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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaLa TIKA e la politica estera turca

La TIKA e la politica estera turca

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La TIKA, acronimo di Turk Isbirigli ve Koordinasyon Idaresi Baskanligi, è un’agenzia governativa turca che, in base al suo statuto, promuove lo sviluppo delle nazioni di origine turca.
Fondata nel 1992, principalmente con il fine di colmare il vuoto lasciato dal crollo dell’Unione Sovietica, ha visto la sua importanza crescere in maniera considerevole dal 2002, anno dell’avvento al potere in Turchia del partito AKP.
Tale forza politica, una volta arrivata al governo, ha notevolmente rafforzato le risorse materiali della TIKA e ha promosso la sua attività in tre differenti contesti. Vale a dire nei paesi turcofoni, in quelli con forti legami storici con la Turchia poiché dominati in passato dall’Impero Ottomano, ma anche tra chi, tradizionalmente, non hanno tradizionalmente rapporti particolari con la Turchia. In tali differenti contesti vi è stata sempre, da parte della TIKA, la finalità di favorire il ruolo di Ankara.

Attività della TIKA nei Paesi turcofoni

L’attività della TIKA nei paesi turcofoni, in passato dominati dall’Unione Sovietica, fu l’ambito in cui tale agenzia governativa mosse i primi passi e acquisì un’esperienza che le fu poi utile anche in altre aree geografiche.

La situazione economica di tali paesi all’inizio degli anni 90 del secolo scorso appariva difficile e con scarse prospettive. La TIKA intervenne con programmi destinati al supporto degli strati della popolazione in maggiore difficoltà e al miglioramento del tessuto produttivo, ciò con particolare attenzione alla rete delle infrastrutture.

Per coordinare tali interventi fu costituito in Turkmenistan il primo ufficio della TIKA, a questo ne seguirono poi molti altri, nella regione ma anche nel mondo.

Verso la fine di quel decennio l’agenzia di Ankara, forte dei risultati positivi fin lì ottenuti, cominciò a operare, con grande dispendio di risorse, anche nel campo dell’istruzione con l’apertura di scuole, biblioteche e con programmi di collaborazione con le università locali. La motivazione che era addotta a tali interventi in un settore così delicato era la necessità di rinsaldare storici legami culturali.

L’avvento al potere in Turchia dell’AKP implicò per la TIKA un notevole aumento del suo impegno in tali paesi. Difatti, nei settori citati, le iniziative cominciarono a essere più capillari e articolate, ad esempio fornendo moderne tecnologie e cercando di avvicinare, per quanto possibile, l’economia e la sanità locale a standard internazionali.

Quest’insieme di attività determinò la nascita di numerosi legami tra i paesi turcofoni e Ankara. Nel 2008, l’allora Primo Ministro turco Erdogan decise che era giunto il momento di rafforzare ulteriormente tali connessioni. Promosse allora la nascita, proprio in quell’anno, della Parliamentary Assembly of Turkic States (TURKPA), il cui scopo principale è favorire la collaborazione tra Turchia e paesi turcofoni e che, a tutt’oggi, costituisce il più importante legame istituzionale in tale ambito.

Dal 2010 la Turchia, anche grazie al lavoro in precedenza svolto dalla TIKA, ha iniziato una politica diretta a stringere accordi e a intensificare la collaborazione con i paesi turcofoni nell’ambito militare e della sicurezza. Proprio in quell’anno, difatti, Ankara ha incrementato notevolmente le vendite di armi al Turkmenistan divenendo così il principale fornitore del Paese. Nel 2013 Turchia e Kazakhstan hanno costituito in quest’ultimo Paese con una joint venture l’Aseslan Engineering, specializzata nella produzione di armi, anche tecnologicamente avanzate, destinate in parte alle nazioni limitrofe. Nel 2015 Turchia e Kirghizistan hanno raggiunto un’intesa per addestrare ufficiali kirghisi in Turchia, ciò per un numero che, dal 2016, supera le 100 unità annue. Nel 2017 Turchia e Uzbekistan si sono accordati per costruire congiuntamente veicoli militari.

Attività della TIKA in Paesi dominati in passato dall’Impero Ottomano

Secoli di dominio ottomano hanno inevitabilmente lasciato un’eredità nei paesi controllati in passato dalla Sublime Porta, ciò in particolare dal punto di vista culturale e religioso.

Proprio in tali settori la TIKA ha iniziato a operare con notevole impegno nei Balcani Occidentali, dal 2002 fino ad oggi, con un’intensità crescente. Provvedendo inizialmente a opere restauratrici di edifici risalenti al periodo ottomano, come per esempio moschee e torri, dotati di un’indubbia rilevanza storica.

Sono circa ottanta gli interventi di restauro realizzati fino ad oggi dall’agenzia turca nella Regione. Il più importante, anche per il carattere simbolico dell’edificio, è certamente quello che riguarda la Moschea dell’Imperatore, la prima realizzata dai conquistatori ottomani in Bosnia-Erzegovina.

L’agenzia di Ankara in seguito ha iniziato a operare, con interventi diretti alla cooperazione, anche nella sanità, nell’istruzione e nell’ammodernamento delle infrastrutture. Tutto ciò ha contribuito a migliorare l’immagine della Turchia tra la popolazione locale.

A tal riguardo va ricordato un libro, scritto all’inizio del millennio dall’allora docente dell’Università di Beykent Ahmet Davutoglu, intitolato Profondità Strategica. In tale testo si evidenzia come la Turchia, per incrementare considerevolmente il suo ruolo internazionale, dovrebbe valorizzare i legami culturali religiosi ed economici con i paesi un tempo dominati dall’Impero Ottomano. La dottrina delineata da Davutoglou, che divenne poi una figura centrale nella politica estera di Ankara tanto da essere soprannominato come il “Kissinger turco”, fu applicata con impegno e parziali successi nei Balcani Occidentali, specialmente in Bosnia.

L’attività della TIKA nei Balcani è notevolmente aumentata dal 2016, anno del fallito colpo di stato attuato da Gulen. Ciò corrisponde, in buona parte, al desiderio di Ankara di marginalizzare il ruolo nei Balcani Occidentali dell’Hizmet, l’organizzazione umanitaria facente capo proprio a Gulen. In effetti, anche grazie a pressioni politiche, il ruolo dei “gulenisti” nella regione si è ridotto considerevolmente.

Alla crescita dell’importanza della TIKA nei Balcani Occidentali è corrisposto un forte ampliamento del ruolo di Ankara, a livello politico ed economico, spesso bollato da alcuni esperti con il termine “neo-ottomanesimo”, rispondente alla volontà turca di giocare un ruolo da protagonista nelle dinamiche geopolitiche balcaniche, in linea con il principio della regional ownership. Questo principio, che è stato ispiratore della formulazione della politica estera turca fin dalla fine degli anni ’20 del ‘900, quando al timone della Repubblica sedeva ancora Mustafa Kemal Ataturk, si basa sull’assioma secondo il quale la Turchia deve porsi in prima fila per la risoluzione dei problemi regionali che la interessano direttamente.

Per comprendere il ruolo centrale acquisito dalla Turchia nella Regione, basti pensare che il Presidente turco Erdogan sia spesso invocato come mediatore nella complicata questione dei rapporti tra Serbia e Kosovo, ciò in virtù dei buoni rapporti con entrambi e, più in generale, con i paesi circostanti.

Uno studio pubblicato nel 2019 da due ricercatori dell’Università di Lubiana, Faris Kocan e Jana Arbeiter, evidenzia come i Balcani Occidentali assorbano circa un quinto delle risorse finanziarie annuali della TIKA quantificabili, quest’ultime in circa 130 milioni di dollari. La TIKA ha inoltre un ruolo notevole anche nella gestione di fondi destinati allo sviluppo stanziati annualmente da Ankara, anche formalmente fuori dalla sua competenza. In base ai dati del 2020, gli ultimi disponibili, la Turchia ha stanziato in quell’anno complessivamente circa 250 milioni di dollari per favorire lo sviluppo dei Balcani Occidentali.

Molto più limitato, è l’impegno nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, questo è principalmente da spiegare con un cero timore delle classi dirigenti locali, spesso prive di effettiva legittimazione democratica, a una crescita del ruolo della Turchia nei loro paesi che, in teoria, potrebbe minare il loro potere personale. Sono stati realizzati solo alcuni progetti, per lo più in ambito umanitario, che non si ricollegano a un disegno di penetrazione di ampio respiro.

Attività della TIKA in Paesi privi di rapporti tradizionalmente particolari con la Turchia

In tale ambito il contesto in cui la TIKA ha operato con maggiore impegno è l’Africa Subsahariana. Nel 2005 ha aperto il primo ufficio di coordinamento nel Continente in Etiopia, da lì è stato un crescendo d’iniziative realizzate in parallelo ad altre condotte dal governo turco.

Quest’ultimo difatti organizzava il vertice di Istanbul del 2008 tra Turchia e Unione Africana, terminato con lo status di partner strategico concesso ad Ankara e con l’impegno a realizzare vertici triennali per rafforzare la collaborazione.

La TIKA oggi ha ventidue uffici di coordinamento nel Continente, in pratica è operativa in ogni paese, anche se in modo non uniforme, ciò con programmi che riguardano soprattutto la formazione professionale, l’assistenza sanitaria e l’approvvigionamento idrico.

Al tempo stesso è cresciuto considerevolmente il ruolo di Ankara in Africa. Basti pensare che dal 2008 Erdogan abbia visitato trenta paesi del continente stipulando e promuovendo importanti accordi di amicizia e collaborazione nei più diversi settori, militare compreso. Difatti, oggi la Turchia fornisce armi e addestra militari in Libia, Mali, Repubblica Centrafricana e Somalia, Paese quest’ultimo ove Ankara ha un’importante base militare. Neanche l’ambito economico è stato trascurato: nel 2018 è stato stipulato il Turkey ECOWAS Busines and Economic Forum, diretto  a incrementare le relazioni economiche. Ciò con risultati talmente positivi da far aumentare lo scambio commerciale è passato dai tre miliardi di dollari del 2003 ai circa trenta miliardi di dollari attuali.  

Emblema del ruolo globale assunto dalla TIKA, è la sua intensa attività condotta in America Latina dal 2015, anno d’apertura del primo ufficio di coordinamento nella regione. Da quel momento l’agenzia ha realizzato progetti inerenti all’agricoltura, lo sviluppo economico, l’assistenza sociale, la sanità e l’istruzione.

Rilevante è notare che tale sforzo della TIKA si collega alle iniziative diplomatiche della Turchia: proprio nel 2015 Erdogan, già Presidente della Turchia, visitò Messico, Colombia e Cuba. Questo fu il primo viaggio di un leader turco nella Regione dopo venti anni, seguirono poi numerose iniziative diplomatiche di Ankara proprio in quel contesto geografico.

Dalla sua nascita la TIKA ha realizzato oltre 30.000 progetti nell’ambito della cooperazione. La sua attività si svolge in circa 170 paesi con una tendenza all’espansione dei settori e ambiti geografici di operatività.

A prescindere da quello che può essere il giudizio sull’AKP e sulla politica estera turca, è innegabile che negli ultimi venti anni il ruolo internazionale della Turchia sia cresciuto notevolmente. In ciò una parte di merito l’ha anche la TIKA.

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