggiungere entro il 2050, e le misure legate all’Industrial Green Deal, l’Europa sta infatti operando alla realizzazione di un sistema economico-finanziario sempre più sostenibile, volto a rendere le imprese e più responsabili del proprio impatto sul pianeta, e a rafforzare la competitività dell’industria europea stessa. In questo senso, la Direttiva 2014/95/EU – la NRFD (Non Financial Reporting Directive) riguardante l’obbligo di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario per le imprese di grandi dimensioni – ha rappresentato uno step cruciale in questa direzione. Tuttavia, essa è stata a lungo soggetta a critiche per la mancanza di linee guida dettagliate, il che ha avuto come conseguenze principali la mancata comunicazione da parte delle imprese sulle informazioni sulla sostenibilità, la non attendibilità delle informazioni comunicate, o ancora la difficoltà di reperimento delle informazioni.

L’innovazione della CSRD

È in questo contesto che si colloca la Direttiva 2022/2464/EU riguardante la rendicontazione societaria di sostenibilità, la cosiddetta CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), che modificando la NRFD, ha lo scopo principale di estenderne l’ambito di applicazione, allargando il numero di imprese sottoposte all’obbligo di rendicontazione, e definendo requisiti più stringenti sulle informazioni da rendicontare. Non solo, con essa cambiano anche le modalità di realizzazione dei bilanci di sostenibilità, attraverso cinque principali novità. La prima è l’analisi di doppia materialità, che richiede alle imprese di fornire informazioni materiali di sostenibilità sia in merito all’impatto delle proprie attività sulle persone e sull’ambiente (materialità dell’impatto), sia riguardo al modo in cui i fattori di sostenibilità incidono su di esse e sui loro risultati (materialità finanziaria). Tale analisi deve essere effettuata secondo gli standard di rendicontazione ESRS (European Sustainability Reporting Standards), stabiliti dall’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), volti a garantire omogeneità nelle modalità di elaborazione. La Direttiva prevede inoltre il cosiddetto “obbligo di assurance”, in base al quale la revisione del report di sostenibilità deve essere effettuato da un accreditato statutory auditor; l’obbligo di digitalizzazione dell’informazione presente nei report, utilizzando il linguaggio XHTML e il linguaggio di marcatura XBRL; la collocazione dell’informativa di sostenibilità all’interno della Relazione sulla Gestione e non in un documento a sé stante, al fine di garantire una maggiore integrazione tra informazioni di carattere finanziario e non; e infine, l’integrazione degli aspetti ESG lungo la Value Chain, per cui le imprese, nel rendicontare l’informativa di sostenibilità, dovranno includere anche le informazioni sugli impatti materiali, sui rischi e sulle opportunità connesse all’intera catena del valore risultanti delle attività di due diligence e dell’analisi di materialità.

Le novità e le critiche derivanti dalla CSDDD

La CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) rappresenta un ulteriore step nella stessa direzione, una sorta di corollario della CSRD, ma in cui l’UE guarda per la prima volta all’intera supply chain, estendendo dunque a tutta la filiera gli obblighi di trasparenza ESG. La direttiva mira a far sì che le aziende prendano una maggiore consapevolezza e intervengano responsabilmente sui propri impatti sociali e ambientali. Il processo di approvazione del testo da parte del Parlamento europeo è stato tutt’altro che lineare, e ha incluso varie modifiche che non sono state esenti da critiche. Nella nuova versione della direttiva, infatti, non è più previsto che imprese operanti in settori ad alto rischio ricadano nel suo ambito di applicazione. Ne deriva che non sono attenzionati alcuni settori particolarmente a rischio di violazione di diritti umani e/o depauperamento dell’ambiente quali per esempio il petrolifero, l’estrattivo, e la pesca. Ancora, non è più prevista la legittimità dei sindacati ad avviare azioni dirette contro le aziende per far valere la loro responsabilità in sede civile per un risarcimento del danno, ma è rinviata agli Stati membri in sede di recepimento della CSDDD nei loro ordinamenti nazionali la possibilità di autorizzare i sindacati ad azionare rimedi giuridici per tutelare i soggetti lesi dall’azione delle aziende. Ciò comporta non solo un livello di tutela differenziata tra la violazione delle norme in materia di lavoro e quelle di tutela ambientale, ma anche il rischio di livelli diversi di tutela in materia sociale da Paese a Paese.

E per le PMI non quotate? L’importanza degli Standards VSME 

Un ulteriore strumento su cui è importante porre attenzione è dato dagli standards volontari di rendicontazione di sostenibilità per le PMI non quotate, o ESRS VSME (Voluntary standards for non-listed SMEs). Tali standards sono stati sviluppati parallelamente agli standards ESRS LSME (ESRS for listed small- and medium-sized enterprises), i quali sono invece rivolti alle PMI quotate soggette alla CSRD ed entreranno in vigore il 1° gennaio 2026. L’introduzione degli ESRS VSME mira a offrire alle PMI una guida chiara per stimare e perfezionare le loro pratiche sostenibili nell’articolata arena degli standards sulla sostenibilità, con la speranza di semplificare il panorama normativo. A guidare tali standards è il principio di proporzionalità, che assicura un percorso di rendicontazione sostenibile che tiene conto delle caratteristiche fondamentali delle singole entità. 

Verso la giusta direzione?

Senza alcun dubbio, l’Unione europea, attraverso le numerose riforme in materia di sostenibilità, sta delineando un panorama normativo in cui le imprese dovranno integrare sempre di più la responsabilità sociale e ambientale nelle loro pratiche commerciali. La CSRD ha già posto importanti obblighi di trasparenza che le imprese devono rispettare, e la CSDDD – nonostante alcuni punti ancora critici e il ridimensionamento subito nel percorso verso l’approvazione – si muove nella stessa direzione, ampliandone il perimetro. Sarà cruciale porre attenzione soprattutto sugli ESRS VSME, che offrono alle PMI non quotate uno strumento molto flessibile per adeguarsi alle nuove necessità senza dover subire eccessivi oneri burocratico-finanziari. Grazie alla presenza di un numero sempre maggiore di strumenti normativi, il futuro dell’UE fa dunque ben sperare, ma sarà solo tramite un impegno comune sia da parte degli Stati membri che delle imprese che gli obiettivi potranno finalmente essere raggiunti.

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