La squadra di Biden prende forma

A meno di un mese dall’Inauguration Day, Joe Biden – ufficialmente presidente eletto dopo che l’Electoral College ha certificato la sua vittoria – ha sostanzialmente ultimato le nomine di coloro che andranno a comporre il Gabinetto della sua Amministrazione. Sebbene non siano ancora tutte ufficiali, vista la necessità di conferma da parte del Senato, le scelte del 78enne democratico ci consentono di capire quale potrà essere l’indirizzo delle politiche e l’approccio strategico che adotterà l’Amministrazione democratica. All’appello mancano ancora – tra gli incarichi chiave – il Procuratore Generale, il Segretario dell’Istruzione, del Lavoro e del Commercio e il Direttore della CIA. Ad ogni modo, non sono mancate sorprese relativamente alle nomine da parte di Biden: una su tutte quella del Segretario della Difesa.

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Articolo precedentemente pubblicato su Europa Atlantica.

Manca sempre meno al 20 gennaio, giorno in cui il ticket Biden-Harris entrerà ufficialmente in carica; nel frattempo, è partita – e si è quasi conclusa – la corsa per le nomine. Dall’11 novembre in poi, data in cui è stata annunciata la prima scelta, quella di Ron Klain come capo Gabinetto della Casa Bianca, Biden ha ufficializzato quasi tutto il suo team fatta eccezione per il Dipartimento di Giustizia, il Dipartimento dell’Istruzione, il Dipartimento del Lavoro e quello del Commercio nonché il Direttore della CIA. Ovviamente, per molte di queste nomine servirà la conferma da parte del Senato e, nel caso particolare del Pentagono, ci sarà bisogno anche di una deroga del Congresso. Ciononostante, il presidente eletto ha rispettato quanto annunciato durante la campagna elettorale: le sue nomine infatti rispecchiano l’eterogeneità etnica della società americana. Andiamo a vedere le scelte del 78enne democratico più nel dettaglio – tra i Dipartimenti chiave e i funzionari con rango di membri di Gabinetto. 

Antony Blinken, Segretario di Stato

 La scelta di Antony Blinken era abbastanza scontata visto che Susan Rice, una delle principali candidate al Dipartimento di Stato, difficilmente sarebbe potuta essere confermata – considerando le forti critiche ricevute a causa degli eventi di Bengasi nel 2012 – da un Senato che molto probabilmente sarà ancora repubblicano. 

Blinken ha una lunga esperienza politica tra le Amministrazioni Clinton e Obama. Tra il 1994 e il 1998 è stato Assistente Speciale di Clinton e Direttore Senior per la pianificazione strategica all’interno del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Conclusasi l’esperienza nell’Amministrazione Clinton, nel 2002 è stato nominato Direttore del personale della Commissione Affari Esteri del Senato americano, posizione ricoperta fino al 2008 quando è stato chiamato all’interno dell’Amministrazione Obama. Durante il primo mandato ha ricoperto il ruolo di National Security Advisor per l’allora vicepresidente Biden prima e di Deputy National Security Advisor per Obama. Dal 2015 al 2017 è stato vicesegretario di Stato. 

Durante la sua presentazione, Biden ha dichiarato che Blinken nel corso degli anni “ha fortificato le relazioni con gli alleati degli Stati Uniti”. Infatti, il futuro Segretario di Stato sostenitore del multilateralismo e di politiche internazionaliste, potrebbe essere fondamentale nel rilanciare i rapporti con la NATO ma soprattutto con l’Unione Europea, rapporti che con l’Amministrazione Trump si erano decisamente incrinati. Sarà poi interessante vedere come si comporterà nei confronti della Cina. Molti analisti suggeriscono che, nonostante Blinken abbia più volte detto che Pechino rappresenti la principale sfida per gli Stati Uniti, la sua posizione possa essere nettamente più moderata rispetto al repubblicano Mike Pompeo. Tuttavia, ha affermato che sosterebbe l’utilizzo di sanzioni in risposta al rafforzamento del controllo cinese su Hong Kong. Inoltre, si è dichiarato favorevole ai recenti Accordi di Abramo e ad un progressivo disimpegno americano da aree come quella irachena e afghana.

Janet Yellen, Segretario del Tesoro

Relativamente al Dipartimento del Tesoro, la scelta di Biden è ricaduta su Janet Yellen, presidente della Federal Reserve – la banca centrale americana – dal 2014 al 2018. Se confermata dal Senato, sarà la prima donna a ricoprire il ruolo di Segretario del Tesoro in 231 anni di storia di tale Dipartimento. Yellen sarà chiamata, sin da subito, a sostenere un’economia duramente colpita dal Covid-19. In una recente uscita, ha dichiarato che per l’economia servirà aiuto sia dalla politica monetaria che da quella fiscale, visto che gli aiuti federali arrivati tra la primavera e l’estate si stanno esaurendo. “Abbiamo bisogno di uno sforzo molto più efficace di quello che abbiamo fatto. Se lavoreremo bene, sarà importante non solo per la nostra salute ma soprattutto per la nostra economia”, ha ribadito Yellen.

Lloyd Austin III, Segretario della Difesa

La nomina di Lloyd Austin III come capo del Pentagono è la vera sorpresa tra tutte le scelte di Biden. La principale favorita era Michele Flournoy – sottosegretario per la politica durante l’Amministrazione Obama e co-direttrice del think tank Center for a New American Security – che sarebbe potuta diventare la prima donna a guidare il Dipartimento della Difesa (DoD). Tuttavia, il presidente eletto ha scelto Lloyd Austin – Generale in congedo, 12° Comandante dello US Central Command tra il 2013 e il 2016 nonché Comandante Generale delle Forze Armate americane di stanza in Iraq. 

Per Austin il discorso è un po’ diverso: con l’introduzione del National Security Act del 1947 è stato stabilito che un ufficiale deve aver lasciato il servizio da almeno dieci anni (ridotti a sette dal Congresso nel 2008) per poter servire come capo del Pentagono. All’ex Comandante del CENTCOM servirà dunque una deroga da parte del Congresso così come successo nel 1950 con George Marshall e nel 2017 con Jim Mattis; Biden però si è detto fiducioso.

Tale scelta ha ricevuto non poche critiche: molti funzionari del DoD, esperti del settore e gruppi per i diritti umani si stanno chiedendo se effettivamente sia la scelta giusta per guidare il Pentagono, nato proprio con la necessità di avere un civile al comando e non un militare. L’appartenenza alla Raytheon Company – azienda leader nel settore della difesa – la sua esperienza prettamente in Medio Oriente rispetto alla regione indo-pacifica (fondamentale per il contenimento cinese) e il fatto che rappresenti lo US Army – spesso considerata la Forza Armata meno rilevante nel contrastare l’assertività cinese – sono i fattori che più gli si recriminano. 

A seguito delle numerose critiche ricevute, Biden ha prontamente pubblicato un editoriale sul The Atlantic spiegando le ragioni di tale nomina. Il presidente eletto ha detto di aver scelto Lloyd Austin III perché “so come reagisce sotto pressione e so che farà tutto il necessario per difendere il popolo americano”. Ha poi sottolineato che l’ex Comandante del CENTCOM è stato fondamentale nella gestione della sicurezza degli americani e dei suoi alleati quando l’ISIS si è imposto come minaccia terroristica globale. Anche ex colleghi – uno su tutti Colin Powell, Segretario di Stato durante l’Amministrazione Bush Jr. – si sono pronunciati positivamente sulla scelta del Generale Austin, evidenziando la grande esperienza accumulata nei suoi oltre 40 anni di servizio.

Deb Haaland, Segretario degli Interni

Non ci sono dubbi, la nomina al Dipartimento degli Interni di Deb Haaland, una delle prime due donne native americane elette al Congresso, ricopre un’importanza storica. Infatti, se confermata dal Senato sarà la prima nativa americana della storia a far parte del Gabinetto degli Stati Uniti. Le principali comunità indigene americane hanno accolto con entusiasmo la scelta di Biden per un Segretario che potrà e vorrà porre fine all’esclusione dei nativi americani dalla società. Durante un’intervista a pochi giorni dalla sua nomina, Haaland ha dichiarato di volersi concentrare sul cambiamento climatico al quale gli indigeni sono molto vulnerabili, su una progressiva inclusione dei nativi americani all’interno della società e su una ripresa economica che sia il più “verde” possibile. 

Xavier Becerra, Segretario della Salute e dei Servizi Umani  

Un po’ a sorpresa, per il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, Biden ha scelto Xavier Becerra, attuale Procuratore Generale della California, incarico per il quale si è concentrato sulla protezione delle comunità bisognose e sulla lotta per la salvaguardia della salute e del benessere di tutti i californiani. Da sottolineare è anche la sua presa di posizione in difesa dell’Affordable Care Act (Obama Care) di fronte alla Corte Suprema rappresentando circa venti Stati più il District of Columbia. Se confermato dal Senato sarà il primo latino a ricoprire l’incarico. Nonostante il vaccino sia già sul mercato americano, il principale focus di Becerra sarà il Covid-19 vista la situazione ancora critica negli Stati Uniti.

Pete Buttigieg, Segretario dei Trasporti

Nonostante vari rumors che lo vedevano favorito al Dipartimento per gli Affari Veterani prima e come Ambasciatore americano a Pechino poi, Buttigieg è stato scelto per il Dipartimento dei Trasporti. L’ex candidato alle recenti primarie democratiche è stato anche sindaco di South Bend nello Stato dell’Indiana nonché ufficiale dei servizi segreti della riserva della United States Navy schierati in Afghanistan nel 2014. Se confermato dal Senato, sarebbe la prima persona appartenente alla comunità LGBTQ a ricoprire un incarico all’interno del Gabinetto federale. Buttigieg sarebbe a capo di un Dipartimento di circa 53.000 dipendenti, con la supervisione dell’industria aerea della nazione, insieme a ferrovie, autotrasporti commerciali, oleodotti.

Jennifer Granholm, Segretario dell’Energia

Per il Dipartimento dell’Energia il presidente eletto ha scelto Jennifer Granholm, ex governatrice del Michigan, che avrà un ruolo chiave nell’aiutare a sviluppare le tecnologie necessarie per adempiere alle promesse fatte da Biden in campagna elettorale: abbandonare definitivamente i combustibili fossili ed arrivare a zero emissioni nette di carbonio entro il 2050.

Granholm ha una grande esperienza nei rapporti con l’industria automobilistica, un potenziale vantaggio in quanto Biden si è proposto di accelerare il lancio dei veicoli elettrici e della rete di stazioni di ricarica necessaria per alimentarle. Infatti, il trasporto è il più grande settore che emette gas ad effetto serra negli Stati Uniti, dunque, proprio per questo sarà necessaria l’adozione su larga scala di veicoli elettrici. Inoltre, è probabile che l’ex governatrice del Michigan agirà in maniera completamente diversa rispetto all’attuale Segretario dell’Amministrazione Trump Rick Perry che ha sfruttato la propria posizione per promuovere le esportazioni di gas naturale e spingere le autorità di controllo a sostenere il carbone come fonte di energia fondamentale.

Alejandro Mayorkas, Segretario della Sicurezza Interna

Per il Dipartimento nato con l’introduzione dell’Homeland Security Act del 2002 a seguito degli attacchi terroristici dell’11 settembre, la nomina di Alejandro Mayorkas era sostanzialmente sicura avendo ricoperto il ruolo di vicesegretario del Dipartimento di Sicurezza Interna dal 2013 al 2016 durante l’Amministrazione Obama e quello di direttore dei Servizi per la cittadinanza e l’immigrazione degli Stati Uniti tra il 2009 e il 2013. Qualora fosse confermato dal Senato diventerebbe il primo immigrato e latino a ricoprire tale ruolo

Sicuramente il DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals) – di cui ha già guidato sviluppo ed attuazione – sarà uno dei principali problemi che Mayorkas dovrà affrontare considerando che il presidente Trump ha cercato più volte di annullare tale programma. In questo senso, durante l’annuncio della sua scelta Biden ha affermato che il politico di origine cubana “giocherà un ruolo fondamentale nel riparare il nostro sistema di immigrazione ormai fortemente indebolito”. Inoltre, Mayorkas potrà offrire un contributo importante anche nel campo delle pandemie vista la sua esperienza nella pianificazione e nel controllo relativo all’Ebola e al virus Zika.

Jake Sullivan, National Security Advisor

Tra le cariche più importanti, quella del National Security Advisor è una delle poche che non necessita della conferma da parte del Senato. Biden ha scelto Jake Sullivan, ex vice assistente del presidente Obama e National Security Advisor per l’allora vicepresidente Biden; ha inoltre ricoperto alcuni incarichi di prestigio al Dipartimento di Stato quando era guidato da Hillary Clinton. Sullivan si è distinto sia come uno dei principali negoziatori nei primi colloqui che hanno spianato la strada all’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) sia ricoprendo un ruolo chiave nei negoziati – mediati da Washington – che hanno portato al cessate il fuoco a Gaza nel 2012. Inoltre, è stato una delle menti dietro al Pivot to Asia dell’Amministrazione Obama.

Recentemente, il nuovo NSA ha dichiarato che l’Amministrazione Biden sarebbe pronta a rientrare nell’accordo a patto che Teheran rispetti i termini originali: “il presidente eletto cercherà di riparare il danno fatto da Trump quando ha ritirato gli USA dall’accordo nel 2018. Rientrare nel JCPOA significherebbe revocare sanzioni per miliardi di dollari a Teheran e getterebbe le basi per delle trattative successive su questioni più ampie”. Secondo molti analisti, Sullivan si concentrerà maggiormente sull’area dell’Indo-Pacifico per affrontare la crescente sfida posta dalla Cina e per rafforzare le alleanze di Washington in ottica di tale competizione, riducendo la presenza americana in Medio Oriente. Non a caso – secondo Sullivan – le precedenti amministrazioni democratiche e repubblicane dalla fine degli anni ‘90 hanno commesso l’errore di dare la priorità alla componente militare nella regione mediorientale a scapito della diplomazia.

Avril Haines, Direttore dell’Intelligence Nazionale

Per l’Intelligence nazionale Biden ha scelto una donna di grande esperienza che ha già lavorato all’interno dell’Amministrazione Obama. Dal 2013 al 2015, infatti, è stata vice direttore della CIA (Central Intelligence Agency) mentre dal 2015 al 2017 ha ricoperto il ruolo di Deputy National Security Advisor prendendo il posto proprio di Blinken.  Anche in questo caso, se il Senato dovesse confermare la sua nomina Avril Haines sarebbe la prima donna a ricoprire il ruolo di Direttore dell’Intelligence Nazionale, per il quale sarà chiamata a guidare una rete di 17 agenzie che compongono l’intelligence americana, di cui fanno parte anche la CIA e la DIA (Defense Intelligence Agency). 

Non sono mancate però forti critiche riguardo alla nomina di Haines. Infatti, molti progressisti e gruppi per i diritti umani hanno espresso la loro preoccupazione sul ruolo che ricoprirà l’ex numero due della CIA visto il suo coinvolgimento attivo nel programma di droni portato avanti dall’Amministrazione Obama che, tra le altre cose, ha dovuto affrontare pesanti critiche per le vittime civili legate agli attacchi dei cosiddetti UAV (Unmanned Aerial Vehicles). Il suo compito principale sarà quello di ripristinare il ruolo del DNI come fornitore apolitico di intelligence e manager della comunità dell’intelligence nazionale viste le tante critiche ricevute dall’attuale Direttore John Ratcliffe.


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John Kerry, Inviato Speciale per il Clima

Dopo decenni di sostegno alle tematiche ambientali – tra cui un ruolo chiave nella negoziazione dell’accordo di Parigi – come senatore degli Stati Uniti e poi Segretario di Stato, John Kerry è stato scelto per ricoprire l’incarico di Inviato Speciale per il Clima e non avendo bisogno della conferma da parte del Senato la sua nomina è automaticamente ufficiale così come per Jake Sullivan. “L’America avrà presto un governo che tratterà la crisi climatica come un’urgente minaccia alla sicurezza nazionale” ha detto Kerry su Twitter poco dopo l’annuncio da parte di Biden. 

Tale nomina ha una portata storica: sarà la prima volta che il National Security Council includerà un funzionario che si occuperà di cambiamento climatico. Un segnale importante che riflette la reale attenzione da parte di Biden di voler affrontare le tematiche relative al clima come una questione urgente per la sicurezza nazionale americana. Una delle questioni più urgenti è sicuramente quella riguardante l’accordo di Parigi dal quale, sotto l’Amministrazione Trump, gli Stati Uniti sono formalmente usciti. Lo “zar del clima” – così è stato soprannominato il ruolo che ricoprirà Kerry – ha recentemente dichiarato che il principale obiettivo di Washington è quello di rientrare nell’accordo ma che da solo non basta per salvaguardare il pianeta dal cambiamento climatico. 

Katherine Tai, Rappresentante per il Commercio

Come Rappresentante per il Commercio, ruolo che durante l’Amministrazione Trump ha assunto sempre più importanza, Biden ha scelto Katherine Tai – attualmente capo consulente commerciale della commissione Fisco e Bilancio della Camera dei Rappresentanti. 

La scelta di Tai evidenzia come Biden sia intenzionato a perseguire un approccio commerciale più multilaterale per promuovere gli interessi commerciali degli Stati Uniti e affrontare la crescente concorrenza economica e tecnologica cinese, ma non necessariamente in contrasto con l’Amministrazione Trump. In questo senso, il presidente eletto ha dichiarato che non rimuoverà immediatamente i dazi nei confronti di Pechino volendo prima rivedere l’accordo che l’Amministrazione Trump ha stipulato con il governo cinese. Dunque, sebbene Tai possa favorire una maggiore cooperazione con gli alleati, ciò non significherebbe un ammorbidimento nei confronti della Cina. 

Non ci resta che aspettare le ultime nomine per avere un quadro completo della squadra di Biden. Ciononostante – almeno per l’approccio di politica estera – è verosimile pensare che non ci saranno molte discontinuità tra l’Amministrazione uscente, quella di Trump e l’Amministrazione entrante, quella Biden. 

Alessandro Savini,
Centro Studi Geopolitica.info