La strategia di sicurezza nazionale di Trump

Con l’uscita del suo rapporto sulla strategia di sicurezza nazionale, Donal Trump ha colto l’occasione per riaffermare con decisione, i caratteri essenziali dell’impegno che la sua Amministrazione intende dedicare alle crisi globali. La sua visione realista, mira a considerare – a mio avviso correttamente – il mondo un luogo sempre più pericoloso.

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Il principio dell’interesse nazionale e della sovranità nelle relazioni internazionali non è certo nuovo né per l’America né per nessun altro Stato.

Nel nominare Cina e Russia come forze dirompenti sulla scena mondiale, la strategia del presidente nota che le due nazioni sono rivali che devono essere sfidate, senza però essere considerate necessariamente nemici da sconfiggere. La distinzione è importante.

La linea pragmatica e realista nella quale si situa questa impostazione, rivela un’evidente continuità con gli assi portanti della politica estera delle presidenze repubblicane. Interesse nazionale a garantire la sicurezza dell’America, motiva le decisioni di Trump di come affrontare, anche retoricamente, la minaccia nucleare di Kim Jong Un all’intera regione del Pacifico, quella dell’Iran all’esistenza di Israele e alla stabilità dell’intero Medio Oriente, nonché la gestione dei delicati rapporti con Cina e Russia. Con l’inizio della presidenza Trump, si è avuta una virata verso quel tradizionale orientamento del pensiero politico statunitense, ossia quello che individua nell’eccezionalismo americano, che vede l’America quale “faro” del mondo, l’elemento essenziale al quale ancorare ogni possibile visione di politica estera. Attribuendo all’Amministrazione Bush, repubblicana ma di rito neocon, l’errore concettuale di voler esportare la democrazia, Trump ha proposto una visione dell’America great again basata sulla difesa e sul perseguimento dell’interesse nazionale, ossia sull’America first.

Il presidente Trump riconosce il ritorno della “grande competizione di potere”, abbracciando la visione dell’ex Segretario di Stato Henry Kissinger, in merito a un mondo di equilibri di potere che si basa su interessi nazionali.

Proprio per questo, dal mio punto di vista, la parte più interessante del rapporto è la volontà dell’Amministrazione Trump di “difendere i valori americani” in tutto il mondo. Piuttosto che nascondersi dietro la credenza che l’America sia ampiamente detestata, il presidente sta inviando il messaggio che gli Stati Uniti sono un difensore inequivocabile della civiltà occidentale, avendo la forza interiore per sconfiggere gli oscuri impulsi del totalitarismo.

Il presidente Trump è indiscutibilmente un realista; eppure c’è una dimensione decisamente romantica nella sua visione: vuole vincere perché crede nei principi americani e dell’occidente.

da Il Tempo