La strategia A2/AD nella postura militare cinese e giapponese

Nel quadrante del Pacifico occidentale un ruolo fondamentale per la definizione dei rapporti di forza fra i maggiori attori regionali è ricoperto e continuerà ad essere ricoperto dalla strategia A2/AD (Anti-Access/Area Denial). Tale strategia si fonda sull’uso complementare di missili antinave ed antiaerei e flotte aeronavali per interdire o ritardare l’arrivo dei contingenti nemici sul campo di battaglia (A2) oppure limitare la loro libertà di manovra nel caso in cui lo raggiungano (AD), e per questo richiede la disponibilità da una parte dei sistemi d’arma necessari, dai satelliti per la rilevazione del bersaglio ai missili per l’attacco, dall’altra delle piattaforme necessarie ad integrare tali sistemi in un processo fluido ed efficace.

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Scopi e strumenti della strategia A2/AD cinese

Le coste della Cina sono circondate dalla “prima catena di isole”, che si snoda lungo il percorso Giappone-Taiwan-Filippine-Malaysia-Vietnam (la seconda catena segue la linea Indonesia-Marianne-Giappone) ed i cui colli di bottiglia sono passaggi obbligati per le navi cinesi e quindi fondamentali per l’economia cinese e funzionali ad un eventuale blocco navale da parte statunitense.

La Cina necessita dunque di ottenere il controllo del Mar Cinese Meridionale e del Mar Cinese Orientale, sia per proteggere le rotte commerciali che vi transitano sia per impedire attacchi da tali posizioni sulla Cina continentale: a tale scopo, consapevole della propria inferiorità militare rispetto agli Stati Uniti, ha adottato una dottrina di guerra asimmetrica che si concretizza in azioni di guerra ibrida contro gli Stati rivieraschi e nello sviluppo di una strategia A2/AD, con i sistemi d’arma e le piattaforme che essa richiede.

La strategia A2/AD permette infatti alla Cina di irrobustire il controllo sui mari interni alla prima catena insulare e di estendere le capacità offensive fino alla seconda e, identificando come bersaglio privilegiato le portaerei statunitensi, le consente in caso di guerra di rendere estremamente rischioso un intervento degli Stati Uniti, garantendole quindi una posizione di forza ad un eventuale tavolo negoziale per la ricerca di una maggiormente appetibile soluzione politica.

Relativamente allo strumento missilistico, particolarmente rilevanti sono i missili balistici antinave quali i DF-21D e i DF-26. Sarebbe in relazione proprio a queste capacità che si spiegherebbe l’abbandono del Trattato INF nel 2019 da parte degli Stati Uniti che intenderebbero ideare un nuovo regime internazionale allargato alla Cina e relativo a tutti i missili basati a terra aventi portata media e intermedia, così da depotenziare la strategia A2/AD del Paese asiatico. Pechino dal canto suo ha escluso tale opzione.

Per quanto riguarda le capacità C4ISR, di guerra cyber, spaziale e condotta con sistemi a controllo remoto, queste rientrano nella competenza della Forza di supporto strategico, istituita nel 2015.

Per garantire le capacità di sorveglianza e rilevamento in mare ed una corretta integrazione dei sistemi, così da ottenere una azione congiunta efficace, sono state avviate una serie di riforme dell’Epl: la prima è volta a raggiungere entro il 2050 l’interconnessione della struttura C4ISR, che consente la condivisione delle informazioni, l’accelerazione dei processi decisionali e la fluida esecuzione degli ordini; la seconda, già in fase di armonizzazione, costruisce una struttura di comando e controllo integrata, nel solco di un profondo verticismo; la terza ha il fine di completare, entro il 2050, la meccanizzazione, la piena informatizzazione e la costruzione di un esercito che sia in grado di rivaleggiare con una potenza globale.

Infine, nella strategia A2/AD cinese rientra anche la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale, con la collocazione di infrastrutture militari in isole esistenti e isole artificiali appositamente costruite, in particolare negli arcipelaghi Paracelso e Spratly, con lo scopo di ridurre la libertà di navigazione e sorvolo nella regione.

Scopi e strumenti della strategia A2/AD giapponese

A partire dagli anni ‘90, il crescente attivismo cinese e nordcoreano e la richiesta statunitense di contribuire maggiormente alla sicurezza collettiva hanno spinto il Giappone ad aumentare le proprie capacità navali, ad intensificare le operazioni realizzate nel contesto dell’alleanza con gli Stati Uniti, a sviluppare un sistema di difesa missilistico antibalistico e a predisporre una strategia di tipo A2/AD per contrastare la minaccia di un’invasione cinese.

L’attivismo cinese verso il Giappone dipende dalla sua posizione strategica e dalla questione delle isole Diaoyu/Senkaku: queste appartengono a Tokyo ma sono oggetto di rivendicazione da parte cinese, concretizzata in azioni di guerra ibrida; la posizione del Giappone, parte della prima catena insulare, lo rende fondamentale per impedire in caso di guerra l’accesso al Pacifico alle forze aeronavali cinesi, che compiono regolari passaggi negli stretti giapponesi, in particolare nel canale di Miyako.

La preoccupazione giapponese relativa ad un’invasione cinese si concentra sulle isole sud-occidentali dell’arcipelago, il cui controllo assicurerebbe alla Cina un passaggio sicuro verso l’oceano. La difesa di tali isole è pertanto realizzata attraverso una strategia A2/AD, che vede lo strumento fondamentale nel dispiegamento di sistemi missilistici sull’isola di Miyako e si caratterizza per una avanzata capacità C4ISR basata su una grande architettura multi-nodale integrata, che tramite il coordinamento tra sistemi di varie forze armate e piattaforme consente l’acquisizione dei dati da parte di radar e velivoli pattugliatori ed il loro invio ai sistemi missilistici. Ancor di più, la componente C4ISR risulta peculiare per il coinvolgimento delle forze armate statunitensi, i cui sistemi di rilevamento sono fortemente integrati nell’apparato di difesa nipponico. Dunque, in caso di conflitto, gli Stati Uniti potrebbero limitarsi a fornire informazioni sui bersagli al Giappone, che provvederebbe poi ad attaccare: un simile scenario è stato testato durante l’esercitazione RIMPAC del 2018, durante la quale i dati sugli obiettivi sono stati forniti da aerei pattugliatori australiani, mentre l’attacco è partito dai sistemi Himars, dai sottomarini americani e dalle batterie di missili antinave giapponesi.

Emerge da tale quadro come entrambi gli attori siano impegnati nel potenziamento delle proprie capacità A2/AD, con lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma, l’implementazione di riforme e lo svolgimento di esercitazioni per garantire la piena efficacia di tale strategia, che quindi continuerà ad essere strumento essenziale della loro postura militare.