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TematicheEuropaLa Svezia nella NATO: addio alla neutralità

La Svezia nella NATO: addio alla neutralità

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L’allargamento dell’Alleanza atlantica verso nord viene completato con l’adesione di Stoccolma. La Svezia supera definitivamente una postura di neutralità risalente all’Ottocento, indotta in questo senso dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla minaccia rappresentata da Mosca per la sicurezza del Paese.

La cerimonia tenutasi l’11 marzo presso in quartier generale della NATO a Bruxelles, in occasione della quale è stata issata la bandiera della Svezia, ha suggellato l’ingresso del Paese scandinavo nell’Alleanza atlantica, che arriva così a comprendere trentadue membri. L’allargamento dell’Alleanza in direzione nord, che nel 2023 aveva già preso forma grazie all’accesso della Finlandia, è stato così completato con il percorso analogo compiuto da Stoccolma, rappresentando una novità rilevante nell’ambiente securitario europeo scaturita dall’invasione russa su larga scala dell’Ucraina iniziata nel 2022. Finlandia e Svezia, infatti, avevano presentato congiuntamente la domanda di adesione alla NATO nel corso della primavera di quell’anno, prendendo atto dei recenti sviluppi e in virtù di scelte di grande rilevanza storica compiuta dalle rispettive classi dirigenti, così come di chiari spostamenti dell’opinione pubblica in senso favorevole a una partecipazione all’Alleanza.

I percorsi di Helsinki e Stoccolma verso l’ingresso nella NATO presentano vari elementi in comune. In primo luogo, il superamento di uno status di neutralità che per lungo tempo ha costituito un tratto distintivo della politica estera dei due Paesi; una scelta compiuta sull’onda della guerra intrapresa dalla Russia nel 2022 che, in entrambi i casi, ha poggiato su un consenso prevalente tanto all’interno dello scacchiere politico, quanto tra i cittadini, i quali, di fronte agli sviluppi in Europa orientale, hanno sostenuto in misura inedita l’adesione all’Alleanza atlantica. Inoltre, il processo di ratifica dei protocolli di accesso della Svezia e, in misura minore, della Finlandia è stato rallentato dall’altolà imposto dalla Turchia (così come dai paralleli temporeggiamenti dell’Ungheria); una situazione che, soprattutto nel caso di Stoccolma, ha reso necessario un dialogo volto a smussare le posizioni di Ankara. Un elemento che, invece, differenzia in una certa misura il caso svedese con quello finlandese riguarda l’evoluzione dei rapporti con Mosca nell’ultimo decennio. Se le tensioni tra Helsinki e la Russia, infatti, si sono acuite solo dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, in particolare dopo l’ingresso della Finlandia nella NATO, i rapporti russo-svedesi si sono inaspriti fin dal 2014, in seguito all’annessione della Crimea. Proprio i fatti di quell’anno indussero a prendere in considerazione, nell’ambito del dibattito sulla politica estera del Paese, l’idea di un’adesione all’Alleanza che, pur acquisendo un crescente credito, non era ancora sostenuta da una maggioranza della classe dirigente. In questo contesto, la Russia assunse una postura di fermezza nei riguardi della Svezia, mettendo in guardia quest’ultima da un eventuale ingresso nella NATO. Il governo svedese, da parte sua, ha posto in atto sia una serie di misure di difesa e deterrenza, sia una crescente cooperazione con altri attori in materia di difesa, tanto a livello bilaterale quanto con la stessa NATO: una politica che è stata definita “dottrina Hultqvist”, dal nome del Ministro della difesa socialdemocratico Peter Hultqvist, il quale ha ricoperto la carica dal 2014 al 2022. La Svezia, infatti, ha scelto non solo di ristabilire la presenza permanente di truppe nell’isola di Gotland, un punto rilevante per il controllo del Mar Baltico, ma anche, nel 2017, di reintrodurre la coscrizione militare obbligatoria.
Nel dicembre del 2020, poi, si è verificato un evento politico che avrebbe anticipato gli sviluppi successivi, in quanto il parlamento di Stoccolma ha approvato una mozione secondo la quale, in un futuro non precisato, la Svezia avrebbe potuto optare per accedere all’Alleanza atlantica (“NATO option”). Si è trattato di un primo mutamento degli equilibri parlamentari su questo specifico punto, determinato in particolare dalla scelta del partito di estrema destra dei Democratici Svedesi di sostenere l’ingresso nell’Alleanza. Nel 2021, di fronte all’aggravarsi delle tensioni tra Mosca e Kyiv, Stoccolma ha rafforzato la propria presenza militare nell’isola di Gotland, non solo incrementando le truppe ma anche installando sistemi di difesa aerea e riammodernando le infrastrutture militari. La svolta decisiva si è verificata nella primavera del 2022, quando, sull’onda degli avvenimenti in Ucraina, i Socialdemocratici, fino a quel momento contrari all’ingresso nell’Alleanza, hanno mutato la loro posizione, creando le condizioni politiche per un cambiamento storico della postura della Svezia.

Le radici della politica di neutralità militare svedese, infatti, risalgono ai tempi delle guerre napoleoniche; la nuova postura del Paese venne suggellata dal Re Carlo XIV Giovanni (Bernadotte) nel corso della prima metà del XIX secolo, a partire dalla quale la Svezia non partecipò attivamente a conflitti armati. Durante la Guerra Fredda il Paese non aderì alla NATO, influenzata soprattutto dalla postura neutrale adottata dalla vicina Finlandia. Gli anni Novanta, invece, sono stati segnati da novità rilevanti: la Svezia fece il suo ingresso nell’Unione Europea nel 1995, allineandosi di conseguenza alla Politica estera e di sicurezza comune; nel 1994, invece, Stoccolma è entrata a far parte del programma Partnership for Peace della NATO. Il Paese, fin da allora, ha contribuito ad alcune missioni internazionali guidate proprio dall’Alleanza atlantica, per esempio alla missione in Bosnia-Erzegovina dal 1995, alla missione KFOR in Kosovo dal 1999 e alla missione ISAF in Afghanistan dal 2003.
Il 16 maggio 2022 è arrivato l’annuncio, da parte del Primo Ministro Magdalena Andersson, della domanda di adesione alla NATO da parte di Stoccolma, effettuata ufficialmente il giorno successivo, mentre il 18 maggio gli ambasciatori di Finlandia e Svezia hanno depositato le rispettive domande di adesione presso il Quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles. Il 19 giugno 2022, in occasione del summit NATO a Madrid, i due Paesi sono stati invitati a entrare a far parte dell’Alleanza, mentre il 5 luglio sono stati firmati i protocolli di accesso. La procedura di ratifica di questi ultimi da parte degli Stati membri ha immediatamente avuto inizio (l’Italia ha compiuto questo passo nel mese di agosto); entro il mese di ottobre, tutti i Paesi hanno effettuato la ratifica eccetto la Turchia e l’Ungheria. È stato evidente, nei mesi successivi, come le perplessità turche riguardassero la Svezia in misura maggiore rispetto alla Finlandia, e le difficoltà nei negoziati hanno indotto Helsinki, la prima a ottenere il via libera da Ankara, a fare il proprio ingresso nell’Alleanza nell’aprile 2023, dunque anticipatamente rispetto alla Svezia. Il 22 marzo, nel frattempo, l’assemblea parlamentare svedese aveva approvato l’ingresso nell’Alleanza, con un voto che ha visto i favorevoli prevalere sui contrari per 269 a 37. Dopo una svolta positiva negli ultimi mesi del 2023, il via libera definitivo da parte della Turchia è arrivato il 26 gennaio 2024. L’ultimo Paese a effettuare la ratifica del protocollo, dunque, è stata l’Ungheria, la quale ha compiuto questo passo all’inizio del mese di marzo. Decisiva in questo senso la visita a Budapest compiuta a fine febbraio dal capo dell’esecutivo Ulf Kristersson, il quale ha incontrato il suo omologo ungherese Viktor Orbán; l’intesa è stata coronata da un accordo in materia di difesa in virtù del quale l’Ungheria ha acquistato alcuni aerei militari svedesi, arricchendo una flotta di Saab JAS 39 Gripen di cui Budapest già disponeva in virtù di un contratto di leasing del 2001.

La Svezia, dunque, effettua il suo ingresso nella NATO con la prospettiva di raggiungere, entro la fine del 2024, il target del 2% delle spese destinate alla difesa in rapporto al PIL; un traguardo che si intende raggiungere in virtù di un incremento del 28% della somma già destinata a questa voce, come annunciato nel settembre 2023. La politica estera del Paese, le cui linee generali sono state presentate lo scorso 14 febbraio dal Ministro degli esteri Tobias Billström, si caratterizza per un solido sostegno all’Ucraina di fronte all’aggressione effettuata dalla Russia; il supporto di Stoccolma a Kyiv, che finora si è articolato in 15 pacchetti di aiuto per un ammontare totale superiore ai 3 miliardi di euro, è stato descritto come un elemento prioritario della politica estera svedese nei prossimi anni, destinato a proseguire fin quanto sarà necessario. La Russia, invece, è stata identificata come una chiara minaccia per la sicurezza della Svezia, tra l’altro in accordo con quanto affermato nel report sulla politica di sicurezza di Stoccolma presentato dalla Commissione Difesa svedese nel giugno 2023. Nel documento si sottolinea come l’ordine internazionale basato sulle regole stia fronteggiando le sfide di attori revisionisti non democratici come Russia e Cina, identificando Mosca come “la più seria minaccia di lungo termine alla sicurezza della Svezia e dell’Europa”. Ne consegue la necessità di dotare la Svezia delle capacità utili a difendere il proprio territorio da un’invasione armata nel quadro della difesa collettiva dell’Alleanza atlantica. Continua a essere valido, in questo senso, il concetto di “difesa totale”, tra l’altro affine all’approccio finlandese della “comprehensive security”, in virtù del quale un attacco al Paese dovrebbe essere fronteggiato attraverso uno sforzo congiunto di forze armate, organizzazioni civili e settore privato.
In questo quadro, Stoccolma intende proseguire la cooperazione con i Paesi vicini (nordici e baltici) e, nel quadro di un legame transatlantico considerato come indispensabile per la sicurezza europea, con gli Stati Uniti, come testimoniato dalla firma del Defense Cooperation Agreement (DCA) il 5 dicembre 2023.

Dal punto di vista della NATO, l’adesione della Svezia costituisce il naturale seguito all’ingresso della Finlandia, completando così il processo di allargamento nel quadrante dell’Europa settentrionale, e rafforza la posizione dell’Alleanza nel Mar Baltico in un contesto di crescente tensione con la Russia, mettendo in evidenza sia la percezione dei Paesi qui collocati del carattere aggressivo della postura di Mosca, sia loro determinazione a fronteggiare un pericolo per sicurezza considerato come fondato, con uno sguardo più ampio rivolto alla sfida di un attore revisionista come la Russia all’ordine internazionale liberale nel suo complesso.

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