La tratta delle schiave sessuali dalla Nigeria all’Italia

La tratta delle donne nigeriane in Italia è un fenomeno che ha iniziato a ricevere attenzione solo dal 2015, a causa dell’incremento registrato di schiave sessuali di provenienza nigeriana: da 1.454 nel 2014 a 11.009 nel 2016. L’Organizzazione Internazionale della Migrazione stima che in Italia l’80% delle donne provenienti dalla Nigeria siano vittime di traffico per sfruttamento sessuale. La maggior parte di queste arriva da Benin City, nello stato dell’Edo. Benin City, nel sud della Nigeria è la stessa città dove ha avuto origine la Black Axe, l’Ascia Nera, l’organizzazione criminale nigeriana che controlla la tratta delle schiave sessuali fino in Italia.

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Il viaggio

L’Ascia Nera recluta le donne attraverso quattro metodologie diverse: nel primo caso l’Ascia Nera dà un prestito alla famiglia della donna, quando però non sono in grado di restituire i soldi, la donna viene portata via. Nel secondo caso, le donne vengono rapite o consegnate direttamente dalla famiglia. Nel terzo caso, sono le donne stesse a mettersi direttamente in contatto con la mafia. Nell’ultimo caso, vengono reclutare dai loro account social.

Prima della partenza verso l’Italia, le donne sono costrette a sottoporsi ad una stregoneria tradizionale chiamata juju. Questa pratica crea un legame inseparabile con l’Ascia Nera; il juju è il modo per creare un debito che può raggiungere gli 80.000 euro che obbliga le donne a diventare schiave sessuali finchè non lo salderanno con la mafia. Il juju ha anche un forte potere psicologico che assicura che ciò avvenga; se non venisse rispettato il patto uno spirito potrebbe infuriarsi all’interno del loro corpo fino a farle morire, e se loro stesse morissero o scappassero, le loro famiglie verrebbero uccise.

Il viaggio dalla Nigeria all’Italia è condotto da diversi collaboratori dell’Ascia Nera, i passeurs: trafficanti di corpi. La prima fermata è ad Agadez, in Niger. Nel percorso tra Benin City e Agadez le donne che non sono lasciate a morire nel deserto, vengono usate per corrompere la polizia e garantire un passaggio rapido. Una volta ad Agadez vengono portate nel mercato degli schiavi, dove ci sono dai 20.000 ai 25.000 migranti ogni mese, tutti provenienti dall’Africa occidentale e diretti in Europa. Le donne sopravvissute raccontano che qui veniva testata la loro ‘stamina’; venivano stuprate ripetutamente. Nei campi di concentramento in Libia i membri dell’Ascia Nera lavorano gratis per i libici in cambio di più libertà nel contrabbando. Inoltre, il loro ruolo è di far guadagnare alle donne, attraverso lo sfruttamento sessuale, il denaro per attraversare il Mediterraneo.

In Italia

Coloro che riescono a raggiungere le coste italiane entrano a far parte del inadeguato sistema di CARA e CAS, che dopo il Decreto Sicurezza possono accogliere solo i titolari di protezione internazionale (quindi asilo e sussidiaria) e i minori non accompagnati, non più richiedenti asilo in attesa della decisione. Senza un sistema di protezione adeguato, le donne molto spesso non vengono identificate come vittime di tratta. Facilmente reclutabili invece dalle Madam, appellativo indicato per riferirsi alle donne trafficanti che si occupano direttamente delle schiave sessuali, dei loro contatti e del denaro guadagnato. Un’altra figura dell’Ascia Nera è il Kapò ha il ruolo di tendere le donne lontano da possibili organizzazioni sociali anti-tratta e sposta le donne da un luogo all’altro così da creare instabilità e dipendenza, ma anche assicurando una continua varietà alla clientela italiana. Se non ci fosse una così alta richiesta di sesso, il business delle schiave sessuali non profilerebbe 2 miliardi di euro l’anno: il guadagno stimato dell’Ascia Nera solo in Italia (globalmente il profitto annuale dei trafficanti di schiave sessuali è di 99 miliardi di dollari).


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Il framework legale sulla tratta degli esseri umani è strettamente legato allo schiavismo sessuale in quanto il 90% delle vittime di tratta a livello globale sono sfruttate sessualmente. A livello internazionale l’UN Protocol to Prevent, Suppress and Punish Trafficking of Persons, anche conosciuto come Palermo Protocol, istituito nel 2000, presenta la definizione più accettata di tratta degli esseri umani e include anche per la prima volta il ruolo di organizzazioni criminali internazionali. Entrambi sono fattori decisivi nella proliferazione e profitto dell’industria della tratta e hanno un inevitabile influenza nell’approccio top-down sulle politiche governative a livello nazionale.

Vista la diffusione del fenomeno e il numero degli attori coinvolti è necessario istituire un sistema di controllo e prevenzione per evitare la proliferazione della tratta con lo scopo di eradicarla completamente. Per raggiungere questo obiettivo bisogna comprendere le strutture oppressive in gioco e il loro ruolo nella tratta, come ad esempio quello di organizzazioni criminali come l’Ascia Nera.

Neila Zannier,

Geopolitica.info