La vigilia del voto in Myanmar

Il clima di attesa per le elezioni è palpabile a Yangon, tutte le attività della città sembrano rallentare di fronte ad un evento che costituisce un vero e proprio punto di svolta per il paese. Migliaia di giornalisti sono arrivati in Myanmar, per la prima volta sono stati concessi numerosi visti per la stampa anche per periodi di due mesi.

La vigilia del voto in Myanmar - GEOPOLITICA.info Sostenitori di Aung San Suu Kyi, Yangon, 19 giugno 2014 (cr: Reuters/Soe Zeya Tun)

L’Unione Europea ha inviato osservatori internazionali da tutti i paesi membri e dalla scorsa settimana i giornalisti stanno viaggiando per tutto il paese, anche nelle aree più sensibili e nei campi profughi allestiti per i Rohingya.Le elezioni in Myanmar dell’8 novembre sono un banco di prova cruciale per la stabilità del paese e rappresentano un momento importante per il futuro del continente asiatico. Il paese potrebbe diventare un vero e proprio modello nella transizione democratico e aprire un nuovo scenario per la geopolitica della regione.

Tutti gli occhi del mondo sono concentrati sulle prime elezioni libere dal 1990, un corretto svolgimento delle consultazioni è il prerequisito essenziale per avviare un processo di democratizzazione in Myanmar e tutte le parti politiche sono ben coscienti della grande attenzione mediatica e della necessità di garantire la trasparenza delle procedure di voto. Il governo sta apparentemente cercando di garantire la possibilità di svolgimento di regolare elezioni, anche se nelle scorse settimane alcuni episodi hanno creato allarme tra gli osservatori internazionali.

Alcuni attivisti sono stati arrestati per aver diffuso sui social media dei fotomontaggi che ritraggono membri della giunta con vestiti femminili o per aver paragonato la divisa dei militari agli indumenti solitamente indossati da Aung San SuuKyi.

Le organizzazioni che stanno monitorando le elezioni hanno fermamente condannato gli arresti, ma la comunità internazionale è rimasta cauta. Secondo alcuni analisti gli episodi di repressione rappresentano il colpo di coda del regime militare e la volontà di mantenere un controllo in un paese che sembra avviato verso un processo di apertura verso l’esterno.

Il momento del voto costituisce solamente il primo passo del processo di cambiamento in Myanmar, le settimane e i mesi successivi alla consultazione elettorale sveleranno il futuro del paese. I risultati saranno disponibili non prima di due settimane, probabilmente fino alla fine di novembre non si conoscerà il dato definitivo. In questo periodo gli scrutini parziali, che arriveranno innanzitutto dalle città principali che rappresentano il grande serbatoio di voti dell’NLD, potranno generare un clima di indeterminatezza tra le parti politiche.
I mesi che separeranno le consultazioni dalla elezione del presidente costituiscono il principale pericolo per la stabilità del paese, in questo periodo i tentativi di alleanze tra i gruppi politici e le manovre di potere potrebbero generare un clima di insicurezza e di incertezza dannoso per una transizione pacifica.