0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

NotizieLa visione geopolitica della tecnologia e della democrazia, al...

La visione geopolitica della tecnologia e della democrazia, al tempo del corona virus

-

“All that is solid melts into air” – tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria – dalla stabilità all’instabilità, dalla certezza all’incertezza, questo è sembrato essere il destino della storia dell’uomo finora”, così Alessandro Ricci, docente di Geografia, Rappresentazione e Potere dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Segretario Generale del Centro Studi Geopolitica.info, nelle conclusioni del suo libro “La geografia dell’incertezza”, connota questa ricorrente instabilità della società umana, al punto tale, data la sua sistematicità, da poterla considerare come endemica al suo stesso divenire, al suo scorrere nel tempo.

 Ed ecco che, metaforicamente, nello scandire la regolarità di tale assioma, il metronomo misuratore dell’evoluzione umana, incontra l’emergenza covid-19, interrompendone il suo perenne oscillare, determinando la crisi generale. 

Ora, geopoliticamente parlando, dall’analisi di questo eccezionalissimo periodo, purtroppo ancora in divenire, è possibile estrapolare due peculiari aspetti sui quali dibattere, per poter diradare il fosco manto “dell’incertezza che sembra essere calato sulle nostre esistenze, ossia quale valenza attribuire al concetto di crisi e lo stato del rapporto tra innovazioni tecnologiche ed istituzioni democratiche. 

Per quanto concerne, dunque, il primo dato da esaminare, è necessario definire precisamente qual è la nozione di crisi da utilizzare nel vaglio geopolitico delle conseguenze della diffusione del corona virus, sui sistemi democratici.  

Infatti, come ben spiegato da Alessandro Colombo, docente di Relazioni Internazionali dell’Università degli Studi di Milano e Direttore dell’Osservatorio “Sicurezza e Studi Strategici” dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), al fine di non svuotarne la capacità descrittiva, dettata dall’inflazione del suo utilizzo (quando tutto è crisi, nulla è crisi), occorre precisare che della rappresentazione dell’idea di crisi, ne esistono due versioni, antinomiche tra loro, secondo le quali, tale nozione è da intendersi, alternativamente, come: 

  • occasione d’innovazione, che agisce come una grande fabbrica di mutamento, che obbliga a modificare le categorie, i linguaggi e le politiche; 
  • momento di ripetizione, che impone di agire in tempi stretti e, quindi, di attingere alle categorie, ai linguaggi ed alle politiche di cui già si dispone perché non c’è tempo di formularne altri. 

Per quanto concerne, invece, il secondo elemento da analizzare, occorre dire, preliminarmente, che i processi di democratizzazione nel mondo, sono stati studiati, quasi sempre, solo da un punto di visto giuridico, edulcorando, in questo modo, le prospettive più ampie, in termini di geopolitica, derivanti dal fatto che le istituzioni democratiche si muovono sul territorio.  

Dunque, se la geopolitica è una visione e la democrazia è un fenomeno che si disloca sulle carte geografiche e, contemporaneamente, si sviluppa nello spazio e nel tempo, le nuove frontiere della tecnologia, richiedono il massimo esercizio dell’intelligenza umana, per sfruttarne al meglio le opportunità e contenerne i rischi. 

Molte delle difficoltà palesate dai sistemi democratici, agli inizi di questo XXI secolo, sono riconducibili al rapido proliferare delle nuove tecnologie, le cui conseguenti applicazioni nella vita quotidiana degli uomini, hanno considerevolmente accorciato le distanze che separano nazioni e continenti ed inciso, in maniera drastica, su stili di vita, tradizioni ed assetti istituzionali. 

La tecnica ucciderà la democrazia così il filosofo Emanuele Severino descriveva l’impatto sul sistema democratico e la sua tradizionale architettura, di quella che definiva la forma più rigorosa di follia, l’ultimo Dio capace d’indurre l’uomo a trascendere il limite della sua stessa condizione.  

Pur senza giungere all’estremo di questa visione, il tema del rapporto tra tecnica e democrazia tocca un nervo scoperto della società moderna, in quanto la tecnologia digitale ha innescato, con la forza propria delle rivoluzioni epocali e l’intensità delle grandi conquiste della storia, mutamenti profondi del tessuto democratico e della struttura sociale, ridisegnando il raggio di estensione del potere ed i confini della libertà, che, dobbiamo ricordarlo, non può ritenersi mai un traguardo definitivamente raggiunto e perciò immune da regressioni, ma rappresenta, piuttosto, una conquista da rinnovare ogni giorno, a fronte delle sfide che la realtà propone costantemente in forme nuove. 

L’impatto sull’umanità della rivoluzione tecnologica in corso, è talmente dirompente su quest’ultima come è accaduto in ben pochi altri momenti della sua storia, poiché ne sta mutando, radicalmente, gli archetipi socioeconomici, culturali e politici, così come ben illustrato da Luciano Floridi, docente di Filosofia ed Etica dell’informazione dell’Università di Oxford, secondo il quale alcuni paesi tecnologicamente più avanzati, stanno entrando in una nuova fase storica, “l’Iperstoria”, che si configura come un’epoca nella quale il digitale è diventato parte essenziale dello sviluppo di una società. Egli, infatti, differenzia l’Iperstoria dalla Storia e dalla Preistoria, non su basi temporali, quanto, piuttosto, sul modo di vivere di una società. In altre parole, lo spazio cibernetico è diventato e sarà sempre più, il luogo delle interazioni socioeconomiche e delle comunicazioni umane e non – si pensi allo sviluppo dell’Internet of Things – una dinamica imprescindibile per il funzionamento e lo sviluppo delle nostre società. 

Tale è la forza del cambiamento in atto, che ad evolversi non sono solo le macrostrutture sociali, ma soprattutto gli individui, la cui vita, sotto l’incalzare dell’informatica e delle tecnologie, ha iniziato a trasformarsi, consentendo, ad ognuno di noi, di capire che non siamo entità isolate, quanto, piuttosto, agenti informazionali interconnessi, che condividono con altri agenti biologici ed artefatti tecnologici, un ambiente globale, costituito, in ultima istanza, da informazioni, chiamato “Infosfera. E così, vista la possibilità di andare, per astrazione, oltre la realtà materiale, sostituendola con una inventata e virtuale, come avviene oggi nella rete e nel mondo digitale, dove ormai vige un categorico “digito ergo sum”, è stato consequenziale tentare di promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica, attraverso le nuove tecnologie, originando la cosiddetta e-democracy, variante della democrazia classica, articolata su diverse dimensioni, tra cui, in particolare, quella:  

  • dell’inclusione sociale, precondizione essenziale, che nel caso specifico dell’e-democracy si traduce in inclusione nella società dell’informazione (con riferimento all’accesso alle infrastrutture, ai servizi, agli strumenti culturali adeguati);  
  • dell’accesso all’informazione, con particolare riferimento a quella dai soggetti pubblici (il richiamo è alla trasparenza dei processi decisionali politici in democrazia, alla possibilità di esprimere un consenso informato e di esercitare il controllo democratico delle istituzioni);  
  • dell’accesso alla sfera pubblica, quindi all’effettiva possibilità di produrre informazione e partecipare alla formazione delle opinioni, di dialogare fra cittadini e con le istituzioni, in un confronto aperto fra attori sociali, politici, istituzionali;  
  • dell’elettorato passivo ed attivo, concretizzantesi nei processi di selezione della classe politica e di formazione dei governi e/o delle assemblee rappresentative, nei meccanismi di scelta alla base del modello di democrazia rappresentativa, nelle innovazioni delle modalità di selezione delle candidature e di formazione delle liste elettorali; nella tecnica di votazione (voto a distanza, e-vote o voto elettronico) e nelle sue modalità (voto graduato/ordinato per liste e candidati);  
  • dell’iniziativa diretta da parte dei cittadini, mediante i previsti istituti giuridici specifici (referendum, proposte di iniziativa popolare, ecc.) e anche nelle forme spontanee rappresentate da petizioni, appelli, costituzione di gruppi informali e associazioni;  
  • del coinvolgimento dei cittadini e delle loro forme associate in specifici processi decisionali (tavoli locali di concertazione delle politiche di sviluppo locale, patti territoriali, urbanistica partecipata, bilancio partecipativo, piano dei tempi, del traffico, dei rifiuti, sanitario, ecc.).  

Quindi, se è vero che, come affermato da Gabriele Natalizia, docente di Scienza Politica dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Coordinatore del Centro Studi Geopolitica.info, quando interviene una crisi, il mondo che riemerge al suo termine, non è mai quello che si conosceva prima, allora è possibile osservare, al momento, quale corollario derivante da questa emergenza sanitaria, i seguenti fattori: 

  • adesso, più che mai, per uscire dall’empasse procedurale determinato da questa pandemia mondiale, è necessario agire, nel suo contrasto, superando la dicotomia del concetto di crisi, inteso come sinonimo, in alternativa, d’innovazione/momento di ripetizione, veicolandolo, invece, in una nuova prospettiva, che abbracci gli aspetti di entrambe le due categorie teoriche, in un’ottica non di contrapposizione, ma, viceversa di osmosi, concretizzabile in una formula di “tesi più tesi uguale sintesi”, capace di utilizzare quanto di migliore esse possano fornire, in termini di uscita dalla straordinaria criticità determinata dall’epidemia del corona virus; 
  • la democrazia, anche in presenza della sua versione 2.0, incontra oggi, anche in ragione dell’emergenza epidemiologica planetaria in atto, sempre più crescenti difficoltà ad offrire risposte idonee ai dilemmi collettivi ed ai problemi dei singoli cittadini. Essa, infatti, viene messa in discussione, sia sul piano politico e sociale, sia su quello giuridico e costituzionale e gli studiosi si dividono sulle motivazioni poste alla base della sua crisi: per alcuni si tratta di una trasformazione, di un passaggio e di un necessario adattamento al periodo contingente, per altri è auspicabile un ulteriore e più deciso rinnovamento, con forme che prevedano una totale partecipazione dei cittadini alle decisioni ed all’amministrazione della cosa pubblica. Entrambe le visioni, tuttavia, sviluppano il ragionamento partendo dall’assunto che la diffusione della rete ha profondamente modificato anche i rapporti in ambito politico e concordano sul fatto che la democrazia, al tempo del web, debba essere ripensata; 
  • lo smarrimento diffuso del modus operandi delle Istituzioni liberali, derivante “dall’incertezza” con cui si affronta la complessità ed ambivalenza del concetto di crisi, coniugato alla prolungata inazione della democrazia parlamentare, dispersa nella mancanza di efficacia delle sue Assemblee in tempi di quarantena ed al lento procedere della diffusione della e-democracy, rallentato dalla diffidenza verso una rivoluzione tecnologica, che produce algoritmi sempre più raffinati, alimentati da un enorme flusso di dati, grazie ai quali si realizzano i meccanismi del “machine learnig”, delle macchine che imparano in modo autonomo, senza bisogno d’interventi umani; 
  • l’uso di strumenti normativi deboli che hanno sospeso, di fatto, articoli rilevanti della prima parte della Costituzione, quali la libertà di spostamento e manifestazione, i diritti educativi, la libertà d’impresa e commercio, la privacy, in questa che potrebbe essere definita “l’ora più buia” delle procedure democratiche, almeno per quanto riguarda l’Italia, in cui il Parlamento non tiene il ritmo del governo, discutendo nelle sue Camere poco, in modo intermittente, per piccoli gruppi ed in maniera frettolosa, perché non c’è tempo e si approva (in un mese esatto, dal 23 febbraio al 25 marzo 2020, sono stati presentati 7 decreti legge, 8 decreti del Presidente del Consiglio, 2 delibere del Consiglio dei Ministri, 19 ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, 2 ordinanze del Ministro della Salute, 2 direttive del Ministro della Pubblica Amministrazione, un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, una circolare del Ministro dell’Interno, un numero indefinito, ma molto rilevante, di ordinanze di Presidenti di Regione e Sindaci); 
  • il rischio creare cittadini sempre più refrattari ai valori di libertà ed alla confusione/polemiche che ogni democrazia porta con sé, in nome di modelli “autocratici” (facciamo come in Cina) o di “governo degli esperti”, che decida per decreto ed in stato di emergenza, con la possibilità, concreta, di controllare e guidare da lontano la vita, anche privata, delle persone, grazie al supporto offerto dalle nuove tecnologie. 

In conclusione, dunque, il frutto di questi approfondimenti geopolitici, ci porta a poter dire che: 

  • le tecnologie odierne, singolarmente e nel loro insieme, come quelle del passato, non sono necessariamente accentratrici ed autoritarie o democratiche e libertarie, né intrinsecamente buone o cattive, la loro virtù dipende dall’uso che se ne fa; 
  • la democrazia, se vuole rafforzarsi e non essere travolta da questa crisi drammatica, dovrà riscrivere la grammatica della complessità e del pluralismo, che ne sono il cuore pulsante, facendosi semplice, veloce, trasparente, confermandosi quale luogo di garanzia di ogni libertà; 
  • il destino dell’umanità e del suo convivere democratico, non è già scritto, ma sarà determinato dalle nostre scelte e dalle nostre conseguenti azioni. 

Articoli Correlati

Gli equivoci della globalizzazione

A dispetto delle più utopistiche teorie sulla globalizzazione che avevano trovato ampio eco negli anni Novanta e che erano...

I dieci libri da leggere in tema Cyber e Tech

È arrivata la “Reading List di Cyber e Tech” preparata dal Centro Studi Geopolitica.info, scopri i dieci libri utili...

I cinque libri da leggere in tema Spazio

È arrivata la “Reading List di Spazio” preparata dal Centro Studi Geopolitica.info, scopri i cinque libri utili per approfondire...

I dieci libri da leggere in tema Asia

È arrivata la “Reading List di Asia” preparata dal Centro Studi Geopolitica.info, scopri i dieci libri utili per approfondire...