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TematicheStati Uniti e Nord AmericaLa strategia americana per l’Asia Centrale: il modello C5+1...

La strategia americana per l’Asia Centrale: il modello C5+1 e la sua rilevanza nel contesto geopolitico attuale

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Secondo la nota teoria dell’”Heartland” proposta da Sir Halford Mackinder, chi controlla “il cuore della Terra” domina il mondo. Il politologo identifica tale regione nella zona tra Europa Orientale, Caucaso e Asia Centrale così che, di conseguenza, la regione assume un ruolo di cruciale importanza strategica nello scontro geopolitico tra potenze. In questo contesto si inserisce la crescente attenzione da parte americana per la regione, la quale si ritrova al centro di dinamiche geopolitiche, sociali ed economiche che coinvolgono un numero sempre maggiore di Paesi. Risulta dunque necessario e opportuno approfondire i vettori su cui verte la strategia americana per l’Asia Centrale e il suo meccanismo di dialogo principale: il modello C5 + 1 che vede un incremento nel dialogo tra rappresentati di Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan con gli Stati Uniti, culminato con il primo incontro a livello presidenziale nel settembre 2023. Conseguenza diretta è una crescente collaborazione nelle aree di interesse per i sei Paesi come testimoniato dall’inaugurale Critical Minerals Dialogue che ha avuto luogo l’8 febbraio scorso.

L’azione americana in Asia Centrale si è sviluppata negli ultimi anni discostandosi dall’esclusivo obiettivo di limitare l’influenza russa nella regione, nella fase post Unione Sovietica, ed espandedosi a diversi e più approfonditi campi di azione, con particolare riferimento agli aspetti geopolitici e securitari; economico-commerciali e finanziari; energetici e ambientali ed infine socio-culturali, politici e umanitari. Sebbene l’Asia Centrale rimanga ad oggi una zona di investimento e attenzione minore rispetto ad altre regioni su cui le varie amministrazioni statunitensi si sono concentrate, è possibile evidenziare ed affermare un interesse crescente. A questo proposito l’amministrazione Trump aveva pubblicato la Strategia Americana per l’Asia Centrale 2019-2025 la quale si pone come obiettivo principale l’avanzamento della sovranità indipendente di Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan e il loro sviluppo economico attraverso il supporto degli Stati Uniti sia a livello regionale, con una strategia unica per l’intera Asia Centrale, sia con delle strategie specifiche per ciascuno dei cinque Paesi. La strategia si struttura su sei policies che, come anticipato, possono essere inserite nell’ottica di tre macro-vettori: quello geopolitico, quello economico, e quello politico-ideologico e umanitario, pur sempre rimanendo basate sull’idea fondamentale di limitare l’azione russa soprattutto nel campo geopolitico e securitario e quella cinese nell’area economica. E’ da sottolineare come un ruolo chiave nella strategia proposta venisse ricoperto dall’azione americana in Afghanistan (punti 3 e 4) e come dunque il ritiro delle truppe nell’agosto 2021 abbia alterato la presenza nella regione e necessitato di una rivisitazione delle policies proposte e nuovi mezzi per il raggiungimento dei due principali obiettivi citati. 

Entrando nel dettaglio di queste policies, esse prefigurano lo scopo di:

  • Supportare e rafforzare la sovranità e l’indipendenza dei Paesi dell’Asia Centrale, attraverso una maggiore presenza diplomatica da parte americana a supporto del settore energetico, economico e della sicurezza e il rafforzamento dei valori democratici nella regione; 
  • Ridurre la minaccia terrorista in Asia Centrale attraverso investimenti e partnership con il settore militare e civile e programmi di reintegrazione di “foreign terrorist fighters” nelle società; 
  • Espandere e mantenere la stabilità dell’Afghanistan; 
  • Incoraggiare scambi e connessioni tra Asia Centrale e Afghanistan; 
  • Promuovere riforme verso un’affermazione della rule of law e il rispetto dei diritti umani
  •  Promuovere investimenti statunitensi sia statali che privati volti allo sviluppo dell’Asia Centrale. 

Mantenendo la strategia della precedente amministrazione come pilastro dei rapporti con la regione centro-asiatica, l’amministrazione Biden ha proseguito nel percorso di rafforzamento e approfondimento delle relazioni con i cinque Paesi lanciando nel settembre 2022 l’Economic Resilience Initiative in Central Asia (ERICEN) e investendo, come riportato dal think tank RAND Corporation, una cifra complessiva di $50 milioni. Il Segretario di Stato Antony Blinken ha inoltre condotto le prime visite di un Segretario di Stato in Kazakistan e Uzbekistan dopo oltre 3 anni e il Dipartimento di Stato ha riferito che il settore privato americano ha investito più di $31 miliardi in imprese commerciali nella regione. Inoltre, sul versante socio-culturale, l’American Council for International Education ha annunciato a maggio 2023 il programma C5 + ONE (Opening Networks through English) sponsorizzato dall’Ufficio per l’Asia Centrale e del Sud (Bureau for South and Central Asia) del Dipartimento di Stato, con lo scopo di fornire training di lingua inglese regionali a giovani professionisti nel settore energetico e ambientale dei cinque Paesi centro-asiatici, in modo da formare una coorte di esperti con un livello di inglese fluente che possano mantenere stretti rapporti con i loro interlocutori americani. Gli Stati Uniti rimangono inoltre attivamente impegnati in operazioni di anti-terrorismo preesistenti attraverso programmi di assistenza, consulenza, collaborazione e esercitazioni congiunte tra i cinque Paesi e le National Guards di alcuni Stati americani, nonché la 3rd Security Force Assistance Brigade (SFAB) e il programma Steppe Eagle.

Parte fondamentale della strategia americana in Asia Centrale è infine il modello C5+1 nato al vertice della 74esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 26 settembre 2015, su iniziativa dell’allora Segretario di Stato John Kerry e dei suoi omologhi i Ministri degli esteri di Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan. La creazione di questo nuovo meccanismo di dialogo è stata determinante nel favorire il fiorire delle relazioni tra Paesi centro-asiatici e Stati Uniti in quanto ha evidenziato una transizione dalla logica di “Hegemony from a distance” dove gli incontri diplomatici erano infrequenti, alla ricerca di contatto e dialogo. Il C5+1 ha da allora proseguito i suoi lavori attraverso incontri ministeriali annuali e biannuali, affrontando tematiche che vanno dal programma Smart Waters, alla questione degli Uighur in Cina, l’Afghanistan e l’implementazione del Central Asia Investment Partnership nel programma del C5+1, anche attraverso l’istituzione nel 2022 di un Segretariato e di gruppi di lavoro per la risoluzione di problematiche economiche, energetiche, ambientali e securitarie con incontri a cadenza regolare. 

Il 21 settembre scorso ha sancito un’importante data nella storia delle relazioni tra Stati Uniti e America Centrale in quanto ha avuto luogo il primo summit presidenziale tra i leader dei Paesi del C5+1. Il Presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev, il Presidente del Kirghizistan Sadyr Japarov, il Presidente del Tagikistan Emomali Rahmon, il Presidente del Turkmenistan Serdar Berdimuhamedov, il Presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev e il Presidente degli Stati Uniti Joseph R. Biden hanno definito i principali punti di interazione tra i sei Paesi: resilienza attraverso la partnership; espansione della cooperazione nel settore della sicurezza, con particolare riferimento a crisi regionali quali l’Afghanistan e la Siria; incremento nell’accesso al mercato mondiale e l’attrazione di investimenti in Asia Centrale attraverso un corridoio energetico ed economico del C5+1; valorizzazione e miglioramento della sicurezza energetica e lotta agli effetti del cambiamento climatico attraverso la diversificazione e dunque una diminuzione della dipendenza da Russia e Cina e con il lancio del Critical Minerals Dialogue, la cui inaugurazione ha avuto luogo l’8 febbraio 2024; collaborazione attraverso le persone (Partnership through People) focalizzandosi sulla componente umana attraverso progetti educativi, culturali e scientifici volti allo sviluppo sociale; infine l’impegno ad avere un dialogo a cadenza regolare su vari livelli e costruire una strategia unica nei settori del commercio, dell’energia, dell’ambiente e della sicurezza.

Sebbene l’Asia Centrale e le sue potenzialità siano a lungo state ignorate dagli Stati Uniti e i Paesi della regione richiedano tuttora maggiori investimenti nei settori di loro interesse, la strategia americana verso Astana, Tashkent, Bishkek, Ashgabat e Dushanbe ha conosciuto, a partire dal 2015, una rapida evoluzione verso la cooperazione. Come evidenziato, le aree di particolare rilievo sono quelle dell’energia, dell’economia e del commercio, della sicurezza, e delle questioni ambientali, seguite da impegni di carattere sociale e ideologico-politico a protezione dei diritti umani e valorizzazione dei principi democratici. A quasi nove anni dalla sua istituzione, il C5+1 si sta rilevando essere un meccanismo fondamentale nelle relazioni tra Stati Uniti e Asia Centrale che si è e si sta sviluppando di mese in mese con lo scopo di favorire rapporti più stretti e azioni sempre più di impatto nella regione, favorito anche dalla diplomazia multivettoriale alla base della Presidenza kazaka di Tokayev e da una strutturata strategica americana verso l’Asia Centrale sia a livello regionale che dei singoli Stati. Da una parte i cinque Paesi centro-asiatici beneficiano enormemente di un partner come gli Stati Uniti che possa incoraggiare il loro sviluppo economico in un’ottica sostenibile e basata sulle risorse energetiche di cui questi Stati sono ricchi, nonché garantire un alleato nel settore della sicurezza sia in risposta alle minacce terroristiche della regione, sia in quanto Paesi ex sovietici che osservano con timore quanto avviene in Ucraina, dall’altra parte, ricollegandosi nuovamente alla teoria dell’”Heartland” sovracitata, gli Stati Uniti devono assicurarsi di non rimanere tagliati fuori da una regione che potrebbe concretamente giocare un ruolo chiave nel panorama geopolitico nel medio-lungo termine.

Livia di Carpegna Gabrielli Falconieri

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